Bitcoin e crypto a un anno dal più grande crollo di sempre: Bloomberg attacca di nuovo il settore, che però sta crescendo
Bloomberg non ci sta. Avrebbe forse preferito un 10 ottobre come pietra tombale sul settore crypto. E invece...
09:17 • Pubblicato 11/10/2026
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A un anno esatto dal grande crash del 10 ottobre sono in tanti a cercare di tirare le somme. Cos’è cambiato? Siamo diventati più maturi? Certi eventi non potranno più ripetersi? L’arrivo delle grandi banche – anche in Europa – ha cambiato finalmente tutto? Qualche risposta prova a darla Bloomberg, in uno speciale che – lo anticipiamo – pecca un po’ del pregiudizio che ha quasi sempre animato il grande giornale americano.
L’open interest – la quantità di posizioni aperte sul mercato dei derivati – non ha mai più superato quel picco del 10 ottobre. Così come non siamo ancora tornati ai livelli di prezzo di allora. Tuttavia, deve ammettere anche Bloomberg, un po’ di entusiasmo è tornato.
Cosa è cambiato?
I temi più interessanti sollevati da Bloomberg riguardano l’open interest, ovvero la quantità di posizioni aperte sui mercati dei derivati. Il grafico offerto qui da MicroMacro dimostra che in realtà siamo ancora molto lontani dai livelli del 10 ottobre. Non ci si è ancora neanche avvicinati a quei livelli e probabilmente ne rimarremo lontani ancora a lungo.

Normale: da un lato l’open interest è da sempre una funzione del prezzo – come è ancora una volta visibile dal grafico di cui sopra. Dall’altro lato, l’evento del 10 ottobre 2025 ha spazzato via i capitali di tanti che non sono più tornati. Aggiungiamo noi – dato che Bloomberg sembrerebbe ignorare la questione – che chi vuole esposizione a leva oggi ha tante alternative, comprese le opzioni sul popolare ETF su BTC83.064 $▲ +0,55% di BlackRock.
La concorrenza dei prediction market
E su questo punto Bloomberg ha ragione da vendere. Gli “investitori” che cercano soltanto forti emozioni si sono diretti, in massa, verso i cosiddetti prediction market. È stata una concorrenza forte e probabilmente lo rimarrà ancora a lungo.
E una parte di quei capitali che non sono più nelle crypto sono probabilmente finiti da quelle parti.
I prediction markets stanno attirando folle e i futures perpetual – una delle basi del trading crypto – vengono ora utilizzati anche per investire a leva su azioni, materie prime e altri asset tradizionali.
Quindi da un lato i prediction market. Dall’altro invece un’espansione del settore futures perpetual che toglie gas soprattutto al mondo delle altcoin a bassa capitalizzazione.
Non è finita
Neanche per sogno. Nonostante Bloomberg abbia qualche difficoltà ad ammetterlo, il mondo di Bitcoin e delle criptovalute ha dimostrato, nella seconda parte del 2026, di avere ancora tanto da offrire agli investitori. La conferma di ciò è non soltanto nei prezzi (che sono in recupero), ma anche ad esempio dai numeri fatti registrare dagli ETF negli USA.
Il mercato è certamente cambiato – a nostro avviso per il meglio – e continuerà a cambiare. Non sarà più lo stesso di un tempo? Pazienza. Tutto si evolve – e in questo caso potrebbe farlo per il meglio.
Qui l’approfondimento di Bloomberg sul primo “compleanno” del grande crash.
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