I dati sull’inflazione USA rispecchiano le aspettative e confermano un calo sostanziale rispetto alla lettura ultima pre-shutdown, eliminando così anche la questione giallo raccolta di dati durante la chiusura delle principali attività del governo USA. È, tutto sommato, un buon dato, che segnala una sorta di riavvicinamento al 2% (questa volta più concreto perché possibilmente privo di contestazioni). La reazione del mondo crypto è stata moderatamente positiva, con Bitcoin che viaggia sopra quota 92.000$ con una certa convinzione e con Ethereum che prova a mantenere i 3.150$.
Si può brindare? Forse è troppo presto, dato che siamo ancora lontani dal target del 2%. Tuttavia dell’inflazione fuori controllo che sarebbe dovuta venire fuori dai dazi per ora non ve n’è traccia. E questo, al netto delle considerazioni politiche, è certamente una buona cosa.
Core sotto la CPI classica, inflazione “sotto controllo”
I dati sono buoni. Per la CPI classica, quella che include anche energetici e alimentari, siamo infatti davanti ad un +2,7% che è identico alla lettura precedente ma in forte calo rispetto a due letture fa. Siamo in linea tutto sommato però con la mediana delle previsioni delle grosse banche d’affari, che vedevano tutte (tranne Citadel e UBS), un’inflazione appunto su questi livelli.
La vera sorpresa è però in termini di CPI core, che è la versione di inflazione che non tiene conto di energetici e alimentari (storicamente molto volatili). Siamo infatti a +2,6%, con le previsioni di diverse banche d’affari che si spingevano invece verso il +2,8%. Il dato portato a casa può essere dunque considerato come più che buono, sia in termini generali, sia invece come indicazione a Fed per quanto concerne la politica monetaria.
- Buona reazione per Bitcoin e crypto
Per quanto modesta, la reazione delle crypto e di Bitcoin è stata comunque buona, in attesa che arrivino conferme dalla sessione di Wall Street di oggi. Una Wall Street che è tornata – ieri – a comprare ETF su Bitcoin e Ethereum (per quanto su quantità modeste) e che è stata la grande assente per tutto il quarto trimestre del 2025.
Mai così in basso da 5 anni?
Circa, anche se non è poi questo gran traguardo, tenendo conto del fatto che da più di 5 anni siamo abbondantemente sopra il target fissato dalle banche centrali.
C’è poi un altro aspetto da considerare: nell’eterna lotta tra Casa Bianca e Fed, che è entrata nel vivo in quest’ultima settimana, il dato riportato oggi è certamente a favore della prima e offrirà nuova benzina per un fuoco che invece in tanti vorrebbero cercare di contenere.
I mercati però sembrerebbero aver preso molto poco sul serio quest’ultima evoluzione dei rapporti istituzionali, con tutta l’intenzione di procedere come se nulla fosse. Questa volta toccherà alla politica sbrogliarla.
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