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Intelligenza Artificiale

Amazon: primi segnali di crisi AI. L'azienda non riesce a usare l'hardware comprato per miliardi

Arriva il muro vero: manca energia e sarà difficile risolverla a breve.

21:37 • Pubblicato 20/10/2026

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Scritto da Gianluca Grossi

Caporedattore e Content Strategy

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Il muro contro cui potrebbe schiantarsi il ciclo AI non è più lontano all’orizzonte. Nelle ultime ore sono stati pubblicati report, diffuse indiscrezioni, raccontati pettegolezzi che offrono un quadro piuttosto fosco del futuro dei data center e di conseguenza di tutto il ciclo. Le problematiche, inoltre, riguarderebbero tutti i cosiddetti hyperscaler.

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Il muro è quello dell’energia: la domanda cresce a ritmi sostenuti e – come ha dimostrato una recente decisione forte di Microsoft – non c’è modo di risolverlo a breve. Il caso in questione è quello di Nscale, ma Amazon e le altre – concorrenti dirette nella corsa – starebbero incontrando problemi simili, se non peggiori.

Amazon: problemi a utilizzare GPU già acquistate

C’è un primo motivo di allarme: il problema non è futuro, ma è del presente. Secondo una recente inchiesta pubblicata da Eugene Kim su Business Insider, il gruppo fondato da Jeff Bezos sta acquistando molto più hardware di quello che può effettivamente utilizzare. Non mancano le occasioni di utilizzo, ma data center e in particolare energia in grado di alimentarli.

Sono previsti arrivi per 3 miliardi al mese che non possono essere immediatamente impiegati. Esisterebbe inoltre una dashboard interna di Amazon che misura il Secured Power at Risk, ovvero una misura di energia che si credeva disponibile e che potrebbe non esserlo più.

I problemi sono tre:

  • Congestione della rete e assenza di energia sufficiente che arriva al data center;
  • Obblighi di riduzione dei consumi che stanno diventando sempre più diffusi, anche negli Stati Uniti;
  • Use it or lose it: ci sono in alcuni contratti clausole che impongono la perdita all’accesso dell’energia se non si raggiungono determinati livelli di consumo entro certe scadenze.

Una situazione molto complicata, che ha trasformato le magnifiche sorti e progressive del mondo data center in un incubo tanto politico quanto economico.

Amazon, tra le altre cose, ha piani molto più importanti dei diretti concorrenti (Google, Meta, Microsoft) e finirebbe pertanto per soffrire molto di più una situazione che apparirebbe più grave del previsto.

  • Manca anche la manodopera

Secondo un report interno di Amazon che sarebbe stato esaminato in settembre, ci sono inoltre difficoltà nel trovare operai specializzati, in particolare per i progetti in West Texas.

Amazon risponde: non è un problema generale

Amazon però rivendica che tenere GPU e altro hardware chiuso nei cassoni sia una normale (e buona) pratica dell’industria. Si tengono immagazzinati vicino ai siti di installazione – e nessuno si dovrebbe sentire in diritto di contestare Amazon sul suo vero punto forte, ovvero la logistica.

L’azienda tuttavia ammette che in diversi siti ci sono problemi – cosa che è, aggiungiamo noi, ormai un mal comune.

Chi dovrebbe risentirne di più?

La questione rischia di generare degli importanti effetti a catena. Tra questi i futuri ordini perNvidia, per le aziende altre che producono hardware. Non c’è carenza strutturale di domanda, ma difficoltà nell’impiegare quanto viene acquistato.

Con le elezioni che incombono, in aggiunta, la situazione potrebbe anche peggiorare.

Amazon in cash flow negativo

Come altri giganti di Wall Street, anche Amazon si trova nell’insolito stato di azienda a cash flow negativo: entrano meno soldi dei tanti che si spendono per questa folle corsa.

Prima però di preoccuparsi, è bene ricordare che queste aziende hanno tasche particolarmente profonde, e che pur di spuntarla in una corsa che sarà definitoria per il futuro del tech (e non solo), possono sostenere cash flow negativo ancora a lungo.

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Caporedattore e Content Strategy

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Expertise

  • Analisi fondamentale e TradFi
  • News crypto, Bitcoin e Blockchain
  • Fintech, banche centrali & law
Caporedattore ed analista economico. È divulgatore per blockchain, Bitcoin e criptovalute in generale. Solida formazione tecnica, si occupa del comparto dal 2015. Detenzioni: Bitcoin, Ethereum.

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