In Cina è ancora boom per l'oro: acquisti da banca centrale e privati. Le riserve in dollari non piacciono più
In Cina continua il trend dell'oro, da mettere in cassa al posto di dollari e debito USA.
11:07 • Pubblicato 12/10/2026
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Non ci sono soltanto petrolio e diesel a tenere banco, almeno sulle prime pagine dei grandi giornali finanziari. La grande corsa cinese verso l’oro, che addirittura accelera, è fonte di curiosità se non di preoccupazione, per una fotografia delle intenzioni di Pechino che però è più complessa di quanto potrebbe sembrare a un primo, disattento sguardo.
Non solo la banca centrale cinese continua a comprare (e compra sempre di più), ma ci sono numeri importanti anche per quanto riguarda l’import di oro in Cina in generale, cosa che riguarda anche soggetti privati come famiglie e aziende. Nei primi 8 mesi del 2026 – secondo i dati riportati da CNBC – sono state importate in Cina più di 1.000 tonnellate d’oro. Con 4 mesi che mancano alla fine del 2026 (dall’ultima lettura dei dati) abbiamo già superato le cifre del 2025.
A caccia di asset sicuri
La prima lettura che si può dare – almeno tenendo conto anche dei numeri dei privati – è che in Cina c’è evidentemente fame di asset che si possano considerare come sicuri sul medio e lungo periodo. Le alternative non sono molte e l’oro continuerà con ogni probabilità a giocare un ruolo fondamentale nel risparmio di privati e non.
L’accumulazione, inoltre, continua nonostante un momento poco brillante per l’oro in termini di prezzo, cosa che confermerebbe che certi posizionamenti sono in realtà basati su ragionamenti di medio e lungo periodo, senza che il prezzo sia necessariamente un fattore preso in considerazione nelle scelte di breve periodo.
Per la banca centrale è una questione politica
La banca centrale cinese sta riducendo la sua esposizione verso il debito pubblico americano da tempo e – a grandi linee – la situazione è diventata di massima urgenza per la Repubblica Popolare con l’intensificarsi del ricorso degli USA all’utilizzo dell’accesso al dollaro come bastone e carota a livello geopolitico.
La situazione è cambiata radicalmente dal 2022, quando con l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, Mosca è stata di fatto esclusa dal circuito internazionale basato sul dollaro. Una decisione che ha confermato ai paesi non allineati – o apertamente ostili a Washington – che non sarebbe stato possibile fare affidamento sul sistema dollaro e godere al tempo stesso di autonomia decisionale.
A luglio – ultimo dato disponibile – le detenzioni di debito pubblico americano da parte delle autorità cinesi pubbliche sono scese a 618 miliardi di dollari – dato ufficiale del Tesoro USA – che è il punto più basso da quasi 20 anni.
Il segnale è chiaro: le riserve, almeno a Pechino, si stanno spostando gradualmente verso l’oro, ritenuto per motivi invero assai ovvi come asset maggiormente neutro. E anche impossibile da congelare, almeno se custodito in patria.
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