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FRANCIA SEQ

Sequestro e violenze per Bitcoin e crypto: in Francia è di nuovo tragedia

Coinvolto anche un dipendente del fisco - che forniva indirizzi e indicazioni alla criminalità.

C’erano stati arresti, che erano stati frutto di un impegno importante da parte delle forze di polizia francesi. Si era sgominata, fu detto, la banda dietro a praticamente tutti gli assalti a crypto imprenditori e investitori. Non sembrerebbe però – a guardare i numeri – che sia così. La Francia continua purtroppo ad essere un posto molto pericoloso per chi si occupa del nostro comparto. Ed è di poche ore fa la notizia di un assalto in casa con conseguenti violenze e furto di drive USB che contenevano le chiavi private delle vittime.

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La storia è relativa a lunedì e non è stata delle più piacevoli per le persone coinvolte. Secondo quanto riporta Le Parisien la moglie del detentore di crypto sarebbe stata minacciata con armi da fuoco e legata fino al furto poi del drive USB che conteneva le chiavi.

Ancora Francia

È ancora la Francia ad essere bersagliata da attacchi di questo tipo, condotti da gruppi tanto violenti quanto organizzati, che sfruttano la visibilità di tanti investitori e imprenditori crypto per individuare le proprie vittime.

Bitcoin e criptovalute sono un bersaglio ghiotto, perché possono essere trasferiti in modo rapido e senza che le autorità possano interrompere la transazione o invertirla.

La storia però è ancora più cupa di quanto trasparirebbe dai primi dettagli. C’è il coinvolgimento di una dipendente dell’ufficio delle imposte, che avrebbe utilizzato il proprio accesso privilegiato ai database del fisco per individuare le vittime, passando poi ogni tipo di dettaglio a non (ancora) meglio precisate organizzazioni criminali.

Un cortocircuito importante che solleva un’altra questione, ovvero quella della privacy e dell’enorme quantità di informazioni che gli stati ormai conservano sui propri cittadini. Informazioni che – è bastata una sola mela marcia – sono più che sufficienti per trasformare i contribuenti più facoltosi in vittime di criminali senza scrupoli.

Le informazioni cedute dalla dipendente dell’ufficio delle imposte francese avrebbero riguardato non solo crypto investitori, ma anche Vincent Bolloré, uno dei più importanti imprenditori francesi, nonché importante azionista di Vivendi, Mediaset e anche Telecom Italia.

Francia incapace di reagire

Lo scorso anno le autorità francesi avevano smantellato un’importante rete di criminali che avevano compiuto sequestri proprio allo scopo di sottrarre Bitcoin e crypto alle vittime. Smantellata la rete però non sono diminuiti i casi di questo tipo, confermando come in realtà il problema sia enormemente più diffuso.

La Francia è pertanto da considerarsi, soprattutto per personaggi di una certa visibilità e/o legati ad imprese crypto – un posto da considerarsi non sicuro.

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