La vera scommessa anti-AI è l'azienda da 5.000 miliardi di dollari. I mercati sbagliano su Apple?
Può davvero Apple diventare l'azienda dell'anti-ciclo AI? Parlano gli analisti.
12:32 • Pubblicato 03/11/2026
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Nonostante un beat delle previsioni degli analisti, il titolo di Apple ha reagito negativamente nelle trattative a borse chiuse. Dietro lo sconforto dei mercati ci sono diverse questioni. La più importante è l’enorme difficoltà che il gruppo avrà nel mantenere i margini stellari che l’hanno sempre contraddistinto, nonostante per questo trimestre l’aumento dei prezzi abbia funzionato. C’è poi la questione AI: il gruppo è tra i meno coinvolti nel ciclo e tanti investitori potrebbero correttamente considerarlo come una sorta di porto sicuro. Come scrive però The Wall Street Journal, si tratta in realtà di un’operazione che ha dei costi, soprattutto per gli investitori.
L’aspetto più interessante è forse il secondo: Apple è diventata la società con la più alta capitalizzazione al mondo nonostante abbia bellamente ignorato il ciclo AI: non ha grandi investimenti in data center, è indietro con i suoi servizi che si basano sull’intelligenza artificiale e il suo futuro non dipende dal boom del comparto. Ma può funzionare? E nel caso, quanto a lungo può funzionare?
Le ragioni per preferire Apple
Le cita The Wall Street Journal e arrivano a margine di una trimestrale che non ha convinto i più. La prima e forse più importante è che il business degli smartphone, che vale circa il 50% dell’intera attività del gruppo, continua a essere solido. Il primo trimestre pieno di aumenti ai prezzi del gruppo è risultato comunque in una crescita del 12,5% dei ricavi. Per quanto riguarda le vendite del terzo trimestre, le vendite di unità di iPhone sono scese soltanto del 4%, mentre per il resto del mercato sono scese del 22%. In assenza di dati più dettagliati, è lecito ritenere che il gruppo abbia guadagnato quote di mercato – tra le altre cose in un segmento premium che è tra i pochi a generare, su scala globale, ricavi consistenti.
C’è poi la questione spesa AI: quella di Apple è contenuta, almeno rispetto a quanto stanno investendo e promettendo di investire Google, Amazon, Meta, SpaceX. Ed è un punto a favore del gruppo – in particolare in una fase di mercati che non sembra essere granché contenta di queste spese.
Tuttavia, sul fatto che la strategia di aumentare i prezzi e mantenere le vendite tutto sommato invariate sia sostenibile sul lungo periodo, ci sono dei grossi dubbi. Ed è questo che ieri ha dominato le operazioni di chi investe anche in after hours, oltre a previsioni sulla stagione natalizia che non sembrano essere al top.
La ragione per comprare nuovi dispositivi
Rimane poi l’interrogativo che accompagna in realtà Apple dal primo iPhone: riuscirà ancora a dare ai suoi clienti (e possibilmente a clienti nuovi) ragioni sufficienti per continuare ad aggiornare i propri dispositivi?
La ricezione dei nuovi iPhone Duo e dei nuovi MacBook Pro con touchscreen (il segmento PC vale comunque 10B di ricavi per trimestre) è stata tiepida, almeno sui social, con tanti messaggi che hanno evidenziato più i difetti che i pregi di questi nuovi prodotti.
La storia però insegna che dietro la montagna di critiche c’è poi una fila che si ripresenta fuori dagli store del gruppo. Per chi cerca un’alternativa al ciclo AI, forse questo è il titolo da studiare con maggiore interesse.
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