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Crypto BUYBACK: il nuovo meta dei token nel 2026, ma a QUESTE CONDIZIONI!

Pronti alla narrativa del buyback crypto?Prima devi capire quando questa pratica ha senso e quando no.

Durante lo scorso anno abbiamo assistito diversi progetti del mondo crypto a intraprendere ricchi programmi di buyback, con l’obiettivo di sostenere il prezzo dei propri token e fornire una spinta aggiuntiva, lato domanda, sul mercato. Complessivamente sono stati spesi più di $1,4 miliardi in questo genere di attività, portando a risultati talvolta significativi, ma spesso sotto le aspettative degli holders.

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Quello dei buyback è un tema tanto interessante quanto complesso, che va analizzato a fondo per comprendere se, ed a che condizioni, possa davvero incidere sulle performance di medio-lungo periodo. Vale la pena riflettere su questi concetti perché, osservando l’andazzo di molti protocolli, nel 2026 potremmo vedere un utilizzo sempre più diffuso di questo strumento sulle borse crypto.

Crypto buyback: numeri importanti nel 2025, ma con risultati misti

Nel 2025 tanti progetti crypto hanno deciso di puntare sulla strategia dei buyback, nella speranza di poter ridare vitalità alla price action delle proprie monete. A volte questo ha portato ad ottimi risultati, come nel caso di Hyperliquid in cui i riacquisti strategici dell’Assistance Fund hanno offerto lunghe finestre rialziste al token $HYPE. In altre occasioni invece, gli effetti speculativi hanno lasciato a desiderare.

Ci sono stati ad esempio casi emblematici come quello di Helium, che ha sospeso il programma di buyback dopo lo scarso appeal generato, o quello di Jupiter che nonostante i $70 milioni investiti, continua a vedere un token $JUP molto bearish sul mercato. Questo perché il buyback in sé, per natura, incide solo su un lato del book, e non può essere sufficiente a determinare da solo l’andamento di un token nel tempo.

Token buyback
Token buyback Fonte dati: https://dropstab.com/tab/token-buybacks

Questo ci porta obbligatoriamente a riflettere sull’efficacia di questa tecnica, e su quali siano i presupposti necessari affinché un buyback possa portare concretamente ad un rialzo per i token coinvolti.

Quando i buyback non funzionano?

Specifichiamo innanzitutto in che occasioni i buyback non hanno un granché senso sul mondo crypto e quando vengono utilizzati dai team esclusivamente come strumento di marketing per attirare compratori.  Riprendiamo a tal proposito quanto riportato da Lex Sokolin, co-fondatore e managing partner di Generative Ventures, che in un’intervista per The Block ha sintetizzato il problema in questo modo: “i riacquisti di token creano una domanda molto inferiore alla pressione di vendita”

Spesso i buyback nel mondo crypto coinvolgono porzioni di token irrisorie rispetto a quella che è la pressione di vendita, ed è dunque normale che non si creino i presupposti strutturali per una crescita sostenuta. A volte la spinta lato offerta è direttamente implicita nella tokenomics del progetto, complice una distribuzione della supply che penalizza il token sul mercato ed assorbire gran parte del flusso di acquisto dei buyback.

In altre occasioni, il problema riguarda prettamente le tempistiche con cui certi programmi vengono annunciati, durante i top del mercato o in condizioni sfavorevoli per gli asset risk-on. Ed a prescindere, i buyback non funzionano nel mezzo di outlook ribassisti: da ottobre a dicembre 2025, non c’è stato alcun token, con o senza l’aiutino del riacquisto, che ha riportato performance rialziste, proprio a causa di un mercato sfavorevole.

Quando invece i buyback possono avere un impatto rilevante?

Fermo restando che, come appena specificato, prima del buyback serve un prospettiva rialzista sul mercato, esistono delle “condizioni” che rendono più o meno efficace questo strumento sugli asset crypto. Come specificato recentemente da Anirudh Pai, partner di Robot Ventures, serve che vi sia una domanda già preesistente, e che i riacquisti vadano a rafforzare questa domanda piuttosto che provare a sostituirla.

È fondamentale inoltre che i buyback siano implementati su protocolli che hanno un vero e proprio product-market fit, con un’adozione reale, revenue consistenti ed una treasury in grado di sostenere una spesa ricorrente. Altra questione importantissima: l’importo utilizzato per i buyback deve essere adeguato a quanto riporta in capitalizzazione il token, altrimenti si rischia di sprecare fondi per un intervento marginale sui prezzi.

In linea generale poi, secondo quanto espresso da Amir Hajian, ricercatore presso la società di investimenti in crypto Keyrock, è bene che un progetto dedichi una parte dei flussi della treasury solo se ha già una struttura avviata. Solo se si hanno almeno 2 anni di “runaway” e non ci sono più grandi opportunità di crescita su cui investire, allora il buyback diventa sensato.

Non dimentichiamo che questa pratica deriva dai dividendi azionari, che sono sostanzialmente il risultato di un’azienda che non può più investire sulla crescita del proprio business, e decide allora di distribuire il valore generato agli stakeholders.

Un trend destinato ad esplodere nel 2026

Anche se non sempre i buyback hanno portato grandi apprezzamenti sui progetti crypto durante lo scorso anno, ci aspettiamo che nel 2026 questa narrativa continui a crescere ancora di più. Ne è una dimostrazione il fatto che tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026 si è discusso molti di questi temi, con alcuni progetti come Optimism, che stanno valutando di destinare una quota rilevante dei propri ricavi per acquisti ricorrenti dei propri token.

Tanti players sfrutteranno inevitabilmente questa moda solo per attirare exit liquidity a favore di VC ed altri investitori privati ed è dunque importante che impariamo a valutare quando un buyback può o meno incidere. Sta a noi valutare se la domanda introdotta dai buyback sia sufficiente a reggere contro le dinamiche di offerta della tokenomics, e se il protocollo riesca a generare traffico e revenue adeguati in ottica di medio-lungo periodo.

Quali crypto con buyback da tenere sott’occhio?

Di quelle crypto che già implementano sistemi di buyback, vale la pena tenere monitorati:

-$HYPE di Hyperliquid, essendo il progetto genera più revenue di tutti tra quelli che adottano questa strategia, nonché uno più sottovalutati in termini di P/E ratio.

-$RLB di Rollbit, reduce da una corsa rialzista del +58% nell’ultimo mese, e arrivato a riacquistare/bruciare fino ad ora circa lo stesso valore della propria capitalizzazione.

-$SYRUP di Maple Finance, vista la forte espansione della piattaforma e la sua curva di introiti in continua crescita nel 2025.

-$PUMP di PumpFun, anche qui il protocollo sta generando revenue interessanti, capaci di innescare una spinta della domanda degna di nota.

-$LINK di Chainlink, in questo caso le revenue non sono così determinanti, ma il progetto potrebbe avere spazio per accrescere l’entità dei buyback.

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