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Crypto e Bitcoin: proposta legge USA fa partire la GUERRA. Tutti scontenti, e la senatrice…

Parte una battaglia che sarà una delle tante di una guerra che arriva da lontano e andrà... lontano.

La proposta di legge per regolamentare il mercato crypto non piace a nessuno. Non piace ai sostenitori del comparto e non piace neanche ai suoi avversari, con una valanga di emendamenti da ambo le parti che proveranno a modificarne il contenuto. Parliamo chiaramente degli Stati Uniti, paese che si sta approcciando a una normativa completa in stile MiCA ma che vede almeno due fazioni darsi battaglia, su presupposti di partenza molto diversi tra loro. Il testo, che doveva fare da sintesi tra queste due anime, non piace davvero a nessuno.

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Servirà comunque il completamento della proposta da parte di due diverse commissioni senatoriali. La prima è quella dedicata al settore bancario e che controlla anche la SEC, la seconda è la commissione agricoltura, che storicamente governa il mercato dei futures negli Stati Uniti.

Sono già più di 100 gli emendamenti, per una situazione che è stata resa ancora più complicata dalla presenza massiccia di attività del presidente degli USA nel comparto.

È tornata anche lei, Elizabeth Warren

Non poteva mancare il contributo di Elizabeth Warren, che nel corso della sua lunga carriera in Senato si è sempre schierata contro il settore, fino a dichiararsi a capo dell’esercito anti-crypto, nel corso della precedente legislatura. Ha già inviato la bellezza di 38 emendamenti, chiedendo la rimozione di ogni tipo di protezione per gli sviluppatori, maggiori obblighi AML per la DeFi e più in generale lo smantellamento di tutto quanto si era fatto di buono per il settore all’interno delle suddette leggi.

La statistica però gioca a favore del mondo crypto, almeno per quanto riguarda gli emendamenti presentati da Warren. La senatrice infatti ha uno dei tassi più bassi di approvazione delle sue iniziative di tutto il ramo legislativo USA.

C’è tempo per discuterne?

Dovrà essercene, perché con così tanti insoddisfatti è evidente che si dovrà cercare un nuovo equilibrio, nella speranza che sia maggiormente favorevole al settore.

Galaxy, società che si occupa storicamente di investimenti nel settore crypto, ha definito questa legge come la peggiore per privacy e libertà dei cittadini dai tempi del Patriot Act, parere certamente non moderato che però vale doppio, perché arriva da un soggetto pienamente istituzionale e che storicamente è sempre stato misurato nelle sue dichiarazioni pubbliche.

C’è maretta anche tra i gestori dei protocolli DeFi, che nel complesso avrebbero preferito un approccio maggiormente protettivo delle loro attività.

Si è partiti dunque male, cosa che è tipica di quando si vuole accontentare tutti, anche quando su posizioni inconciliabili. La battaglia è però appena aperta – e in tanti dal mondo istituzionale gridano che una brutta legge sarebbe comunque meglio di nessuna legge.

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