Direttamente dalla timechain di Bitcoin arrivano segnali di pressione sul fronte del mining, dove vediamo un hashrate in forte calo rispetto ai dati di fine ottobre 2025. In meno di 3 mesi la somma della forza computazionale totale del network pare aver perso un buon 10%, segnalando che evidentemente qualche miner sta spegnendo i propri hardware a causa di una redditività in diminuzione.
Non è chiaramente un problema nel senso stretto del termine per Bitcoin, che nel corso della storia ha visto cali anche più ingenti dell’hashrate. Rimane comunque un dato interessante da analizzare perché può aiutarci a capire lo stato di salute del settore del mining e come questa dinamica possa influire sull’andamento dei prezzi di BTC. Tutti i dettagli di seguito.
Bitcoin hashrate: crolla la potenza di calcolo della rete
Secondo quanto riportato dai dati di Mempool.space, la media a 7 giorni dell’hashrate di Bitcoin è passata da quota 1.13 ZH/s, registrata in data 26 ottobre, fino all’attuale livello di 1,01 ZH/s. Parliamo di un calo di circa l’11%, che non tiene conto dell’excursus massimo dei valori grezzi della metrica e che rappresenta una delle compressioni più grandi degli ultimi 3 anni.
In genere l’hashrate è una risorsa che tende a crescere in modo più o meno costante nel tempo, vista l’elevata concorrenza delle società di mining ed il profondo interesse per il controllo di una porzione del blockspace di Bitcoin. Non è comunque un dramma il fatto che si stia perdendo potenza di calcolo, essendo accaduto già altre volte in passato, per poi recuperare qualche mese dopo.

Si dice che il mining di Bitcoin è una pratica che si “autoregola”, nel senso che l’affluenza dei miners dipende da quanto l’attività è redditizia per ognuno di loro, con l’hashrate che aumenta o scende in base a quelle che sono le condizione economiche complessive.
Il prezzo di BTC gioca ovviamente un ruolo chiave in questo processo perché stabilisce quanto ogni miner guadagna per singolo hash. Da notare a tal proposito come le revenue per Exahash, calcolate in USD, siano scese parecchio dal top del mercato di luglio 2025 fino ad oggi. Questo ha sicuramente influito sulla decisione di qualche operatore di spegnere temporaneamente alcuni ASIC.

Difficoltà Bitcoin in calo tra due giorni a sostegno dell’hashrate
Aggiungiamo che tra appena 2 giorni, il giorno giovedì 22 gennaio 2026 alle ore 08:15 PM UTC, ci sarà il prossimo aggiustamento della “difficoltà” del network Bitcoin. Per chi non lo sapesse, la rete è progettata per mantenere il tempo di produzione blocchi più o meno stabile intorno ai 10 minuti, ed esiste un meccanismo, noto appunto come “difficulty”, che modifica la complessità del calcolo per aggiustare il tempo di risoluzione di un blocco.
Dal momento che è atteso un calo della difficoltà,, i miners saranno più facilitati a trovare un blocco e di conseguenza avranno teoricamente un potenziale guadagno maggiore. Chiaramente poi anche qui, l’hashrate totale si adatterà di conseguenza con il passare del tempo, ma intanto questo aggiustamento rappresenta un piccolo sospiro di sollievo per i nostri amici miners.

Miners in difficoltà? Potrebbero svendere i propri Bitcoin?
Forse non tutti lo sanno ma i miners rappresentano delle entità molto importanti nell’ecosistema Bitcoin, non solo per il ruolo nobile che svolgono ma anche per la quantità di BTC che detengono nei loro wallet. Si stima che il bilancio complessivo, secondo i dati Glassnode, sia di 1,78 milioni di BTC, pari all’8,4% della supply totale della moneta.
Vista la loro quota importante di sats, è importante monitorare i periodi più delicati per il business del mining, in quanto in casi di bassa redditività potrebbero essere spinti a liquidare parte delle loro scorte per fare cassa. Una delle metriche più utilizzate come “risk-indicator” del comparto mining è l’Hash Ribbon, che misura semplicemente il livello di stress del settore attraverso il confronto tra la media mobile a breve e a lungo termine dell’hashrate.
In questo momento siamo in una fase di lieve stress, in cui storicamente Bitcoin ha performato negativamente con qualche ribasso sulle quotazioni.

Non siamo ancora a rischio capitolazione
Nonostante l’outlook incerto, dobbiamo specificare che non ci troviamo ancora in una fase propriamente “a rischio capitolazione” per il segmento dei miners di Bitcoin. Anche considerando il calo della redditività e dell’hashrate, c’è ancora del margine prima di iniziare a doversi preoccupare, almeno secondo i riferimenti storici on-chain.
Come riportato dalla metrica Miner Capitulation Risk, che unisce i due indicatori Puell Multiple e Difficulty Ribbon Compression, possiamo individuare quelle zone dove varie pressioni economiche e di rete tendono a convergere, aumentando la probabilità di una vera e propria fase di capitolazione dei miner.

Ecco in questo momento non siamo ancora arrivati allo stesso livello osservato durante i periodi di novembre 2011, gennaio 2015, dicembre 2018, giugno 2020, ottobre 2022. Tutte fasi in cui la price action di Bitcoin ha registrato grossi sell-off. Ci stiamo però avvicinando ad un livello critico, quindi occorre tenere sotto controllo tutta la situazione.
Si può fare ancora mining in Italia?
Approfittiamo del tema caldo per ricordarvi che di recente abbiamo pubblicato un video in cui parliamo proprio del mining di Bitcoin e criptovalute, discutendo se ha ancora senso o meno praticare questa attività in Italia. La risposta probabilmente già la sapete, ma non è tutto così scontato come si potrebbe pensare quindi….vai a dare un’occhiata!
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