United Airlines si sta preparando per il peggio. Quel peggio è il petrolio a 175$. Avrai già letto di queste previsioni nefaste, che spaventano il doppio perché a farle è chi – come United Airlines – da una situazione del genere avrebbe tutto da rimetterci. Vivere però nell’era del bombardamento informativo, chi lo avrebbe mai detto, non ci aiuta granché a capire concetti complessi. Anzi, a voler essere più schietti, ha rimosso la nostra capacità di comprendere frasi più lunghe di 10 parole. È vero che il CEO di United Airlines ha parlato di 175$ al barile, ma lo ha fatto in un discorso molto più complesso.
La lettera è breve, ma densa di significati, idee e strategie. E quando una lettera è così densa di significati, bisognerebbe leggerla lentamente, a fondo, cercando anche di capire verbi e forme verbali utilizzate.
Prepararsi al peggio
La lettera del CEO di United Airlines non è una lettera di previsioni sul prezzo del petrolio – che qualcuno vede addirittura a 200$. È una lettera che comunica ai dipendenti che l’azienda è pronta o si sta preparando anche a prezzi di questo tipo.
Più in breve: United sta prendendo delle decisioni che le permetterebbero di sopravvivere anche se il petrolio dovesse davvero arrivare a 200$ al barile.
Citiamo direttamente:
I nostri piani presuppongono che il petrolio arriverà a 175$ al barile e non tornerà sotto i 100$ al barile prima della fine del 2027. Onestamente credo che ci siano buone chance che non arrivi a quei prezzi, ma come leggerete più in fondo, non ci sono molti lati negativi nell’essere pronti per quell’evenienza.
Ovvero: ci stiamo preparando per uno scenario – nel quale crediamo poco anche noi – perché farlo costa poco.
E poi:
Nel breve periodo, questo vuol dire ridurre i voli che sono temporaneamente non profittevoli a fronte dei costi alti del petrolio.
Dopo aver aggiunto che i piani di lungo periodo non cambiano: nessun licenziamento, nessuna cancellazione di ordini di velivoli, niente di niente.
In ore molto concitate, dove in tanti hanno improvvisamente capito che lo Stretto di Hormuz è un’arteria marittima importante, una reazione – se possiamo permetterci – più che moderata.
Ok, ma a quanto andrà il petrolio?
Non lo sa nessuno, neanche i soggetti direttamente coinvolti nelle operazioni militari. Le notizie che arrivano dall’Iran sono (volutamente?) confuse e neanche il più abile degli strateghi militari è in grado di anticipare.
Quindi, per quanto i mercati siano piuttosto nervosi e per quanto dall’Arabia Saudita siano arrivate addirittura previsioni di 200$ al barile, siamo in un contesto dove nessuno sa nulla.
E prima di credere a qualunque titolo giri sui social o sui giornali, magari cerchiamo di leggere davvero cosa è stato pronunciato dai protagonisti. Potrebbe trattarsi di questioni e previsioni molto diverse, come in questo caso.
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