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IPO Uber, perché potrebbe essere una buona notizia per le criptovalute?

Uber Technologies, il noto operatore di servizi a noleggio con conducente, si sta avvicinando alla Borsa di New York. Lo scorso 11 aprile 2019, infatti, la società ha depositato presso la U.S. Securities and Exchange Commission (SEC) il suo piano per offrire azioni ordinarie al pubblico di sottoscrittori, per quella che – secondo il Financial Times – potrebbe essere una delle IPO più grandi della storia.

Obiettivo 10 miliardi di dollari

Stando al quotidiano finanziario, infatti, l’azienda vorrebbe raccogliere 10 miliardi di dollari dalla sua IPO, con un’operazione che potrebbe permettere all’azienda di ottenere una valutazione compresa tra 90 e 100 miliardi di dollari. Ricordiamo che l’ultima volta che Uber ha subito una valutazione puntuale è stato nel corso dell’ultima estata: all’epoca gli fu attribuito un prezzo di circa 76 miliardi di dollari ma… si trattava di una valutazione frutto di una raccolta fondi privata, che è cosa ben diversa dallo sbarco nei listini newyorkesi.

Se le stime di cui sopra fossero apprezzabili, la valutazione di Uber porterebbe l’azienda a superare la capitalizzazione di mercato di Bitcoin che, mentre scriviamo, si avvicina ai 90 miliardi di dollari. Tra gli altri numeri di maggior rilievo all’interno del prospetto di quotazione, rileviamo ricavi di 9,2 miliardi di dollari nel 2018 e una rete che oggi copre 63 Paesi, interessando (in via potenziale) una popolazione di oltre 4 miliardi di persone.

Perché per Bitcoin potrebbe essere una buona notizia

Ma per quale motivo la quotazione Uber potrebbe essere una buona notizia per le criptovalute e, in particolar modo, per Bitcoin?

Sebbene lo strumento criptovalutario non sia ancora ufficialmente utilizzato da Uber in tutto il mondo, e sebbene la fruizione di Bitcoin e altre criptovalute per poter pagare i servizi Uber nel 100% delle auto sembra essere piuttosto lontano, sempre più autisti Uber in tutto il mondo stanno iniziando ad accettare con maggiore convinzione BTC come strumento di pagamento, piuttosto che la loro valuta fiat locale.

Anche chi non potesse pagare direttamente con le criptovalute, può comunque farlo in maniera indiretta, usando le carte di credito basate su crypto, o le gift card di alcuni exchange, come Coinbase. Insomma, forse l’adozione di massa delle criptovalute… passa anche dalla crescita di Uber.

About Roberto Rossi

Giornalista pubblicista, specializzato in tematiche economiche e valutarie. Appassionato di fintech, è consulente degli investimenti finanziari.

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