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DeFi

Prestiti in DeFi con Bitcoin nativo. Aave punta all'integrazione con Babylon: 3 miliardi nel mirino

Bitcoin nativo potrebbe sbarcare su Aave attraverso una soluzione ideata da Babylon. Attenzione tuttavia ai rischi.

14:17 • Pubblicato 15/10/2026

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Scritto da Alessandro Adami

DeFi & On-Chain Specialist

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La community di Aave sta discutendo della possibilità di integrare Bitcoin nativo – non token wrapped – come asset di garanzia all’interno del protocollo per prendere prestiti in stablecoin o altri asset. Poche ore fa, sul forum di governance del progetto è stata pubblicata una proposta da parte di Babylon, piattaforma che sviluppa strategie di rendimento basate su BTC in DeFi, che guarda proprio in questa direzione.

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Al momento la proposta è ancora in fase di discussione preliminare, ma sembra l’idea di rendere Bitcoin produttivo piaccia parecchio agli addetti ai lavori, compreso Stani Kulechov di Aave. L’integrazione, se approvata, coinvolgerebbe la versione v4 del money market, e potenzialmente gli oltre 40.000 BTC attualmente in staking attraverso il protocollo Babylon, per un valore che supera i 3 miliardi di dollari.

Bitcoin nativo su Aave come collaterale

Come ben sapete, BTC80.814 $▼ -3,43% è una moneta che, tecnicamente, non potrebbe essere utilizzata nel contesto della DeFi. La blockchain di Bitcoin, infatti, utilizza un linguaggio di scripting che non supporta contratti intelligenti, ossia non supporta l’ambiente di esecuzione necessario per abilitare funzionalità offerte da protocolli come Aave.

Finora, gli unici Bitcoin depositati all’interno di Aave sono stati rappresentati sotto forma di $WBTC, vale a dire di token wrapped emessi su Ethereum e coperti con un controvalore 1:1 di $BTC custoditi (da BitGo) sulla rete originaria, per un valore di circa 2,7 miliardi di dollari. Ora però Babylon ha in mente un piano per aggiungere altri 3 miliardi di asset nativi, senza affidarne la custodia a soluzioni centralizzate di terze parti.

Proposta di Babylon per integrare Bitcoin nativo su Aave

Come anticipato, l’idea è quella di sfruttare i mercati V4 di Aave, lanciati a marzo su Ethereum, utilizzando proprio il principale network EVM come layer di esecuzione. Per risolvere l’incompatibilità di $BTC in DeFi, Babylon mette a disposizione un modello proprietario molto interessante.

Come funziona tecnicamente l’integrazione?

Il sistema si basa su un meccanismo che consente di bloccare $BTC direttamente sulla blockchain di Bitcoin attraverso uno script Taproot, e di utilizzarli come collaterale su Aave in qualità di rappresentazione contabile interna.

Più nello specifico, le monete vengono depositate all’interno del Trustless Bitcoin Vault di Babylon, dove sono vincolate secondo le regole crittografiche del protocollo. Una volta verificato il deposito, gli smart contract di Ethereum registrano la quantità di $BTC bloccata e lo stato del relativo vault, per poi creare una rappresentazione interna sotto forma di token ERC-20 attraverso un apposito adapter.

A questo punto, quel token di registro contabile può essere impegnato nei mercati Aave V4 (rete Ethereum) per accedere alla liquidità disponibile nel modello “Hub & Spoke” del protocollo. Ergo, può essere depositato come garanzia per ottenere prestiti in asset come $USDC, $USDT, o altre criptovalute supportate.

E da dove vengono i 3 miliardi? Questo è il controvalore degli oltre 40.000 $BTC attualmente in staking su Babylon, di cui una parte potrebbe decidere di migrare sul Vault Trustless per ottenere rendimenti potenzialmente maggiori dall’utilizzo di strategie di debito. Chiaramente non tutte le monete passeranno al nuovo sistema, ma per Aave c’è la possibilità che una fetta di questa liquidità possa finire all’interno dei propri mercati decentralizzati.

Bitcoin staking protocollo Babylon
Bitcoin in staking su Babylon – Fonte dati: https://babylonlabs.io/

Come funzionano le richieste di prelievo e le liquidazioni?

In condizioni normali, l’utente finale può ritirare i propri Bitcoin dopo aver rimborsato il debito e aver rimosso il collaterale dalla posizione. Lo stesso può anche prelevare una parte del collaterale purché preservi un health factor superiore a 1, cioè con una garanzia residua sufficiente a rispettare i requisiti di sicurezza di Aave.

Invece, nel caso di liquidazione, ossia quando il valore del collaterale scende troppo rispetto al debito, il protocollo sequestra il vault per coprire la liquidità necessaria per coprire la posizione insolvente. In pratica, interviene il liquidatore e riceve un controvalore equivalente di $WBTC, per poi chiedere la conversione in $BTC nativi bloccati su Babylon. Esiste, in realtà, anche un percorso alternativo di liquidazione diretta, ma questo è riservato solo agli operatori istituzionali.

In ogni caso, comunque, le richieste di prelievo dei Bitcoin depositati sulla rete originale devono passare per una finestra di contestazione di circa tre giorni. In questo lasso di tempo, il protocollo verifica la validità dell’operazione (contesta eventuali richieste fraudolente) e rilascia i fondi.

I rischi del modello Aave – Babylon

Questa integrazione, che ricordiamo deve ancora essere sottoposta al voto di governance di Aave, introduce per la prima volta una soluzione per utilizzare Bitcoin in DeFi – rendendolo un asset produttivo – senza sottostare a versioni in cui vi è una forma di custodia centralizzata, come ad esempio Wrapped Bitcoin gestito da BitGo.

Detto ciò, questo non elimina il rischio di controparte: i $BTC nativi sono comunque custoditi da una terza parte, sebbene in questo caso decentralizzata tramite contratto. C’è quindi, anche in questo caso, una superficie aggiuntiva di rischio legata a possibili vulnerabilità dello smart contract, a cui si sommano i rischi tipici del protocollo Aave.

Ad ogni modo, si tratta comunque di una soluzione interessante che potrebbe espandere l’utilizzo di Bitcoin in DeFi e portare parte della liquidità dell’asset all’interno dell’ecosistema Ethereum. Oggi quasi un terzo della supply di $WBTC si trova depositata su Aave, a dimostrazione di come esista una fetta di utenza che predilige l’utilizzo di Bitcoin nei mercati di credito/debito, anziché preservare la moneta sulla chain originale, dove non ci sono vettori di rischio esterni ma anche minori opportunità di rendimento.

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DeFi & On-Chain Specialist

Ordine dei Giornalisti delle MarcheFondatore del chapter Legal Hackers di Civitanova MarcheVedi le credenziali

Expertise

  • Analisi e recensione di protocolli decentralizzati
  • Analisi dati on-chain e strategie yield DeFi
  • Options flow e derivati
Laureato in "Informazione, Media e Pubblicità", è un giornalista iscritto all'albo dei pubblicisti, esperto in materia di finanza decentralizzata ed applicazioni web3. Investe e segue da vicino gli sviluppi dei progetti Ethereum e Chainlink.

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