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Forbes attacca Libra: buon progetto, società sbagliata

Facebook ha presentato al mondo la sua criptovaluta, ma non tutti sembrano essere convinti della bontà delle implicazioni di un’azienda che può già vantare 2,4 miliardi di utenti e diverse “debolezze” nella gestione dei loro dati.

La critica a Facebook

Così, almeno, la pensa Enrique Dans su Forbes, che ha lanciato un duro attacco su Mark Zuckerberg, la cui società ha annunciato un progetto molto ambizioso che, se concretizzato, darebbe a Facebook (più o meno direttamente) un ruolo centrale nell’economia mondiale. Peraltro, la critica negativa di Dans non si concentra sul progetto di una moneta universale per l’era Internet (come peraltro suggerito bonariamente da Jack Dorsey, di Twitter), ma proprio sul pericolo che questa moneta sia nelle mani di Facebook.

Un progetto non interessante?

Tecnicamente, aggiunge Dans, il progetto criptovalutario di Libra non sembra essere molto interessante. Il contributor di Forbes sottolinea infatti che sebbene l’azienda abbia assunto molti talenti con esperienza nel mondo delle criptovalute, quello che ha poi concretizzato è in realtà una stable coin con valore legato ad un paniere di valute e altri asset che possano impedire un eccessivo controllo da parte di un singolo operatore, e dunque ogni potenziale speculazione.

Per quanto poi attiene le modalità gestionali dello strumento, è stato creato un panel di oltre 20 aziende interessate a gestire un nodo della rete, con un contributo di almeno 10 milioni di dollari: spetterà a loro (e non alla generalità della community, come avviene con Bitcoin) il ruolo di convalidare le transazioni effettuate con Libra.

Sul fronte della sua fruizione più semplice, la criptovaluta di Facebook potrà essere trasferita gratuitamente attraverso tutti i canali del gruppo, compresi Messenger e WhatsApp. Facebook sta altresì cercando di lavorare con i rivenditori “fisici” affinché la accettino volentieri come strumento di pagamento, magari con qualche sconto sulle commissioni, ed eventualmente qualche accordo con i gestori della rete ATM per permettere altre operazioni, comprese la conversione con altre valute.

Facebook non è il soggetto adatto

Fin qui, gli aspetti positivi. Dans sottolinea tuttavia come diversi aspetti di Libra abbiano già fatto storcere il naso ai legislatori, considerato che non è ben chiaro come inquadrare questo progetto. Inoltre, tutti gli utenti di Facebook che vorranno usare la valuta dovranno essere identificati per prevenire il riciclaggio di denaro o altri usi potenzialmente criminali.

Per molti versi, prosegue l’articolo, una moneta universale che possa rivolgersi a popolazioni oggi poco bancarizzate e dunque al di là dell’economia tradizionale, potrebbe essere una buona idea. Tuttavia, il problema è che l’azienda che sta dietro il progetto è quella che forse ha la peggiore reputazione per la privacy, e standard etici che l’hanno vista coinvolta – ad esempio – in accuse di manipolazione elettorale.

Non mi interessa se incarica altre aziende di gestire la sua nuova moneta criptata: in passato, i problemi di Facebook sono emersi dopo che ha reso complici delle aziende che hanno investito ingenti somme in pubblicità sul suo network e non ha mostrato alcuna compiacenza nell’alienarli, trasformandoli in schiavi che credono che Facebook sia la risposta a tutte le loro esigenze e che valga la pena tradire ogni principio per ottenere la proria pubblicità davanti ai potenziali acquirenti

afferma ancora più duramente Dans e, in fondo, è proprio questo che rende “spaventoso” un progetto potenzialmente interessante. Voi che ne pensate? �Y

Info su Roberto Rossi

Giornalista pubblicista, specializzato in tematiche economiche e valutarie. Appassionato di fintech, è consulente degli investimenti finanziari.

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