Una ricerca di Arkham Intelligence ci aiuta a fare chiarezza su come è distribuita la supply di Ethereum (ETH) al giorno d’oggi e su quali sono gli attori che detengono la quota maggiore dei token. Spesso il settore degli asset digitali viene criticato per la sua presunta concentrazione del potere economico attorno a pochi individui. Nel caso di ETH però – almeno stando ai numeri – questa narrazione non sembra reggere.
La blockchain di Ethereum, escludendo Bitcoin, detiene il primato di rete più distribuita del settore con oltre 900.000 nodi validatori operativi che contribuiscono alla sua sicurezza interna. Allo stesso tempo però, il primato si estende anche nel modo con cui il token ETH risulta allocato tra i vari attori dell’ecosistema.
Chi possiede più Ethereum (ETH) nel 2026: lo staking al primo posto
Secondo quanto riportato da Arkham, la quota maggiore della supply di Ethereum è custodita direttamente dal contratto di deposito dello staking. In totale i depositi ammontano a 84,7 milioni di ETH, pari ad un controvalore di 193,4 miliardi di dollari, e costituiscono il 70% di tutta l’offerta circolante della criptovaluta.
Il dato conta tuttavia solo i depositi cumulativi e non tiene conto delle uscite dal contratto: in realtà i fondi che sono attualmente bloccati sullo staking per partecipare al consenso del network sono circa 38,8 milioni di ETH, con altri 3,5 milioni di token che sono attualmente in coda per l’ingresso. Più realisticamente quindi, un 35% circa della supply di Ethereum si trova effettivamente nello staking.

Questo potrebbe sembrare un sinonimo di concentrazione, ma in realtà il contratto della Beacon chain include migliaia di validatori diversi e diversi servizi di liquid staking che semplificano l’accesso alla rete per i piccoli investitori. Ciò significa che il dato del 35% è in verità distribuito attorno a tantissimi investitori, i quali insieme formano la base economica dello staking di Ethereum.
Exchange centralizzati: la seconda categoria per quantità di ETH detenuti
Dopo il contratto di staking troviamo gli exchange, che nel complesso riportano ben 14,7 milioni di ETH, pari a circa 33,5 miliardi di dollari. La cifra, che rappresenta ad oggi il 12% della supply circolante, è in fase calante da diversi anni, dopo che nel 2020 i CEX hanno toccato il punto più alto delle proprie detenzioni a 35 milioni di coin.
In molti parlano di questa tendenza associandola ad un possibile supply shock per il prezzo di ether, con una retorica spesso utilizzata anche su Bitcoin. In realtà, la teoria degli exchange non ha molto senso, poiché seppur le riserve siano in contrazione, l’attuale massa economica custodita dai CEX risulta estremamente difficile da muovere e da contrapporre ad altrettanta domanda.

Tra i principali exchange per quantità di ETH detenuti troviamo:
- Coinbase: 4,3 milioni di ETH, per un valore di circa 10 miliardi di dollari. La cifra include anche i cold wallet e lo staking di cbETH.
- Binance: 3,7 milioni di ETH, per 9 miliardi di dollari. Anche qui lo staking svolto dall’exchange viene conteggiato.
- Upbit: 1,7 milioni di ETH, pari a 4 miliardi di dollari. L’exchange è uno dei principali player del mercato sudcoreano, con forte presenza in Asia.
Gli ETH custoditi dalle istituzioni finanziarie: ETF e DAT
Al terzo posto nella classifica della distribuzione della ricchezza di Ethereum troviamo le istituzioni finanziarie. Più precisamente ci riferiamo agli ETF di Wall Street e alle DAT che operano attraverso strategie di accumulo di ETH in tesoreria, entrambi gruppi che stanno aumentando la propria quota di supply con il tempo.
Senza ombra di dubbio, l’entità con più ether in cassa è Bitmine, società guidata dal famoso Tom Lee, che vuole comprarsi tutto. In questo momento conta 5,07 milioni di ETH, di cui 582.600 monete ferme nel wallet ed il resto depositato all’interno dello staking, per un totale che rappresenta il 4% circa dell’offerta di Ethereum

A seguire troviamo BlackRock, che con il suo ETF iShares Ethereum Trust custodisce circa 2,9 milioni di ETH in Net Asset Value. C’è poi Grayscale, che – sempre con i propri fondi quotati in borsa – gestisce 443.000 ETH.
I layer-2 di Ethereum e il contratto WETH
A scendere vediamo gli asset legati all’infrastruttura di Ethereum, in particolare i layer-2 e il contratto di Wrapped Ether (WETH), che detengono un’ulteriore porzione significativa della supply. Pensate che l’indirizzo di WETH rappresenta uno dei singoli maggiori holders della chain, con 1,8 milioni di ETH, più di quanti ne siano fermi sui cold wallet di Robinhood, e poco meno di quanti siano invece sui cold wallet di Binance.
È molto rilevante anche la quota di ETH bloccata nei bridge dei layer-2, ovvero nei contratti di deposito che collegano la mainnet di Ethereum alle varie soluzioni rollup come Arbitrum e Base. Questi due, ad esempio, contano rispettivamente circa 812.600 ETH e 786.000 ETH, costituendo una porzione rilevante della distribuzione della moneta.
Anche qui però, gli ether bloccati sui layer-2, così come quelli che si trovano nel contratto WETH, non sono di proprietà di singole infrastrutture, ma rappresentano i capitali di migliaia di utenti differenti.

I singoli individui con il numero maggiore di Ethereum
Guardando invece ai singoli investitori, notiamo un dettaglio che forse non tutti gli appassionati di Ethereum conoscono. Il più grande holder di ETH non è il fondatore Vitalik Buterin, bensì Rain Lõhmus, un banchiere estone che aveva partecipato alla fase ICO del 2014 acquistando 250.000 ETH al prezzo di $0,3 per unità..
Lo stesso individuo non ha toccato per anni il malloppo, per il semplice motivo che ha perso la chiave privata d’accesso, e di conseguenza non può monetizzare il suo investimento. All’epoca aveva speso circa 75.000 dollari, ed ora si trova con 570 milioni di dollari, che però sono solo fondi virtuali a cui non può accedere.

Al secondo posto c’è Vitalik, che possiede circa 224.000 ETH, su cui però – a differenza di Rain Lõhmus – ha il controllo diretto. Completa il podio James Fickel, con circa 49.000 ETH accumulati nel tempo attraverso varie attività di investimento nel settore.
La classifica dei detentori di Ethereum è ancora lunga
Dovremmo parlare ancora di asset che si trovano sotto la custodia dei governi, oppure di fondi derivano da vecchi hack del mondo crypto e che in parte si trovano ancora all’interno di indirizzi controllati da attori malevoli. Ci sarebbero poi ancora molte altre categorie di servizi/individui in cui sono custodite quantità rilevanti di ETH, come le applicazioni DeFi, le treasury dei protocolli o, più semplicemente, i wallet dormienti che potrebbero non risvegliarsi più.
In generale però, da questa breve disamina, possiamo affermare che Ethereum rappresenta un asset estremamente frammentato su una varietà di attori ed entità, senza una reale concentrazione dominante della supply – cosa che invece accade spesso sulle monete meno capitalizzate.
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