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Maduro e i Bitcoin misteriosi: il patrimonio segreto dell’ex presidente è in crypto?

È vero che Maduro controlla una quantità enorme di Bitcoin? Una storia che sta facendo il giro del mondo.

Quando accadono eventi insoliti, la lista dei rumors non può che allungarsi. D’altronde i misteri sono sempre tanti – e la tentazione di unire puntini, anche in circostanze di pettegolezzo puro – è spesso troppo forte. L’ultima riguarda ancora l’arresto di Maduro, e l’enorme tesoro che avrebbe accumulato… nel corso degli anni passati al potere. Sì, c’entrerebbero – il condizionale è assolutamente d’obbligo – anche le criptovalute.

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Maduro avrebbe venduto oro della patria in Turchia e Emirati – cosa che è stata acclarata da diverse indagini giornalistiche e che è stata più volte confermata. Ora però si aggiunge un fantasioso pezzetto: il grosso di quella liquidità sarebbe stata trasferita in crypto, con l’aiuto di un losco figuro (Alex Saab) che è stato restituito al Venezuela in uno scambio di prigionieri d’alto rango nel 2023 con gli Stati Uniti.

Dove sono le crypto di Maduro?

La prima domanda – quella che potrebbe far finire sul nascere l’indagine – è la seguente: ma siamo sicuri che esistano? La risposta è no: non vi sono prove onchain e non vi sono tracce, se non l’articolo di un misterioso blogger che cita fonti informate dei fatti, che parlano di un trasferimento in criptovalute, senza specificare quali.

Si tratterebbe comunque di somme immense e difficili da nascondere anche nel mondo crypto, dove comunque tutto è trasparente e dove nascondersi quando si ha in mano il controllo di risorse così importanti è praticamente impossibile.

Rimane però il gusto dei rumors, ovvero quel piacere che quasi tutti proviamo quando viene elaborata una storia particolarmente affascinante, spesso fantasiosa e comunque più da film che da prove solide.

Venezuela e crypto

Non si tratterebbe della prima avventura del Venezuela di Maduro all’interno del mondo crypto. Tanti dei nostri lettori ricorderanno l’esperienza fallimentare del Petro, una criptovaluta che avrebbe dovuto essere ancorata al petrolio nazionale e che ha cessato però ogni tipo di operazione.

A Caracas, fa notare qualcuno, c’è un ampio utilizzo di USDT di Tether – cosa che da tempo insospettisce gli avversari e i detrattori della prima emittente per capitalizzazione di mercato di stablecoin ancorate al dollaro. Tuttavia, da qui a dichiarare che l’enorme quantità di denaro sottratta da Maduro alle casse del Venezuela sia finita in una stablecoin da 180 miliardi di dollari di capitalizzazione… presenta un salto logico e fattuale piuttosto importante.

In aggiunta, per ovvi motivi, Tether è perfettamente allineata con le richieste delle autorità USA anche per casi meno importanti sul piano politico. Figurarsi se non lo sarebbe di fronte a una questione così importante.

Prima però, ammesso che esistano, tali criptovalute di Maduro andranno trovate.

Sul fronte asset tradizionali però… c’è già del movimento. La Svizzera stamattina ha congelato i beni riconducibili a Maduro e al suo entourage.

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