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San Marino si candida a diventare hub europeo della blockchain

Nella giornata di ieri, così come riportato dal quotidiano sammarinese Libertas, è stato ratificato il decreto che – almeno nelle intenzioni della Repubblica di San Marino – dovrebbe trasformare il piccolo territorio circondato dall’Italia uno degli hub mondiali delle tecnologie blockchain.

Il decreto, promosso da entrambi i capitani reggenti della Repubblica, non solo si occupa delle modalità di registrazione delle imprese che basano il loro business su blockchain, ma anche la regolamentazione di token, di offerte pubbliche e del trading.

Esperti, multinazionali e governo: il triangolo delle competenze per blockchain

Interessante anche quanto avvenuto in termini di redazione del decreto e di definizione del framework legislativo: la Repubblica di San Marino ha infatti raccolto specialisti legali e informatici per definire, con la collaborazione di grandi gruppi come IBM e Cisco, una piattaforma legislativa ideale per chi dovrà operare nel settore.

Non si tratta dunque di un’impalcatura provvisoria, ma di un autentico framework completo, che permetterà a tutte le aziende che vorranno operare nella Repubblica, di avere certezza non solo dei limiti di legge, ma anche di quanto San Marino è in grado di garantire.

L’obiettivo è quello di diventare hub europeo e poi mondiale

Nelle dichiarazioni dei responsabili è facile individuare un’ambizione chiara: diventare hub europeo per la blockchain, per poi affermarsi anche su livello mondiale.

Il framework legislativo dovrà sicuramente reggere l’urto del mondo reale e dimostrarsi in grado di far prosperare le aziende che operano sulla blockchain.

Rimane il fatto che la rivoluzione è guidata da stati di piccolissima estensione. Soltanto qualche giorno fa vi avevamo raccontato delle Isole Marshall, che pur non avendo lanciato un progetto ambizioso come quello sammarinese, hanno comunque già creato le basi per qualcosa di importante.

Il tutto mentre le grandi economie mondiali continuano ad avere un approccio indecifrabile: da un lato si incoraggia l’innovazione, dall’altro si punisce (spesso con le tasse, spesso con cause senza senso) chi investe nelle criptovalute.

Info su Gianluca Grossi

Laureato in Giurisprudenza, è esperto di investimenti in criptovalute. Ha già investito in passato in BitCoin, DogeCoin, Ethereum e XRP.

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