Cambio di passo per un’importante banca privata svizzera. Dopo aver tagliato le posizioni sull’oro all’inizio della guerra tra USA e Iran, si è detta pronta a rientrare nel mercato. E punta a un target di almeno 6.000$ l’oncia entro fine anno per il metallo prezioso. Si chiama Union Bancaire Privée e ha una tesi che potrebbe fare scuola, anche tra gli investitori crypto.
Già passato dunque il mal di mare per chi aveva investito per tempo nell’oro e poi, vicino ai massimi, ha deciso di liquidare almeno in parte le proprie posizioni? Serviranno altre conferme. Per ora però la tesi di Union Bancaire Privée è tra le più importanti e interessanti che abbiamo letto.
Ricostruire la propria posizione
L’oro non arriva da un buon momento di breve periodo. Tra vendite di qualche banca centrale e liquidazioni di alcuni fondi hedge, in tanti hanno organizzato un funerale proprio in prossimità dell’inizio del conflitto in Iran. In pochi ancora ne parlano, qualcuno si mangia le mani (perché l’oro è pur sempre l’oro), altri invece – come Union Bancaire Privée – puntano a ricostruire le proprie posizioni.
Abbiamo fatto i primi passi per ricostruire la nostra posizione.
Una decisione che arriva dopo che le posizioni tra istituzionali e retail sarebbero tornate in equilibrio, dopo grandi sbilanciamenti proprio in prossimità dei massimi storici. Sbilanciamenti che hanno causato delle ampie correzioni e una sorta di disaffezione per il bene rifugio per eccellenza anche in momenti in cui avrebbe dovuto comandare altri ingressi di capitale.

Costruire come?
Per Union Bancaire Privée è preferibile farlo via ETF – a proposito, qui trovi la guida firmata da Francesco Galella ai migliori broker che li offrono – data la liquidità che questi strumenti offrono, e anche grazie all’assenza di necessità di stoccaggio fisico.
Per quanto riguarda il prezzo invece, il gruppo si dice quasi certo di nuovi massimi durante il 2026, fino a 6.000$ l’oncia entro fine anno. Si tratterebbe di un’ulteriore corsa dell’oro di più del 20% e del 10% circa rispetto ai massimi di fine gennaio 2026.
L’incertezza sui mercati potrebbe riportare dunque l’oro al centro – soprattutto nel caso in cui dovesse confermarsi un rischio di inflazione sul quale ormai quasi tutti sono concordi.
Quanto peseranno gli USA?
Aggiungiamo che negli USA si continua a parlare – vedi recenti previsioni di Bank of America – di possibilità di due tagli durante il 2026. Questo nonostante i numeri che arrivano dall’inflazione non siano dei migliori, a ulteriore conferma dell’incapacità delle banche centrali di imporre lacrime e sangue in un momento così difficile.
Aprile si è comunque confermato un buon mese per l’oro in termini di movimenti. Secondo quanto riporta Bloomberg infatti, gli ETF sull’oro a livello globale hanno accumulato altre 20 tonnellate, dopo un marzo che aveva fatto registrare invece record di outflow.
Numeri importanti e che potrebbero segnalare un cambio di trend importante. Cambio di trend però che avrà bisogno quasi certamente di un sostegno anche da parte del prezzo, fosse anche soltanto per invogliare i retail che sono magari rimasti scottati dagli ultimi movimenti di prezzo.
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