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Editoriale

I 5 errori più costosi nella storia delle crypto: milioni di dollari persi per un attimo di distrazione

A volte basta un attimo per perdere tutto. Questo vale soprattutto nel mondo crypto.

18:17 • Pubblicato 04/11/2026

Alessandro Adami Avatar

Scritto da Alessandro Adami

DeFi & On-Chain Specialist

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Il mondo crypto non è fatto solo di storie incredibili di investitori che si sono arricchiti in breve tempo con piccoli capitali, ma comprende anche un vasto archivio di casi riguardanti utenti e aziende che hanno perso cifre enormi per errori apparentemente di poco conto. Errori a cui purtroppo, a causa della natura immutabile della blockchain, spesso non si è potuto porre rimedio.

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Capita a tutti di fare errori nella vita, a maggior ragione nei mercati finanziari, dove chi non ha mai sbagliato è probabilmente solo chi è rimasto fermo a guardare alla finestra le operazioni degli altri investitori, come fanno i cosiddetti sidelined. Ci sono però sviste che pesano decisamente più di altre, e che talvolta possono portare a perdite irreversibili.

Abbiamo raccolto per voi i 5 casi più eclatanti nella storia delle criptovalute, che sono costati milioni di dollari ai malcapitati che li hanno commessi. Leggere queste storie può aiutarci a ricordare quanto sia importante fare le cose con calma e precisione nel nostro settore, specialmente se stiamo maneggiando portafogli dalle dimensioni considerevoli

1. L’NFT da 1,2 milioni venduto per pochi centesimi

Apriamo questa rassegna dei peggiori errori mai registrati nel mondo crypto con un aneddoto che riguarda il comparto degli NFT. Nel lontano marzo 2022, quando questa nicchia andava ancora di moda e spostava miliardi di dollari di volumi di negoziazione sui marketplace, un utente noto con il nickname di “Dino Dealer” ha preso un granchio che gli è costato un patrimonio.

L’utente possedeva un raro esemplare di NFT EtherRock, un token non fungibile con sole 100 unità disponibili in totale, lanciato nel 2017 e successivamente diventato un oggetto di culto tra gli appassionati. Il valore di queste rocce virtuali, in quel periodo, era schizzato alle stelle e ogni copia poteva valere centinaia di migliaia, se non milioni, di dollari.

Un giorno Dino Dealer ha deciso di mettere in vendita il suo NFT per 1,2 milioni di dollari, che all’epoca corrispondevano a circa 444 ETH2.425 $▲ +5,61%. Peccato che, per distrazione, sul marketplace di riferimento ha inserito come prezzo di vendita 444 wei (ogni wei corrisponde alla minima unità di Ether), listandolo praticamente a meno di un centesimo.

La storia dell’NFT EtherRock venduto per 444 wei

Purtroppo per lui non c’è stato neanche il tempo di annullare l’ordine: in una frazione di secondo un bot ha scovato l’opportunità e si è aggiudicato l’NFT per 444 wei, rivendendolo poi successivamente a circa 600.000 dollari. Dino aveva provato a mandare messaggi on-chain all’acquirente per tentare di farsi restituire il token, ma non ha mai ricevuto risposta.

Informazioni

2. L’exchange coreano che ha regalato 620.000 Bitcoin per sbaglio

Nel gergo finanziario, si parla di errore di “fat finger” quando ci si riferisce a uno sbaglio involontario di digitazione su una tastiera, come aggiungere uno zero di troppo o…sbagliare l’unità di misura di un’operazione. È esattamente quello che è successo a Bithumb, noto exchange coreano, che a febbraio di quest’anno ha inviato accidentalmente 620.000 $BTC a un gruppo di utenti, che invece della criptovaluta dovevano ricevere won coreani (KRW).

Un dipendente dell’exchange ha confuso le unità di misura e ha inviato 43 miliardi di dollari in criptovalute a un gruppo di utenti che doveva ricevere ricompense dal controvalore di appena 420 dollari. In questo caso, fortunatamente la stessa Bithumb è riuscita a bloccare subito i fondi (non essendosi trattato di un trasferimento on-chain), ad eccezione di circa 125 $BTC prelevati in tempi record dagli utenti.

Il caso finì su tutti i giornali, a tal punto da attirare l’attenzione di Bank of Korea, che parlò poi di misure straordinarie per proteggere gli exchange del Paese da disastri di questo tipo. Addirittura, questo evento potrebbe aver ritardato il processo di quotazione pubblica di Bithumb, viste le evidenti negligenze sul piano contabile

3. Come spendere 23 milioni di dollari sulla blockchain di Ethereum

Fino a pochi anni fa la blockchain di Ethereum era conosciuta per i suoi alti costi di transazione. Spostare denaro sul network poteva costare anche diverse centinaia di dollari in momenti in cui c’era alta congestione, a causa del modello ad asta che prevede la priorità di inclusione delle transazioni che pagano maggiori commissioni ai miner/validatori.

