Cathie Wood, CEO di Ark Invest, gestore di fondi tra i più popolari soprattutto in ambito tech, sostiene che Bitcoin potrebbe operare come asset da diversificazione anche per i portafogli istituzionali. A supporto di questa sua dichiarazione, ci sarebbe una correlazione relativamente bassa con le altre classi di asset. Un’affermazione importante, che qualcuno contesterà in quanto arriva da un gestore di fondi che investe in Bitcoin e che offre anche degli ETF sul tema, ma che in realtà è in linea con quanto è stato già confermato da BlackRock, da JPMorgan e anche da altri gestori meno invischiati nel mercato Bitcoin.
Un movimento che in realtà è partito già dal lancio degli ETF negli Stati Uniti, che hanno avuto un discreto successo anche tra investitori più articolati e che lo stanno aggiungendo, per piccole percentuali, all’interno dei propri portafogli.
Il cammino per una crescita istituzionaleCon i retail che continuano a mostrare segni di stanchezza, è più che lecito guardarsi intorno alla ricerca di altre categorie di investitori per aumentare la portata di Bitcoin come asset. Il più ovvio? Quello degli investitori istituzionali, che sono stati tirati per la giacca già da BlackRock (con Larry Fink che ne parla anche troppo spesso), ma anche da altri giganti della finanza tradizionale.
Sul tema è tornata, nel suo outlook di mercato, anche Cathie Wood, da tempo una delle più accese sostenitrici della bontà di Bitcoin all’interno di certi portafogli.
Un’altra importante considerazione per gli allocatori di asset è la bassa correlazione dei ritorni di Bitcoin non solo nei confronti dell’oro, ma anche verso le principali classi di asset, almeno dal 2020. La correlazione tra Bitcoin e oro è più bassa di quella tra bond e S&P 500. In altre parole, bitcoin dovrebbe essere una buona fonte di diversificazione per chi alloca asset per maggiori ritorni per unità di rischio, per gli anni che abbiamo davanti.

La tabella mostra effettivamente dei coefficienti di correlazione di Bitcoin nei confronti di altre asset class molto bassi, rendendolo una sorta di unicum all’interno del panorama finanziario.
Avrebbe senso dunque inserirlo? Il punto di Cathie Wood è matematicamente corretto, ed è sempre un buon punto, quello matematico, per iniziare a parlare di Bitcoin anche a pubblici che forse sono stati meno recettivi.
Già in tanti dentro
In realtà di investitori istituzionali esposti verso Bitcoin, in particolare tramite ETF, ce ne sono già tanti. Dal fondo gestito da Harvard, passando per il fondo sovrano Mubadala.
Larry Fink ha giurato in pubblico che sono diversi tra i fondi sovrani a detenere l’ETF e che ci sono ancora discussioni per aumentare allocazioni. Ci sono poi diversi gruppi che hanno posizioni significative perché partecipano al mercato di suddetti ETF (Goldman Sachs, Jane Street, Citadel), così come ci sono diversi fondi hedge di un certo spessore ad averlo inserito.

Il 2026 potrebbe rivelarsi come un anno topico per questo movimento. Ed è forse anche per questo che le parole di Cathie Wood nel suo ultimo report sono tanto cristalline.
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