Tassazione: Germania segue Italia nel colpire investitori in Bitcoin e criptovalute. Ecco la nuova bozza
La tassazione crypto diventa più aggressiva in tutta Europa. Anche in Germania, un tempo patria dei "long term holder" in arrivo un peggioramento.
10:47 • Pubblicato 03/10/2026
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L’Italia è stata, ancora una volta, avanguardia. Non parliamo di adozione di Bitcoin e crypto, ma piuttosto del modo in cui vengono tassate. Sembrerebbe infatti destinato a cadere l’ultimo avamposto europeo dove almeno gli investitori di lungo periodo avrebbero potuto trovare ristoro. Tira una brutta aria in Germania, segnale del fatto che quando c’è da cercare fondi per tappare questo o quel buco, i detentori di Bitcoin sono sempre o quasi, loro malgrado, in prima linea.
Il 30 settembre il Ministero delle Finanze federale tedesco ha infatti pubblicato una nuova bozza. L’idea di fondo è quella di togliere Bitcoin, Ethereum e le altre crypto dal novero dei beni privati e considerarli a tutti gli effetti redditi da capitale. E questo finirebbe per cancellare il regime che prevedeva nessuna tassazione se si fossero detenuti gli asset crypto per oltre un anno.
C’è una scappatoia?
Sì, almeno per chi ha comprato BTC84.601 $▼ -2,02% e crypto nel corso del 2026 e dunque prima dell’eventuale entrata in vigore della bozza, che però deve essere ancora votata. Almeno da questa bozza sembra infatti che per chi ha acquistato fino a oggi – e verosimilmente fino al 31 dicembre 2026 – varrà ancora il vecchio regime. Si tratta dunque di un regime peggiorativo per chi investe sul lungo periodo, ma comunque rispettoso di chi si era mosso con… altre regole.
Italia avanguardia, dicevamo, in quella che sembrerebbe essere una sorta di onda fiscale pronta a travolgere il mondo crypto. Il nostro Paese ha infatti già aumentato la tassazione sulle plusvalenze da investimenti in criptovalute al 33% (sì, è l’aliquota più alta esistente) e ha anche abolito la soglia dei 1.000€ non tassabili, punendo di fatto chi spende le proprie criptovalute senza alcun intento speculativo.
Per il resto la direzione è la stessa: punire, reprimere fiscalmente, scoraggiare. Per i germafoni il testo della proposta è consultabile qui.
Perché sempre noi?
C’è una risposta semplice e non “complottista”. Gli investitori nel mondo crypto sono un po’ figli di nessuno politici tanto in Italia quanto in Europa. La rappresentanza è scarsa, i politici che se ne sono interessati fino a oggi hanno avuto scarso impatto e con le necessità impellenti di far cassa non si è trovato nulla di meglio di racimolare pochi spiccioli da chi investe in asset digitali.
Una situazione certamente incresciosa ma che difficilmente migliorerà, tanto in Italia quanto altrove. Difficile tornare su aliquote non diciamo più basse, ma in linea con quelle che colpiscono gli altri investitori. Evidentemente investire in penny stock o in altre imprese assai dubbie è ritenuto maggiormente meritevole di comprare Bitcoin. L’unica cosa che si può fare è ricordarsene alle urne.
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