Una whale dormiente di Bitcoin si è appena svegliata dopo oltre 13 lunghi anni di letargo per movimentare le coins che aveva acquistato in passato. Nel lontano giugno 2012, quando la criptovaluta non era ancora mainstream e quotava appena $7, questo investitore lungimirante ha iniziato ad accumulare, comprando in varie tranche fino ad aprile 2013, nel mezzo del primo bull market della storia di BTC.
Oggi il veterano di Bitcoin è tornato improvvisamente in pista, rompendo un silenzio durato oltre un decennio. Con una transazione on-chain, ha spostato il suo bottino da 909 BTC in un nuovo wallet, mossa che non implica necessariamente una vendita, ma che lascia aperta questa possibilità. Vediamo ora più da vicino cosa emerge dallo storico delle sue transazioni.
Whale di Bitcoin OG si risveglia dopo 13 anni
A volte il tempo fa miracoli, soprattutto nei mercati finanziari e a maggior ragione nel mondo di Bitcoin, dove l’attesa può cambiare completamente il peso di certe scelte. È il caso di questa whale OG, su cui Gianluca Grossi vi ha anticipato poco fa alcune possibili letture del movimento, che più di 13 anni fa aveva acquistato per la prima volta 21,5 BTC, quando il prezzo di scambio era appena di $7, come riportato dall’explorer di Arkham Intelligence.
Questo episodio è anche un buon pretesto per ricordarvi come funziona il modello di trasferimento di Bitcoin, basato sugli UTXO, ovvero input e output delle transazioni. Nell’immagine seguente potete osservare la transazione in questione: 80,7 BTC vengono spostati dalla piattaforma MPEX (poi chiusa tra il 2013 e il 2014), ma solo una parte arriva effettivamente alla whale, mentre il resto viene inviato a un secondo output come forma di “resto”.

Fatto sta che, dopo questo primo buy, la whale continua ad acquistare saltuariamente, fino al 28 aprile 2013, diverse decine, se non centinaia di Bitcoin, portando il suo bilancio complessivo a 909,38 BTC. Da lì in poi, è scomparsa dai radar on-chain, ed è rimasta in silenzio fino ad ora, fin quando il suo indirizzo è tornato a comparire nella lista di transazioni della mempool.
Come riportato da Lookonchain, i suoi Bitcoin valgono oggi ben $84,6 milioni, grazie ad un prezzo che si è rivalutato da $7 fino ad oltre $90.000. Dal suo primo investimento, il veterano è in up del 13.900x, un moltiplicatore incredibilmente enorme che è in genere impossibile da replicare nel mondo della finanza. Moltiplicatore che potrebbe in realtà crescere ancora, visto che l’operazione della whale è per ora un semplice trasferimento verso un nuovo indirizzo.

Se la balena dovesse vendere, che impatto avrebbe su Bitcoin?
Parliamo ovviamente di cifre che, per quanto possano fare gola a noi comuni investitori, sono facilmente digeribili da un mercato così ampio e liquido come quello di Bitcoin. Anche se la balena dovesse decidere di scaricare tutti i suoi 909 BTC in un solo ordine a mercato (scelta probabilmente poco saggia), non sarebbe comunque un problema dato che una quantità simile rappresenta una frazione marginale rispetto ai volumi medi scambiati quotidianamente su Bitcoin.
Oltretutto non è la prima whale che osserviamo in questo ciclo di mercato che si risveglia dopo anni di letargo. Ne parlavamo proprio ieri di come il fenomeno delle coin dormienti tornate in movimento stesse mostrando segnali di rallentamento rispetto ai mesi precedenti. Quest’episodio, per quanto comunque marginale per certi aspetti, rappresenta un’eccezione al trend osservato.
Il mercato di Bitcoin nel 2013
In pochi c’erano 13 anni fa durante la prima bull run di Bitcoin, e a sua volta, pochissimi di questi hanno avuto il coraggio e l’intraprendenza di holdare per così tanto tempo, rinunciando a profitti rapidi per guardare più al lungo termine. A gennaio del 2013, il prezzo di Bitcoin era di circa $13 dollari, reduce da un 2012 di lieve crescita iniziato con BTC a $7.
In quell’epoca non c’erano neanche così tante piattaforme di scambio: noi riusciamo a vedere lo storico completo grazie al mercato Bitcoin/Dollaro di Bitstamp, uno degli exchange più longevi della storia. Proprio nel corso del 2013, però, il settore crypto inizia a decollare: BTC ad aprile aveva già toccato i $259, dopo un primo trimestre fatto quasi e esclusivamente solo di candele verdi.
A fine anno invecesi raggiungono per la prima volta i $1.000, prima di correggere per un lungo bear market in attesa della nuova corsa del 2017. Chi ha acquistato in questi anni, e pazientato fino ad oggi, oggi può solo che festeggiare.

Come si fa ad holdare per 13 anni?
A questo punto molti di voi si staranno chiedendo come sia possibile resistere alla tentazione di fare cash-out per così tanto tempo. Ovviamente stiamo parlando di qualcosa di eccezionale, visto e considerando che la maggior parte di tutti quelli che hanno acquistato Bitcoin oltre 10 anni fa oggi si sono già pentiti in più occasioni di aver venduto.
Chi vi scrive è dell’opinione che alla fine “tutti abbiamo un prezzo”, e che dunque nel corso degli anni anche i più lungimiranti hanno ceduto dopo aver visto cifre a 6 zeri nel proprio wallet. A resistere fino in fondo sono stati in pochi: chi credeva profondamente nella tecnologia e, allo stesso tempo, non aveva un reale bisogno di liquidità in quel momento, (forse senza una famiglia alle spalle o in una situazione finanziaria già abbastanza agiata).
Nella maggior parte dei casi, chi oggi si ritrova ancora in possesso di Bitcoin acquistati oltre dieci anni fa rientra in una di queste due situazioni:
- Ha venduto solo una parte dei Bitcoin accumulati, lasciando correre il resto, e si ritrova oggi con una fortuna che si è moltiplicata
- Aveva perso le chiavi private, o semplicemente dimenticato l’acquisto, salvo poi riscoprirlo anni dopo.
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