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Bitcoin salvezza di Ucraina e Russia | Scambi +200% – Analisi dati

Sì, è davvero boom per Bitcoin tanto in Russia quanto in Ucraina, paesi in conflitto e, per motivi diversi, sostanzialmente tagliati fuori dai circuiti di pagamento tanto elettronici quanto internazionali.

Boom per Bitcoin in termini di volumi che, come vedremo tra poco, è stato confermato anche dai dati raccolti da Coinshares. Un boom che dimostra, come abbiamo anche sottolineato in un nostro recente approfondimento su Investing.com la solidità di questo protocollo anche nelle situazioni più estreme.

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Russi e ucraini puntano su Bitcoin mentre il sistema cade a pezzi

Sì, è un ottimo segno per quanto riguarda il futuro di Bitcoin, un segno sul quale possiamo investire anche con la piattaforma sicura eTorovai qui per ottenere un conto virtuale gratuito al 100% – intermediario che offre 55+ criptovalute e che include anche altri network che sono stati utilizzati da russi e ucraini per continuare a transare.

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I dati di Coinshares che arrivano da Russia e Ucraina

La quantità di denaro transato sulla rete di Bitcoin è stata costante negli ultimi mesi, con qualche calo molto leggero, almeno su scala mondiale. I dati che invece arrivano da Russia e Ucraina e che soo stati raccolti da Coinshares mettono sul tavolo notizie decisamente diverse.

I volumi sono cresciuti del 107% in Ucraina ed i ben il 231% in Russia, paesi in conflitto, che hanno scarso accesso ai sistemi di pagamento tradizionali per motivi diversi, ma che hanno entrambi provato a superare il problema con Bitcoin. E a giudicare dai dati, almeno in parte ci sarebbero riusciti.

Di che cifre parliamo? Nei momenti di picco durante il conflitto si sono superati gli 80 milioni di dollari di scambi, una cifra che sicuramente non copre tutte le due economie (siamo molto lontani), ma che dimostra come comunque per chi conosce il funzionamento del network questo sia un’alternativa valida in particolare durante i momenti di crisi.

Almeno con questi dati impossibile che gli oligarchi stiano aggirando le sanzioni con Bitcoin

La quantità di denaro che gli oligarchi hanno bisogno di sottrarre alla sanzioni è enorme. Parliamo di miliardi di dollari da eventualmente far passare dal network Bitcoin. Con questi dati, che parlano di picco ad 80 milioni per poi un ritorno in quota 50 milioni per entrambi i paesi sommati, non c’è spazio per quel tipo di operazioni.

Certo, non è detto che qualcuno non ci stia provando e ci riuscirà, ma preoccuparsi dell’inefficacia delle sanzioni sembra non solo prematuro, ma apertamente sbagliato. Il solito spauracchio agitato quando in realtà Bitcoin sta mostrando il suo caso d’uso principale.

La nostra intervista a Giacomo Zucco che ci parla di Bitcoin

Perché esistono gli unbanked dei quali abbiamo parlato con Giacomo Zucco nell’intervista di cui sopra, ed esistono anche persone che un tempo erano banked (parliamo di poco più di due settimane fa) e oggi hanno enorme difficoltà di accesso al sistema bancario tradizionale. Sì, Bitcoin fixes this.

Info su Gianluca Grossi

Analista per Criptovaluta.it - divulgatore per blockchain, Bitcoin e criptovalute in generale. Solida formazione tecnica, si occupa del comparto dal 2015. Segue da vicino gli ecosistemi di Ethereum, Solana e Fantom.

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