La notizia più importante di oggi, che poi è la notizia più importante dell’anno, sembra essere sfuggita ai più, almeno per portata. Si tratta della richiesta di approvazione (l’ok sarà certo) da parte di Morgan Stanley per due diversi ETF sulle crypto. Il primo su Bitcoin, il secondo invece su Solana. È una decisione di enorme importanza, perché segna l’ingresso nel mondo delle criptovalute di uno dei giganti di Wall Street. È ancora più importante perché a prendere una decisione di questo tipo è una società che non si era mai esposta granché in questo tipo di mercato.
La notizia è inoltre importante perché arriva dopo che, poche settimane fa, Morgan Stanley aveva dato la possibilità ai propri promotori di proporre ETF crypto di altri gestori. La spiegazione più semplice è che sia arrivata una domanda tale da convincere il gigante della finanza tradizionale a fare per conto proprio.
Perché una scelta del genere?
Gli ETF incamerano delle commissioni. Quelli crypto negli USA si aggirano tra lo 0,20%-0,25% circa su Bitcoin a commissioni doppie circa sulle altcoin. Sono commissioni che i gestori incamerano – lorde – e che finiscono per generare importanti profitti. L’esempio tipico è quello dell’ETF su Bitcoin di iShares/BlackRock, che ad oggi è l’ETF che rende di più al gruppo guidato da Larry Fink. Di tutti, non solo di quelli crypto.
Il punto è ora chiedersi cosa abbiano visto nel mercato che gli altri non hanno visto. La spiegazione più semplice è che dopo aver dato consiglio ai propri promotori di iniziare a permettere l’allocazione in crypto ETF ai clienti, abbiano incontrato una domanda concreta. Domanda che fa pensare che le eventuali commissioni raccolte tramite questi prodotti potranno essere… importanti.
Cosa ci segnala?
Ci segnala che al contrario di quanto farebbero desumere dei mal di pancia importanti da parte dei clienti retail c’è domanda. C’è interesse. Ci sono fondi, investitori sofisticati, specialisti e non che vogliono esporsi. E che a quanto parrebbe, almeno dalla lista dei primi due, non si tratta soltanto di Bitcoin.
Aggiungiamo che voci di corridoio per noi credibili affermano che Morgan Stanley avrebbe l’intenzione di chiedere approvazione per altri ETF, che arriveranno a stretto giro.
Un buon segnale da un 2026 che si sta aprendo nel migliore dei modi anche in termini di sentiment e che indica senza dubbio alcuno che non c’è niente di cui preoccuparsi.
Il quarto trimestre del mondo crypto non è stato all’altezza – e su questo non vi è dubbio alcuno. Tuttavia di segnali importanti ne stanno arrivando. E il 2026 potrebbe essere un anno assai migliore di quanto si aspettavano in tanti.
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