Il caso KelpDAO, che ha subito un hack per mano degli hacker sponsorizzati dalla Corea del Nord, si complica. È arrivata infatti una richiesta di congelamento dei fondi che erano stati a sua volta congelati da Arbitrum, perché appunto relativi all’hack che ha colpito KelpDAO e rsETH. A richiedere il congelamento del congelamento sono gli avvocati di vittime di reati finanziari degli stessi hacker della Corea del Nord, per fatti relativi al 2015.
Di mezzo in realtà c’è uno studio legale, Gerstein-Harrow, piuttosto noto a chi segue il mondo crypto dal lato legale: è infatti una firm che è già nota per portare in giudizio DAO e altre organizzazioni più o meno decentralizzate. E questa volta potrebbe complicare ulteriormente il recupero del maltolto durante uno degli hack più importanti degli ultimi anni.
Congelamento del congelamento
Un breve riassunto per chi si fosse perso quanto accaduto nel corso delle ultime due settimane. KelpDAO è stata bucata da hacker che sembrerebbero essere riconducibili alla Corea del Nord. Un hack che ha portato alla sottrazione di circa 290 milioni di dollari in asset, parte dei quali, in quanto rimasti su Arbitrum, sono stati a loro volta congelati dal gruppo di controllo di questo layer 2.
Un’operazione sofferta, che apre a precedenti la cui portata è impossibile anche solo concepire al momento. Un caso complicato che ora lo diventa ancora di più perché lo studio Gerstein-Harrow afferma da tempo di avere dei claim su hack avvenuti nel 2015 e dunque di avere diritto a chiedere la soddisfazione di tali claim con qualunque asset sia riconducibile ai nordcoreani.
Il ragionamento che sembra animare la richiesta legale di congelamento è il seguente: Arbitrum ha congelato fondi riconducibili alla Corea del Nord e quei fondi… devono essere destinati ai claim di cui sopra.
Atteggiamento rapace da parte degli studi legali?
L’accusa che ora circola tra i bene informati sui social è questa: Gerstein-Harrow in passato è stata molto aggressiva nei confronti di DAO e anche di player più centralizzati del mondo crypto e ha tentato lo stesso – senza grossi successi – ogniqualvolta è venuto fuori un attacco hacker da parte di Lazarus (riconducibile appunto a Pyongyang).
Tutti attacchi ai quali è stata data ampia visibilità anche con campagne stampa mirate e che – bisognerà pur dirlo – gettano qualche ombra su questo tentativo.
Ora il mondo crypto, che era stato molto compatto per quanto riguarda la raccolta di fondi per superare i problemi successivi all’hack di KelpDAO dovrà cercare di dare un’ulteriore prova di solidità affrontando quest’altra tegola.
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