In un mercato crypto travolto dalle vendite, comprendere la distinzione tra mercato spot e derivati offre un punto di vista tecnico utile sia per il trading sia per il portafoglio di medio-lungo periodo. È proprio nelle fasi di ribasso che diventa fondamentale mantenere lucidità, saper attendere e valutare la costruzione graduale delle posizioni o il riassetto del portafoglio. Nel tempo, agire in queste finestre risulta spesso più efficace rispetto all’inseguire i mercati durante le fasi di rialzo.
Tra spot e derivati in un mercato crypto in rosso
Lo spot rappresenta il possesso di “denaro reale”, ovvero di un token, che è preferibile detenere all’interno di un wallet crypto, meglio ancora se non custodial (elenco dei migliori).
Invece i Futures Perpetual sono il regno del trading speculativo e della leva finanziaria. Questi ultimi non hanno scadenza e utilizzano il funding rate come bussola per mantenere il prezzo del contratto ancorato al valore reale del mercato spot.
Panoramica sulle metriche dei Future Perpetual
Nell’immagine allegata “Cryptocurrency Data Analysis”, riportiamo l’andamento delle dieci principali crypto classificate per volume di scambi sui derivati, e non per capitalizzazione.

Dalla classifica dei perpetual, si può osservare come la volatilità di Dogecoin attrae più speculatori e leva rispetto a BNB, che invece ha una market cap ben maggiore e si trova alla quarta posizione del ranking globale.
Funding rate positivi nonostante il ribasso
Nonostante il calo generalizzato del mercato, i tassi di finanziamento su Bitcoin ed Ethereum (funding rate) rimangono positivi, rispettivamente a +0,0056% e +0,0034%.
Questo indica che i trader long, pur in perdita, continuano a pagare i ribassisti per mantenere aperte le posizioni, segnalando una resilienza rialzista ancora presente. Questa scommessa “contro trend” suggerisce che molti operatori considerano il ribasso temporaneo.
Rischio di long squeeze e segnali di debolezza
Tuttavia, questo scenario aumenta il rischio di un long squeeze se il prezzo spot dovesse rompere supporti chiave. L’eccesso di leva potrebbe innescare liquidazioni a cascata.
Tra le crypto con un funding rate in negativo abbiamo Bitcoin Cash con un contenuto -0,0101% ma che evidenzia una pressione short più aggressiva rispetto alle altre. Una dinamica simile si osserva su Zcash, che da inizio 2026 risulta il token della Top 20 con la performance peggiore, in calo del -32%.
Open Interest in crescita, aumenta il rischio di shock

Da osservare come questa fase di ribasso di Bitcoin, sia accompagnata da una crescita dell’Open Interest. Questa situazione rappresenta un segnale di tensione e pericolo. Con OI salito fino a 62 miliardi di dollari, la partecipazione speculativa resta elevata nonostante il calo dei prezzi.
Questo squilibrio indica un accumulo di posizioni a leva che rende il mercato potenzialmente instabile.
Liquidazioni concentrate su Bitcoin ed Ethereum
Nell’ultima colonna dell’immagine Cryptocurrency Data Analysis, si possono osservare le recenti liquidazioni forzate che superano 118 milioni di dollari su BTC e 130 milioni su ETH nelle ultime 24 ore.
Un Open Interest così elevato diventa benzina per la volatilità: movimenti improvvisi possono innescare liquidazioni a catena rapide e violente, amplificando la debolezza.

La heatmap delle liquidazioni in allegato delle ultime 24 ore mostra una forte concentrazione su Ethereum e Bitcoin, colpite soprattutto posizioni long in verde. Il movimento indica un deleveraging sui big, con scarico della leva, ciò se negativo al contempo però indica una riduzione della pressione speculativa immediata. Le altcoin restano marginalmente coinvolte in particolare con Solana, Ripple e Dogecoin.
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