Cancellata IPO del comparto AI e data center. Le banche non trovano acquirenti. Nvidia e Jane Street avevano già investito
Firmus cancella l'IPO che avrebbe voluto raccogliere miliardi. È davvero un brutto momento per l'AI?
16:00 • Pubblicato 10/10/2026
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Per chi vuole vedere crepe nella Torre di Babele del ciclo AI, questa è davvero grossa. Firmus Technologies, società di neocloud sostenuta direttamente da Nvidia, ha dovuto annullare la sua IPO, ovvero il suo sbarco in borsa. Le banche non avrebbero trovato sufficienti investitori, prima della IPO, ai prezzi richiesti. L’azienda è viva e vegeta, probabilmente farà grandi cose, ma certe quotazioni cominciano un po’ a… puzzare.
Andiamo con ordine: Firmus è nata nel 2019, ha dei trascorsi importanti (come tante) nel mining Bitcoin e ha poi deciso, avendo competenze e know-how, di convertirsi ai calcoli richiesti dall’intelligenza artificiale. Il modello è semplice: costruisce data center, compra hardware, vende potenza di calcolo a grandi clienti. Ha inoltre una tecnologia proprietaria, HyperCube, che riduce i consumi energetici e abbassa anche i costi di raffreddamento. È una gemma di proporzioni tali che anche Nvidia ha tante azioni del gruppo (il 7,2% circa). Dentro il capitale dell’azienda ci sono anche giganti del calibro di Jane Street e Blackstone.
Era una bella IPO, peccato che…
Firmus è cresciuta molto rapidamente. Rispetto a settembre 2025 (tenendo conto delle valutazioni da funding round), il gruppo era valutato pre-IPO 24 volte di più. Tutto questo a fronte di ricavi assai modesti (circa 30 milioni di euro annui, 50 milioni di dollari australiani).
La capacità operativa effettiva è altrettanto modesta. 46MW e altri 865 in costruzione. Di più: secondo i calcoli effettuati da The Guardian, il 97% dei ricavi futuri ma già contrattualizzati sarebbero dipesi da data center che ancora non esistono.
Tutta una serie di questioni che ha reso la quotazione da 43 miliardi di dollari poco attraente per gli investitori.
Il classico giro delle banche per piazzare azioni al prezzo di IPO (a investitori strutturati) non ha raccolto molti consensi. E dunque la IPO è stata annullata.
Cosa succederà a Firmus ora?
Nulla. L’azienda continuerà a tentare di espandersi, raccogliendo – come già annunciato – capitali privati e senza passare dalla borsa. Ci riuscirà? Probabilmente sì: l’appetito è molto, anche se non ai prezzi stellari che erano stati proposti.
Per il resto, ricavarne un tema generale per il mondo AI è forse eccessivo. L’entusiasmo c’è, ma forse non può valere questo scarto tra ricavi e capitalizzazione di mercato. Anche quando nel tuo capitale ci sono giganti come Nvidia.
Con una piccola nota per le banche, che hanno cercato disperatamente di abbassare il prezzo della IPO, pur mantenendolo assai alto, nella speranza che qualche retail ci cascasse.
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