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Intelligenza Artificiale

Cina: bolla AI brucia 480 miliardi. In 4 mesi -40% sul settore che conta di più

È su tutte le prime pagine, ma il problema in realtà dura da tempo.

11:14 • Pubblicato 29/10/2026

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Scritto da Gianluca Grossi

Caporedattore e Content Strategy

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Tutti stanno parlando di bolla nella borsa cinese e in particolare nel comparto AI. Il grosso delle aziende cinesi del comparto hanno incassato perdite consistenti, prolungate e importanti, così come hanno fatto quelle del settore robotica. Una situazione che è diventata di gravità tale da portare anche tanti giornali mainstream a occuparsi di questioni che – in genere – vengono lasciate agli specialisti.

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STAR 50 – che è l’indice più rappresentativo di Shanghai sul tech, ha perso in 4 mesi oltre il 40%, bruciando oltre 480 miliardi di dollari di capitalizzazione. Fanno male comunque anche le bluechip – che perdono il 20% dai massimi di poco prima dell’estate. È tutto finito? Il vento dell’Est finirà per colpire anche le aziende occidentali dello stesso settore?

AI: vincono gli USA? Oppure perdono tutti?

La domanda più interessante riguarda il settore AI. La risposta cinese al dominio USA sui modelli è stata relativamente scomposta: modelli open weight, che anche quando hostati dai produttori hanno prezzi molto competitivi e che però hanno enormi difficoltà non solo a fare profitti, ma anche ad immaginarli per il futuro.

C’è dunque una prima risposta: la quotazione delle aziende nell’indice STAR 50 erano stellari, troppo stellari, così stellari da essere insostenibili anche per i più ottimisti.

C’è poi una seconda risposta: se passiamo settimane a discutere di un cammino difficile verso i profitti per aziende come Anthropic, dovremmo forse spendere più tempo a ragionare sul cammino, ancora più difficile, delle aziende cinesi verso lo stesso traguardo.

E sì, le quotazioni cinesi erano invero assai più stellari, almeno rispetto agli utili, di quelle che troviamo al Nasdaq. Per intenderci, siamo al 100x su STAR 50 e a un più modesto 30x per quanto riguarda il Nasdaq.

Rimarrà da discutere se vogliamo chiamarla bolla, se invece vogliamo chiamarla sana correzione, se ci saranno altri crolli o se abbiamo trovato un bottom. L’unica risposta credibile per ora è che i grandi profitti del ciclo AI – quelli che già si realizzano sull’hardware – sono un affare extra-cinese: memorie, GPU e altre componenti stanno spingendo i ricavi e gli utili di aziende principalmente USA e sud coreane, con un ritardo tecnologico sui prodotti di punta e di frontiera che, per ora, è ancora piuttosto ampio.

È tutto finito per la Cina? È esplosa la bolla?

Assolutamente no, e sul tema vale la pena di ricordare quanto detto da Elon Musk in termini di capacità dell’industria cinese di scalare. Lo ha affermato in relazione alle memorie, sulle quali ad esempio CXMT sta spingendo molto.

Musk ha affermato che quando i cinesi iniziano a produrre qualcosa, hanno poi capacità di portare la produzione su volumi enormi e su costi molto bassi in poco tempo – e con una rapidità che altrove sarebbe fantascienza.

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Caporedattore e Content Strategy

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Expertise

  • Analisi fondamentale e TradFi
  • News crypto, Bitcoin e Blockchain
  • Fintech, banche centrali & law
Caporedattore ed analista economico. È divulgatore per blockchain, Bitcoin e criptovalute in generale. Solida formazione tecnica, si occupa del comparto dal 2015. Detenzioni: Bitcoin, Ethereum.

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