Salta al contenuto principale
Intelligenza Artificiale

Vitalik Buterin di Ethereum vuole "censurare" l'AI: internet non è ancora pronto, serve tempo per difendersi

Forse è il caso di imporre qualche limitazione alle capacità offensive dei modelli AI, secondo quanto riferito da Vitalik.

17:07 • Pubblicato 26/10/2026

Alessandro Adami Avatar

Scritto da Alessandro Adami

DeFi & On-Chain Specialist

Fact Checked
Perché fidarti di Criptovaluta.it®

Per poter salvare questo contenuto devi essere loggato.

Se non hai ancora un account, registrati da qui

Per poter mettere mi piace a questo contenuto devi essere loggato.

Se non hai ancora un account, registrati da qui

C’è ancora molta preoccupazione riguardo l’evoluzione futura dell’AI, specialmente tra uno dei massimi esperti del mondo blockchain. Vitalik Buterin, co-fondatore di Ethereum, è tornato a parlare di intelligenza artificiale e dei rischi legati alle potenziali skills di hacking che i nuovi modelli riusciranno a sviluppare nei prossimi mesi/anni, offrendo un punto di vista particolarmente curioso che stona, almeno in parte, rispetto alla filosofia centrale delle infrastrutture permissionless.

Offerta

Vitalik sostiene che l’AI debba subire una lieve forma di “censura”, con gli sviluppatori che dovrebbero ridurre le capacità di attacco dei nuovi modelli, pena il rischio di veder implodere l’intero universo internet. Una censura che, tuttavia, rappresenterebbe una sorta di compromesso per permettere di guadagnare tempo e mettere in sicurezza i software esistenti, correggendo le vulnerabilità presenti nel codice.

Vitalik Buterin teme le capacità offensive dell’AI: la soluzione è fare un passo indietro?

Nel suo ultimo post su X, Vitalik Buterin si è espresso a favore della scelta di Kimi 3.1 Pro, modello sviluppato dalla società cinese Moonshot AI, di escludere dal proprio addestramento le capacità offensive più avanzate in ambito cybersecurity.

La sua posizione è formalmente discutibile, soprattutto da parte di chi sostiene gli ideali della decentralizzazione e della filosofia permissionless, entrambe basate sulla libertà di accesso alle infrastrutture digitali: limitare il potenziale dell’intelligenza artificiale significa infatti censurare le capacità di uno strumento tecnologico, stabilendo in modo arbitrario quali funzionalità possano essere messe a disposizione degli utenti.

Tuttavia, la visione di Vitalik – per quanto potenzialmente conflittuale con il mondo blockchain – deriva da una preoccupazione più grande, ossia la possibilità che in futuro, proprio a causa della forza distruttrice dell’AI, vengano introdotti vincoli KYC per accedere ai modelli più avanzati. Il punto centrale della sua tesi è che è molto peggio discriminare gli utenti piuttosto che discriminare alcuni casi d’uso per cause nobili, ossia di sicurezza.

Vitalik si immagina un futuro in cui per usare un determinato modello AI gli utenti debbano obbligatoriamente verificare la propria identità, fornire documenti e superare controlli di sorveglianza. Questo sarebbe uno scenario pessimo secondo il co-fondatore di Ethereum, in quanto ci sono ancora ottime ragioni per cui uno sviluppatore o un ricercatore possa voler utilizzare questi strumenti in modo anonimo, senza dimostrare di essere legato a un’azienda o a un’autorità.

Serve tempo per difendersi dalla minaccia dell’AI

Quanto riportato poco fa da Vitalik si scontra in parte con una sua recente affermazione in cui aveva spiegato che, al netto del miglioramento delle capacità di hacking dell’AI, anche la blockchain potrebbe diventare impossibile da rompere. In pratica, la sua idea è che con l’ausilio dell’intelligenza artificiale, non solo gli hacker ma anche gli sviluppatori che devono difendersi dagli stessi hacker avranno una marcia in più.

Ora però Vitalik torna sui suoi passi e suggerisce che determinate abilità offensive dei nuovi modelli potrebbero avanzare più velocemente di quanto gli addetti ai lavori riusciranno a mettere in sicurezza i propri sistemi informatici. Questo è un tema che non riguarda solo la blockchain, ma tutto l’ecosistema internet in generale.

Serve tempo: è questo il concetto chiave che possiamo ricavare dagli ultimi contributi degli esperti, non solo quelli del co-fondatore di Ethereum ma anche quelli emersi dal dibattito più ampio sul tema cybersecurity. In tal senso, limitare temporaneamente l’AI potrebbe essere la soluzione migliore per guadagnare tempo e permettere agli addetti ai lavori di correggere le vulnerabilità prima che sia troppo tardi.

Si tratta della soluzione giusta? Non è nostro compito dirlo, e lasciamo a voi lettori l’onere di stabilire se la censura, seppur minima, di certi modelli AI, sia un buon compromesso o una pericolosa limitazione delle libertà nelle nuove tecnologie. Va comunque specificato che limitare certe funzioni non è così facile, poiché a questo punto la comunità scientifica dovrà convergere su cosa ritiene concretamente pericoloso e cosa no, creando potenziali conflitti.

L’AI fa paura anche ai pezzi grossi di internet

Sempre rimanendo sul tema AI, Bill Gates crede che ci stiamo avvicinando ai 20 anni più tumultuosi della storia umana, in relazione però non agli attacchi informatici ma ai vasti problemi che queste tecnologie innescheranno sul mercato del lavoro. Sono a rischio soprattutto i colletti bianchi, che vedono gran parte delle loro mansioni potenzialmente sostituibili dai prossimi modelli di intelligenza artificiale.

Il co-fondatore di Microsoft propone però una soluzione, che si lega in un certo senso al punto di vista di Vitalik: servirà l’intervento dei governi per mettere un freno a ciò che potrebbe diventare nocivo per l’intera società. Un freno che riprende il concetto di censura di cui abbiamo parlato poco fa, con pochi che potrebbero decidere cosa sarà permesso fare a tutti.

In ogni caso, sempre meglio che imporre verifiche KYC e discriminare gli utenti in base alla loro provenienza o alla loro identità, o peggio, permettere che le nuove tecnologie portino un’ondata estrema di alienazione in termini di lavoro umano.

Siamo certi che molti di voi che ci leggete non saranno d’accordo con questa affermazione, ma siamo altrettanto certi che di fronte a questioni di così enorme rilevanza anche i più fedeli cypherpunk riusciranno a scendere a compromessi, anche e soprattutto poiché questi compromessi rappresentano forse l’unica via di fuga per proteggere le loro infrastrutture permissionless dalla distruzione totale.

author image

DeFi & On-Chain Specialist

Ordine dei Giornalisti delle MarcheFondatore del chapter Legal Hackers di Civitanova MarcheVedi le credenziali

Expertise

  • Analisi e recensione di protocolli decentralizzati
  • Analisi dati on-chain e strategie yield DeFi
  • Options flow e derivati
Laureato in "Informazione, Media e Pubblicità", è un giornalista iscritto all'albo dei pubblicisti, esperto in materia di finanza decentralizzata ed applicazioni web3. Investe e segue da vicino gli sviluppi dei progetti Ethereum e Chainlink.

Commenta

0 Commenti
Più votati
Più nuovi Più vecchi
Feedback in linea
Visualizza tutti i commenti
telegram Unisciti a Telegram VIP x social Criptovaluta è anche su X