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FBI: sono stati i nordcoreani a rubare 6 miliardi da Binance e "invita" la DeFi a bloccare tutto

FBI conferma quello che tutti sospettavano. E pubblica un invito molto particolare.

08:45 • Aggiornato 01/11/2026

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Scritto da Gianluca Grossi

Caporedattore e Content Strategy

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FBI ha attribuito la responsabilità dell’attacco a Binance a hacker sostenuti dalla Corea del Nord. Nel dispaccio arrivato sabato dal Federal Bureau of Investigation c’è però anche l’invito ai gestori di protocolli DeFi, servizi di scambio istantaneo e compagnia a bloccare ogni transazione in arrivo dagli indirizzi dell’hacker o da indirizzi che vi hanno interagito. In diversi casi sarà più facile a dirsi che a farsi, sia per motivi ideologici, sia per motivi tecnici.

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La richiesta è sotto il paragrafo Come puoi aiutare ed è rivolta, nell’ordine, agli operatori dei THORNode, agli operatori di nodi RPC, a chi offre exchange istantanei (immaginiamo si rivolgano ai diversi atomic swap), alle società di analytics del mondo blockchain e ai VASP (ovvero gli exchange). Questi ultimi sono tutti intervenuti rapidamente, così come hanno fatto tra le altre cose altri operatori centralizzati come i gestori di stablecoin. Per gli altri, al netto di qualche caso sporadico, non si è intervenuto. E non sempre perché non si crede personalmente o come collettivo nella necessità di fermare certi movimenti.

Un “invito”

La notizia è tutto sommato questa: FBI ritiene di avere prove. E ritiene che siano ancora una volta hacker nord-coreani, come nel caso di Bybit e in innumerevoli altri casi di assalti che hanno fruttato centinaia di milioni – o come in questo caso miliardi. In pochi in realtà nutrivano dubbi. E la notizia è interessante il giusto.

Ciò che dovrebbe interessare di più gli appassionati di criptovalute, blockchain e sistemi simili è quanto si legge nella seconda parte del breve comunicato di FBI.

Come potete aiutare: FBI, USSS e IRS-CI sollecitano le entità del settore privato, inclusi gli operatori di THORNode, gli operatori di nodi RPC, exchange istantanei, servizi DeFi, società di analisi blockchain e altri VASP affinché blocchino transazioni che arrivino da indirizzi che chi anima TraderTraitor sta utilizzando per riciclare gli asset rubati.

Segue poi una lunga lista di indirizzi – il grosso su rete ETH2.266 $▲ +1,14% – da bloccare. C’è però un problema: gli exchange possono sicuramente bloccare con facilità fondi in transito. Per i protocolli DeFi è meno facile di quel che sembra.

Il riferimento ai gestori di THORNode

THORChain permette lo scambio di asset da una chain all’altra senza intermediazione, cosa che rende molto più difficile tracciare i fondi stessi. Il protocollo ha un meccanismo di emergenza che permette di bloccare i trasferimenti da una chain particolare. Non dispone però tecnicamente di meccanismi per bloccare una lista di indirizzi.

La stessa questione si era verificata durante l’hack di Bitget, quando la querelle con il CEO Gracy Chen tenne banco per diversi giorni.

Il riferimento di FBI è però a chi ha un THORNode. Teoricamente ci si potrebbe coordinare e con una maggioranza di 2/3 si può bloccare una transazione. E quindi l’appello di FBI dovrebbe apparire a tutti come più sensato.

Il riferimento ai gestori di RPC

Qui la questione è ancora diversa. Chi gestisce RPC tecnicamente inoltra transazioni ai network. Sono una sorta di interfaccia a wallet e altri software, che non possono decidere di non approvare una transazione, ma che possono decidere di non inoltrarla.

Si tratterebbe di un ostacolo relativamente facile da aggirare. Tuttavia, sarebbe nondimeno un ostacolo con il quale gli hacker dovrebbero fare i conti.

Conseguenze?

C’è già chi scrive che questo è un avviso bonario e che in assenza di interventi potrebbero arrivare guai grossi per chi non si allinea. La verità, però, è che certi elementi citati oggi da FBI furono già citati ai tempi dell’hack di Bybit. Tutti, tranne… i THORNode operators. Nel documento di allora, FBI scriveva:

Come potete aiutare: FBI incoraggia le entità del settore privato, inclusi gli operatori di nodi RPC, gli exchange, i bridge, le società di analisi blockchain, i servizi DeFi e altri provider di servizi sui virtual asset a bloccare le transazioni […]

Mancava dunque il riferimento a THOR. Ma in quel caso, comunque, non ci furono ritorsioni per i protocolli DeFi che non intervennero.

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Caporedattore e Content Strategy

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Expertise

  • Analisi fondamentale e TradFi
  • News crypto, Bitcoin e Blockchain
  • Fintech, banche centrali & law
Caporedattore ed analista economico. È divulgatore per blockchain, Bitcoin e criptovalute in generale. Solida formazione tecnica, si occupa del comparto dal 2015. Detenzioni: Bitcoin, Ethereum.

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