È scoppiata la bolla AI? Dal -50%di Intel al -17% di Nvidia. Bear market pieno in attesa di esplosioni vere
Ci siamo? Le percentuali vanno oltre il bear market, ma ci sono altre considerazioni da fare
18:57 • Pubblicato 30/10/2026
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La bolla AI e tech è scoppiata, finalmente? Aziende come Intel hanno perso oltre il 50% dai massimi (con il grosso che è stato bruciato oggi). Google Alphabet ha perso quasi il 30% in 6 mesi, nonostante gli impegni di Warren Buffett, mentre Nvidia ha perso il 10% nelle ultime quattro settimane. Sono numeri più forti di quelli di una semplice correzione. E sono anche numeri più forti di un semplice bear market, tenendo anche conto della rapidità con la quale tali crolli sono arrivati.
Le bolle sono frequenti in borsa. E lo sono ancora di più quando arrivano, in forma commerciale, tecnologie rivoluzionarie come l’AI. Tuttavia, prima di parlare di bolla – e prima di capire se i vincitori sono stati già scelti, dovremo fare anche qualche altra considerazione.
I problemi sono ancora relativamente… locali
Primo aspetto di questa bolla. A soffrire più di tutti sono stati i neocloud. Si tratta di una definizione piuttosto ampia – all’interno della quale rientrano le società che vendono o affittano:
- Potenza di calcolo;
- Data center nei quali inserire macchine proprie,
- Terreni dove sviluppare data center.
Sono società che hanno delle caratteristiche relativamente omogenee:
- Sono scarsamente capitalizzate;
- Hanno bisogno di frequenti ricorsi al mercato dei capitali;
- Sono ritenute poco affidabili dai mercati e dunque pagano interessi elevati.
Per capire cosa sia successo ai neocloud basta guardare al mercato del credito in generale. I capitali non sono infiniti – e per ogni dollaro stanno combattendo titoli di stato (più o meno solidi), aziende investment grade (SpaceX, ma anche Google, Meta e altre), aziende junk come i neocloud ma non solo.
C’è poi un altro problema: i data center hanno di fronte un’opposizione importante a livello politico locale, nazionale e negli Stati Uniti anche federale. E se i data center non si riescono a costruire, i neocloud sono stretti in una doppia morsa:
- Gli interessi continuano a correre;
- I pagamenti dai clienti finali spesso non arrivano.
Il problema però che ha portato al crollo di tante aziende del settore AI non arriva soltanto da qui. Quello di Intel è un caso emblematico, che c’entra, sia direttamente ma anche indirettamente, con quanto avvenuto nel settore neocloud.
Impossibile soddisfare la domanda
Se domani ci fossero immediatamente sul mercato il quadruplo dei chip, il quadruplo delle memorie e il quadruplo delle DRAM, con ogni probabilità si riuscirebbero a piazzare. Questo perché la domanda rimane ancora stellare, nonostante le difficoltà di cui sopra.
Le difficoltà del settore neocloud infatti riguardano principalmente il settore in sé: gli hyperscaler, ovvero le grandi società tech attive nel mondo AI, non hanno grandi difficoltà a continuare a finanziarsi.
Il caso di Intel racconta poi un’altra parte di storia: il gruppo ieri ha affermato che la grande domanda di componenti per PC e server ha fatto alzare i prezzi così tanto da… ridurre sensibilmente la domanda di nuovi PC.
Da un lato i prodotti high end, ovvero quelli più performanti, sono acquistati in massa dalle grandi società AI. Dall’altro la domanda di hardware più economico sulla carta si asciuga progressivamente, perché i consumatori non possono competere con i prezzi richiesti per i componenti interni.
La domanda non soddisfatta non si traduce in incassi. E i dubbi sulle proiezioni anche future di ricavi delle grandi società del ciclo AI cominciano a montare.
Le performance sono praticamente da bear market, almeno per alcuni dei titoli più rappresentativi
| Società | Ticker | Performance 6 mesi | Dai massimi storici |
|---|---|---|---|
| Intel | INTC | −32,04% | −54,89% |
| Oracle | ORCL | −19,06% | −62,22% |
| Nebius | NBIS | +9,43% | −49,56% |
| GOOGL | −27,58% | −31,80% | |
| Amazon | AMZN | −10,04% | −16,97% |
| Nvidia | NVDA | +1,71% | −16,59% |
| Meta | META | +0,90% | −22,46% |
Ora possiamo passare giornate intere a definire quando sia bear market e quando non lo sia. La definizione più comune è quella di un calo di almeno il 20% dai massimi del ciclo. Se questo fosse il caso, saremmo in pieno bear market per tutte le aziende più rappresentative del comparto.
Bolla esplosa o no?
Senza voler spaventare nessuno, va ricordato che l’esplosione delle bolle non solo in genere è assai violenta, ma può estendersi a lungo e toccare perdite assai maggiori di quelle che abbiamo visto poco sopra.
| Società | Ticker | Data del massimo | Data del minimo | Calo dai massimi |
|---|---|---|---|---|
| Amazon | AMZN | 09/12/1999 | 01/10/2001 | −95,12% |
| Cisco | CSCO | 27/03/2000 | 08/10/2002 | −90,10% |
| Oracle | ORCL | 01/09/2000 | 04/06/2002 | −84,40% |
| Intel | INTC | 24/08/2000 | 09/10/2002 | −82,92% |
| Microsoft | MSFT | 30/12/1999 | 21/12/2000 | −66,39% |
Per far capire a tutti cosa possa significare l’esplosione di una bolla, abbiamo riportato il calo dai massimi da parte di aziende che son diventate poi quasi tutte centrali non solo nel ciclo tech, ma a livello globale in termini di cap e ricavi. Se dovessimo pertanto paragonare quanto accaduto a una vera esplosione di una bolla, no, non ci saremmo ancora. E dobbiamo anche guardare alla distanza temporale tra i massimi e minimi della bolla di riferimento, ovvero appunto quella dotcom.
Ci sono problemi da risolvere, ma per ora non è un fuggi fuggi
Anche se lo scarico di azioni tech e AI è stato importante e prolungato, siamo ancora molto lontani dal fuggi fuggi a cascata che in genere si presenta all’esplosione di una bolla. Con le votazioni midterm la prossima settimana e la possibilità di un recupero entro fine anno – siamo ancora in territorio da bear market e non da catastrofe.
Le condizioni però dei neocloud e più in generale del ciclo del debito e investimenti AI dovranno migliorare. E dovranno farlo a breve. Tra poco incontreremo infatti supporti superati i quali saremo ufficialmente nella terra di nessuno.
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