Tuttavia, nel 2021 un protocollo DeFi si è superato pagando ben 23 milioni di dollari di fees all’infrastruttura di Ethereum per effettuare una singola transazione. Il protagonista di questa storia è DeversiFi, piccola piattaforma decentralizzata del settore: all’epoca, per trasferire 100.000 dollari in $USDT, chi gestiva il protocollo ha pagato 7.676 $ETH di fee ai miner (c’era ancora il PoW).

Ovviamente un costo così alto non dipendeva dalle gas fees di Ethereum in quel momento, bensì da un errore madornale nel processo di setting della priority fee. Pur di velocizzare la transazione, DeversiFi ha erroneamente inserito un valore di 200.000 gwei nel campo dedicato al prezzo del gas, generando una commissione spropositata rispetto al controvalore dell’operazione.

Transazione DeversiFi 23 milioni Ethereum
La transazione incriminata –

Quei 7.676 $ETH sono finiti nelle mani dei miner – già probabilmente felici per le ricche ricompense che ricevevano in quel periodo con il mining – che avranno sicuramente apprezzato cotanta generosità involontaria.

4. 50 milioni di dollari inviati all’indirizzo sbagliato

Come suggerito dal titolo, basta un attimo di distrazione nel mondo crypto per compiere errori che non vorresti augurare neanche al tuo peggior nemico. Lo sa bene un investitore che, nel dicembre del 2025 ha perso 50 milioni di dollari in $USDT a causa di un banale errore di copia e incolla.

Anche i malintenzionati sanno che nelle crypto basta un errore per perdere tutto, e spesso fanno gioco proprio su di questo. Una delle tecniche fraudolente più comuni è quella nota come “address poisoning”. In poche parole, il truffatore individua target con wallet di grandi dimensioni e gli invia piccole transazioni così da far apparire il proprio indirizzo nella loro cronologia. Spesso questi indirizzi sono simili a quello della vittima, condividendo i caratteri iniziali e finali.

L’utente protagonista di questa storia doveva trasferire 50 milioni di $USDT a un suo indirizzo, e ha inizialmente effettuato un deposito di prova di appena 50 $USDT per verificare che non ci fossero errori. Poi, per sbaglio, ha copiato l’indirizzo dello scammer dalla cronologia e gli ha inviato tutto il bottino.

Utente invia 50 milioni all’indirizzo sbagliato

Piccolo suggerimento: mai copiare address dalla cronologia, proprio perché può essere infettata da altri utenti senza accorgersene. Inoltre, è sempre bene fare un doppio controllo e verificare che TUTTI i caratteri dell’indirizzo siano corretti.

5. L’uomo che buttò via un hard disk con 8.000 $BTC

L’ultima storia di questa carrellata di errori milionari è forse una delle più celebri e iconiche del settore crypto. Il protagonista è James Howells, informatico britannico che, nel lontanissimo 2013, gettò per sbaglio il suo hard disk in una discarica a Newport, in Galles. Il problema? Quell’hard disk conteneva le chiavi di accesso a 8.000 $BTC, una somma che oggi vale circa 640 milioni di dollari.

Lo sfortunato utente ha provato in tutti i modi a recuperare quei Bitcoin, cercando per anni il dispositivo nella discarica. Ha addirittura progettato grandi operazioni di scavo in collaborazione con società specializzate, arrivando a proporre sistemi di scansione per ritrovare l’hard disk tra i rifiuti. Purtroppo però, non è ancora riuscito nell’intento.

Questa storia ci ricorda quanto il mondo delle criptovalute possa rivelarsi crudele in certe occasioni, e quanto sia importante custodire con cura le nostre chiavi private. Nel 2013 Bitcoin non aveva la stessa importanza che ha oggi, e l’errore di Howells è tutto sommato comprensibile. Oggi però, non abbiamo più scuse.

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DeFi & On-Chain Specialist

Ordine dei Giornalisti delle MarcheFondatore del chapter Legal Hackers di Civitanova MarcheVedi le credenziali

Expertise

  • Analisi e recensione di protocolli decentralizzati
  • Analisi dati on-chain e strategie yield DeFi
  • Options flow e derivati
Laureato in "Informazione, Media e Pubblicità", è un giornalista iscritto all'albo dei pubblicisti, esperto in materia di finanza decentralizzata ed applicazioni web3. Investe e segue da vicino gli sviluppi dei progetti Ethereum e Chainlink.

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