Come se le costanti escalation non fossero abbastanza, c’è chi si diverte a immaginare di avere potenza infinita e di mettere in pratica idee sceme come un potenziale scarico del debito USA, così per ripicca. A prescindere da come la si pensi sulla questione Groenlandia, l’idea di vendere non si è capito quali titoli di debito USA si candida a diventare la più stupida del 2026. Questo nonostante siamo ancora in gennaio.
Che l’idea circoli in certi bar, in particolare quelli con un considerevole consumo di alcolici, non è preoccupante. A essere preoccupante è che l’idea sia stata fatta circolare – e anzi spinta con una certa forza – da chi avrebbe anche il compito di spiegare ai non addetti perché è un’idea stupida, impraticabile e in ultimo simile a quella del tizio che si evirò per far dispetto alla moglie.
Punto primo: di chi sono i bond USA detenuti dagli europei?
Al 60-65% sono in mano a privati. Sono dei prodotti di risparmio molto apprezzati, e in tanti li hanno in portafoglio, sia direttamente, sia invece tramite fondi money market e altri tipi di prodotti. Questo esclude già una larga parte dei bond USA detenuti dagli europei dal novero di quelli che si possono vendere per capriccio politico.

Il resto, in forma di riserva, è detenuto, dalle banche centrali. Su questo tema torneremo tra pochissimo.
Non è chiaro se l’idea – ammesso che ce ne sia una – di chi vuole vendere debito USA per ritorsione verso gli USA, sia quella di proibirne la detenzione. E probabilmente offrire una piccola finestra di scarico di tali titoli, oltre la quale sarà proibito detenerne.
Tornando alla questione dei titoli detenuti dalle banche centrali: l’indipendenza della Banca Centrale Europea è sacra a tal punto da essere messi nero su bianco all’articolo 130 del TFUE:
Nell’esercizio dei poteri e nell’assolvimento dei compiti e dei doveri loro attribuiti dai trattati e dallo statuto del SEBC e della BCE, né la Banca centrale europea né una banca centrale nazionale né un membro dei rispettivi organi decisionali possono sollecitare o accettare istruzioni dalle istituzioni, dagli organi o dagli organismi dell’Unione, dai governi degli Stati membri né da qualsiasi altro organismo. Le istituzioni, gli organi e gli organismi dell’Unione nonché i governi degli Stati membri si impegnano a rispettare questo principio e a non cercare di influenzare i membri degli organi decisionali della Banca centrale europea o delle banche centrali nazionali nell’assolvimento dei loro compiti.
Si può modificare? Forse sì. I tempi sarebbero lunghi, le convergenze politiche necessarie forse impossibili, e comunque mai per una “trattativa” che dovrebbe occupare al massimo lo spazio di poche settimane.
Secondo punto: il creditore ha in mano il debitore
Questa è l’altra enorme fantasia, che circola in verità più spesso quando si parla della quantità di debito USA detenuto dai cinesi. C’è la convinzione, invero assai sciocca, che i creditori abbiano qualche tipo di potere speciale sul debitore. Ovvero che possano imporre condizioni su titoli già in essere. E invece è il contrario di tutto questo: le obbligazioni fissano dei pagamenti e delle tempistiche di restituzione, che non possono essere modificate in corsa neanche da chi detiene tanto – relativamente – di quel debito.
C’è sempre l’ipotesi vendere, ma qui si apre un altro vaso di Pandora: quando si vende un titolo di questo tipo, non lo si restituisce all’emittente (gli USA) per ricevere il capitale indietro. Non funziona così. Lo devi vendere a qualcuno – e in caso di scarico massiccio probabilmente a prezzi non esattamente convenienti.
Terzo punto: non stiamo facendo un piacere agli USA
Benché qualche suonato ritenga che detenendo debito USA si stia facendo un favore a quel paese. In verità, si detiene debito USA per tutta una serie di motivi:
- I privati perché lo ritengono un buon prodotto, storicamente il più sicuro e anche con buoni rendimenti (negli ultimi anni);
- Le banche centrali: perché il sistema dollaro coincide quasi perfettamente con il sistema monetario globale. E perché – ma approfondiremo in altra sede – tanto vale tenere le riserve in titoli fruttiferi piuttosto che in cash.

Quarto punto: chi incassa le perdite?
Scaricare quantità rilevanti di debito sul breve causa volatilità e probabilmente una diminuzione del valore degli stessi. Chi, di grazia, dovrebbe sostenerne le potenziali importanti perdite? Le banche private? E perché?
Ma soprattutto, per quale motivo dare fuoco metaforico a denaro faticosamente accumulato, per impattare pressoché zero sullo stato di salute del debito USA?
Quinto punto: il sistema dollaro è così potente che…
Anche chi passa le giornate a tirare freccette sulle foto del presidente degli USA (vedi Teheran) darebbe probabilmente via entrambe le mani pur di non essere estromesso dal sistema dollaro.
Per i detrattori USA è un sistema tenuto in piedi con la violenza, per i più atlantisti la conseguenza della forza economica degli Stati Uniti. Ognuno la pensi come si vuole: il fatto oggettivo è che chi viene escluso dal sistema se ne, ovviamente lamenta.
E che tirarsene fuori per conto proprio entrerebbe di diritto nello stupidario di un 2026 che di scemenze ne ha già prodotte diverse.
Ed eviteremo di parlare, per carità cristiana, di altri aspetti. Compresa la gestione della crisi del 2008, quando a chiamare in cerca di disperato aiuto non fu Washington.
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