Banca Centrale Europea e Fed decidono in due giorni: una sorpresa sarebbe un colpo letale per i mercati
Sarà una due giorni di fuoco. I mercati non si aspettano sorprese e non ne vogliono.
17:17 • Pubblicato 25/10/2026
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La prossima settimana, rispettivamente mercoledì 28 e giovedì 29, le due principali banche centrali del mondo saranno chiamate a decidere sui tassi di interesse di riferimento. Sia per Federal Reserve sia per la Banca Centrale Europea, la decisione appare come scontata: nessun rialzo, con gli incontri che però saranno comunque importanti.
Entrambe le banche centrali devono comunque affrontare un’inflazione che è tornata a crescere, sia per le questioni che riguardano il conflitto tra USA e Iran, sia per una recrudescenza di certe dinamiche che per il momento non sembra possano risolversi da sole. E allora, perché mai si rimarrà fermi? Servirà una ricognizione di quanto è accaduto, di quanto sta accadendo e di quanto accadrà.
Una premessa: i mercati possono sbagliarsi
I mercati stanno prezzando sia per gli USA sia per l’eurozona nessun movimento sui tassi di interesse. FedWatch Tool prezza al 90,6% i tassi fermi. In Europa la situazione è simile: i mercati, imbeccati da diversi dei membri di BCE che votano, prezzano al 97% nessun movimento.
Di sorprese, almeno sulla carta, non dovrebbero essercene. E i mercati non ne vogliono.
In settimana però ci saranno anche i dati del PCE USA e di diverse inflazioni dei Paesi Membri. Non potranno muovere granché decisioni che – si spera – sono maturate analizzando dati e situazioni su più settimane.
Cosa conterà allora?
Ammesso che entrambe le banche centrali rimangano ferme, entrambi gli eventi andranno seguiti in particolare per le conferenze stampa a margine di Kevin Warsh e Christine Lagarde, che dovrebbero aiutare a capire quali siano gli intendimenti di entrambe le banche centrali per i prossimi meeting.
Kevin Warsh sarà – come sempre – reticente ad offrire anticipazioni. Questo perché il presidente di Federal Reserve ritiene che la banca centrale non debba sentirsi con le mani legate quando si tratta di eventi e decisioni future. Da Christine Lagarde dovremmo invece ricevere qualche indizio in più, per un board di BCE che è relativamente spaccato, con l’inflazione che morde e con la crescita economica che rallenta.
Va comunque sottolineato che entrambe le situazioni non sono sotto il controllo o sotto la responsabilità delle banche centrali. A dominare la scena ci sono infatti i prezzi stellari del greggio e dei prodotti raffinati. Tecnicamente alzare i tassi durante quello che è un supply shock aiuta poco. Almeno negli USA però c’è anche un ciclo di investimenti molto forte (quello dell’AI) che potrebbe essere raffreddato con una mano da parte di Fed in questo senso. Per Warsh però – e ci torneremo in settimana – è anche una questione di cui devono occuparsi (e si stanno occupando) i mercati.
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