I mercati azionari confermano la frenata delle ultime sedute, con una fase di consolidamento che dura da inizio settimana. Le crypto restano il fronte più debole, appesantite dalla prudenza degli investitori. Sullo sfondo pesano le tensioni geopolitiche e il petrolio di nuovo in salita. Oggi l’attenzione converge sull’inflazione americana (CPI), lo spartiacque per le prossime mosse della Fed sui tassi.
Sul CPI di oggi si gioca la Fed di settembre
Il dato sull’inflazione americana esce oggi alle 14:30 ora italiana e sarà il fattore capace di muovere più di ogni altro i mercati di agosto. Il consensus vede l’indice generale al +3,4% annuo e la componente core, depurata da energia e alimentari, al +2,5%, numeri che orientano la Fed di settembre. Domani toccherà ai prezzi alla produzione e ai sussidi settimanali di disoccupazione a completare il quadro pre-ferragosto.
Wall Street senza spunti dalle Big Tech
Wall Street ha chiuso ancora in frenata, alla terza seduta di tono debole, con i future dei principali indici in leggero arretramento. Su base settimanale il future Nasdaq cede -0,45%, quello dell’S&P 500 lascia -0,31% e il future Dow Jones arretra -0,49%. Il quadro resta comunque positivo da inizio agosto e ancora meglio da inizio 2026, con il Nasdaq a +16,57%, S&P 500 a +12,37% e Dow Jones a +11,40%.

Le Magnificent Seven non hanno offerto spunti di rilievo, muovendosi senza una direzione chiara. Perfino Nvidia ha chiuso in sostanziale parità, nonostante l’annuncio di un piano di finanziamento da 500 miliardi di dollari per l’intelligenza artificiale.
Il movimento più interessante della seduta è arrivato invece fuori dal comparto tecnologico. In testa ai rialzi si sono piazzati energia e sanità, mentre la stagione delle trimestrali ha prodotto gli scossoni sui singoli titoli. Upwork è crollato del -14,95% su conti deludenti, Entravision ha perso oltre il -20% e Fermi è balzata in forte rialzo dopo un accordo sulle sue infrastrutture.
Bitcoin testa la SMA 50, Ethereum tiene meglio
Il mercato crypto resta caratterizzato da debolezza e incertezza, con movimenti a macchia di leopardo. Bitcoin, dopo due giorni di ribasso, oggi quota 63.855 USDT ed è in positivo. Ieri ha rotto il suo supporto di breve termine ma si è fermato sulla SMA 50, da dove sta rimbalzando. Per dare un segnale di ripresa deve però tornare sopra l’area dei 64.370 USDT, mentre l’obiettivo principale resta quello dei 66.000 USDT.

Ethereum invece sta dimostrando, da inizio settimana, una forza maggiore rispetto a Bitcoin. ETH attualmente quota 1.892 USDT e, pur avendo rotto anch’esso il supporto, resta all’interno del box range evidenziato sul grafico. Per dare un segnale di ripartenza deve tornare sopra la sua resistenza di breve dei 1.900 USDT.
Il petrolio in tensione sullo stallo tra Washington, Teheran e Oman
Il petrolio è tornato a salire con forza nelle ultime sedute. Su base weekly il WTI guadagna +7,66% e quota 84,17$ al barile. Il Brent avanza +7,72% sul weekly e quota 90,00$. La spinta nasce dallo stallo diplomatico tra Stati Uniti, Iran e Oman sullo Stretto di Hormuz.

La mediazione di Oman viene data in fase avanzata, ma le condizioni poste dall’Iran hanno rimesso tutto in discussione. Inoltre il presidente americano ha chiesto riparazioni all’Iran per le vittime dei conflitti, complicando la riapertura dello Stretto. Sul piano fisico l’offerta iraniana di petrolio è quasi sparita, con le esportazioni ridotte a zero nei primi giorni del mese. Le scorte iraniane bloccate in mare restano elevate, segno di esportazioni che non trovano sbocco.
Oggi le scorte settimanali di greggio americano sono attese in calo di 1,7 milioni di barili. Se le scorte scendono vuol dire che si consuma più greggio di quanto se ne accumula, un segnale di offerta scarsa che spinge in alto i prezzi.
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