Nasdaq in calo con le Big Tech: perché Wall Street tiene e cosa aspettarsi oggi
Wall Street cambia direzione: le Big Tech perdono terreno, ma la maggioranza dei titoli sale.
14:17 • Pubblicato 30/10/2026
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Wall Street riparte dalla seduta di ieri con la tecnologia sotto pressione e il Nasdaq in calo del -1,38%, zavorrato dal crollo di Alphabet. Le trimestrali delle Big Tech hanno riacceso i dubbi sulla capacità di monetizzare l’intelligenza artificiale. Questa mattina i future sul Nasdaq cedono il -2,32% dopo i conti di Amazon e Intel, ma la maggioranza dei titoli americani ha chiuso ieri in rialzo.
Google ieri ha vissuto la peggior seduta della sua storia e pesa sul Nasdaq
L’epicentro delle vendite è stato Alphabet, la casa madre di Google, con un –12,29% nella peggior seduta dalla quotazione del 2004. La società ha bruciato 482 miliardi di dollari di market cap, la seconda perdita di sempre dopo i 593 miliardi persi da Nvidia il 27 gennaio 2025. I ricavi della ricerca sono cresciuti del +12%, sotto le attese e il mercato è tornato a parlare di cannibalizzazione da parte degli agenti AI. Il ritardo delle Big Tech si vede da inizio anno, con il Bloomberg Magnificent 7, (BM7P) l’indice dei sette colossi tecnologici, a +5,65% contro il +16,65% del Nasdaq.

L’S&P 500 segna un +12,57%, con un rialzo che arriva anche dai settori lontani dalla tecnologia. Tra questi spiccano le banche, con lo SPDR S&P Bank ETF (KBE), paniere di soli titoli bancari, a +8,65%. Più indietro l’intero settore finanziario, con l’ETF XLF, a +3,66%.
ServiceNow riaccende i timori sul software
La seconda scossa ha colpito i titoli del software, dove tornano i timori della SaaS Apocalypse, cioè il rischio che gli agenti AI svuotino gli abbonamenti. ServiceNow, che vende piattaforme per automatizzare i processi aziendali, ha chiuso con un -26,95%, il crollo giornaliero più pesante dalla quotazione del 2012. Il mercato ha punito previsioni sui nuovi contratti appena sotto le attese, nonostante l’aumento degli obiettivi di vendita legati all’AI. Dalla matrice delle performance emerge anche il -28,36% di ServiceNow da inizio anno.

Amazon e Intel deludono sulle previsioni
Ieri dopo la chiusura sono arrivati i conti di Amazon e Intel, scesi in seduta del -4,25% e del -3,62%. Amazon ha mancato le stime con un utile per azione di 1,89 dollari contro 1,96 attesi. Il cloud AWS è cresciuto del +39% a 46 miliardi di dollari, ma le previsioni sul trimestre natalizio restano sotto la media delle stime. Intel ha battuto le attese, ma per il quarto trimestre prevede un fatturato tra 15 e 16 miliardi di dollari, accolto con delusione dal mercato. Pesa il rallentamento dei PC, frenato dalla carenza di chip di memoria, che secondo la società durerà almeno fino alla prima metà del 2027.

In premercato Intel indica un’apertura a -26%, mentre Amazon segna un -6,76%. ServiceNow resta invece ferma sul -27% con cui aveva già chiuso la giornata di ieri.
Wall Street premia la rotazione fuori dalla tecnologia
A fronte di questi crolli, Wall Street sta premiando la rotazione verso ciclici e consumi. Sul grafico del Nasdaq, nella tabella aggiornata alle chiusure di ieri, il New York Stock Exchange segna 1.313 titoli in rialzo contro 504 in calo. L’S&P 500 ha ceduto il -0,3%, mentre l’ETF RSP, che dà lo stesso peso a ogni titolo dell’indice, è salito del +1,2%. Il divario tra i due dati dice che il calo dell’indice nasce dai pochi colossi tecnologici, che pesano di più. Al Nasdaq il saldo è più equilibrato, con 1.597 titoli saliti contro 1.420 in calo, mentre l’ETF QQQE a pesi uguali ha ceduto il -0,54%.

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