Ethereum continua a deludere le aspettative degli investitori sul mercato, con i prezzi di ETH ancora bloccati a ridosso dei $3.000, ma forse potremmo essere vicini ad un punto di svolta. Dall’analisi on-chain emergono chiari segnali di forza da parte del suo ecosistema, con una forte impennata su determinati settori strategici che potrebbe fungere da benzina per un ritorno dell’entusiasmo.
Tanti analisti dicono che il 2026 sarà l’anno di Ethereum, ormai al centro di una lunga serie di narrative che risultano centrali per lo sviluppo del futuro decentralizzato. Ci sono ancora dei piccoli problemi, come la bassa redditività della rete e la domanda in calo di blockspace sulla mainnet, ma per tante altre questioni possiamo solo che essere entusiasti per ciò che verrà. Facciamo il punto della situazione in questo articolo.
Ethereum è ancora leader del mondo DeFi: la rete brilla su questi settori
Tante infrastrutture del panorama blockchain stanno mostrando segni di decadimento difficili da ignorare. Vediamo nomi di tutto rispetto che negli anni passati ricoprivano un ruolo chiave nella nostra industria, oggi in procinto di passare al miglior mondo, con poca attività e tanta liquidità in uscita. Quali nomi? Li abbiamo fatti in un questo nostro recente video, dove analizziamo le catene che, se non invertiranno il trend ribassista, rischiano semplicemente di…scomparire.
Ethereum invece dal canto suo, nonostante l’amarezza sul piano speculativo, continua a posizionarsi come leader e capostipite di tutto il movimento DeFi e web3. Non è solo una discorso ideologico o di popolarità, quanto più una questione di numeri e metriche oggettive. Ethereum vanta infatti ad oggi il primato di migliore blockchain per stablecoin, lending ed RWA.
Al suo interno circola oltre la metà della supply globale di tutte le stable esistenti, rappresentando circa $162 miliardi di valore. Sul fronte del lending, dei circa $64 miliardi complessivamente bloccati nei protocolli DeFi, Ethereum ne concentra circa $40 miliardi, confermandosi come il principale hub per il credito on-chain. Ed anche per il mercato RWA, la supremazia risulta evidente con $14 miliardi di asset tokenizzati ospitati sulla rete su un totale di $23 miliardi.
Attività on-chain in crescita su Ethereum
A sostegno di quanto appena detto, riportiamo anche una chart di Token Terminal che mostra come Ethereum stia registrando una forte impennata delle attività su segmenti come capitalizzazione stablecoin, TVL del lending, numero di transazioni e numero di indirizzi attivi. Questo trend complessivo è in realtà in crescita dall’inizio del 2025 ma proprio nell’ultimo periodo sta mostrando una fase di accelerazione.
Da notare in particolare la grande ascesa di indirizzi e transazioni, dato che evidenzia un rinnovato interesse ad interagire con la chain. Erano mesi che questi indicatori continuavano a muoversi in range, senza accennare ad alcun tipo di rottura. Ora finalmentequalcosa inizia a muoversi, e l’aria che si respira è sicuramente incoraggiante.

Secondo i dati Glassnode anche il numero di “retention”, ossia di indirizzi che interagiscono per la prima volta con Ethereum, è in volata con la metrica che riporta lo stesso valore dei massimi del 2018, quando ETH era al vertice del suo hype.
Fondi tokenizzati per la maggior parte ancora su Ethereum
Nel frattempo, il mondo TradFi sta cercando sempre più intensamente di portare il trading di asset tradizionali all’interno del mondo crypto, ed Ethereum rimane ad oggi l’opzione più blasonata come infrastruttura di riferimento per la tokenizzazione. Nonostante il tanto interesse degli operatori per le soluzioni multichain, con reti come BNB, ZkSync, Solana e Stellar che attirano capitali, il grosso dei capitali si trova ancora sulla mainnet di Ethereum.
Questo è in un certo senso anche normale visto e considerando il livello di sicurezza e decentralizzazione nettamente più alto rispetto a quello dei L2 o di altri L1 competitor. Ethereum pecca invece leggermente sulla scalabilità, anche se in certi casi non risulti un requisito imprescindibile: ad ogni modo gli sviluppatori stanno lavorando anche su questo, con tante novità attese per i prossimi aggiornamenti.

Si ritorna sulla mainnet
Aggiungiamo anche un ultimo dato interessante che mostra come una grossa fetta dell’attività on-chain ospitata all’interno dell’ampio ecosistema Ethereum stia tornando attivamente sulla mainnet, abbandonando in parte i vari layer-2. Lo scorso anno si è parlato tanto di come le soluzioni di scalabilità alternative stessero cannibalizzando i profitti e la forza di Ethereum.
Ora invece, complice anche un costo del gas che è sceso ai minimi storici, stiamo osservando una florida attività sulla rete principale. Questo è uno dei segnali più bullish che troviamo in questo momento, perché rafforza il ruolo di Ethereum come layer di settlement primario, e porta indirettamente anche interesse speculativo.

Ovviamente tutte le metriche riportate oggi non hanno un impatto sui prezzi a breve termine, ma come dicevamo prima, contribuiscono a delineare un quadro piuttosto bullish per Ethereum nel medio/lungo periodo. Se tutte le strade portano a Roma, nel 2026 dovremmo assistere quantomeno ad una reazione positiva da parte dei mercati dinanzi a queste prove di forza.
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E’ probabile che il 2026 sia l’anno della consapevolezza ma ancora volatile e il 2027 l’anno in cui vedremo Ethereum raggiungere e superare nuovi massimi. Il divario tra il valore di BTC e ETH è troppo marcato per cui vedere ETH a 10.000 o 20.000 dollari sarà del tutto normale.