Una delle grandi incognite macro del 2026 sarà la fase che attende i mercati in termini di tassi di interesse. Un’incognita importante, dato che il recente attacco da parte del Dipartimento di Giustizia a Jerome Powell, complica un po’ la costituzione di una Fed più dovish.
Manca ancora molto all’addio di Jerome Powell, ma i mercati stanno già prezzando con maggiore convinzione l’arrivo di Rick Rieder, oggi in forza a BlackRock e più in generale meno divisivo degli altri nomi che sono circolati nelle scorse settimane. La seconda incognita riguarda la permanenza di Jerome Powell comunque nel Board di Fed. Avrebbe diritto a rimanerci, in tempi normali sarebbe andato in pensione, ma rimane il fatto che questi non sono tempi normali, e che dunque Powell potrebbe approfittarne per vendicarsi contro Trump.
Chi è il candidato più forte oggi?
Anche se i mercati continuano a prezzare in vantaggio Kevin Warsh, molto vicino alle posizioni di Trump, in realtà a guadagnarsi il palcoscenico é Rick Rieder. Nome sconosciuto ai più, ma non a Wall Street, dato che riveste un ruolo di grande rilevanza in BlackRock.
Nel caso, si tratterebbe di un nuovo presidente di Federal Reserve meno allineato a Trump, ma comunque non indifferente alle paturnie dei mercati. È a capo infatti della divisione Global Fixed Income del gruppo guidato da Larry Fink e potrebbe portare non solo la sua esperienza, ma anche la sua rete di contatti.
È un personaggio stimato trasversalmente e che – dicono le malelingue – ha un certo ascendente anche sugli attuali componenti del board di Federal Reserve. Qui nel grafico la situazione nel caso di elezione di Rieder o di Warsh.
In termini di posizionamento hawk/dove, abbiamo uno specialista che è ritenuto universalmente sì una colomba, ma molto pragmatica. Ovvero un eventuale presidente di Federal Reserve che si farà guidare dai dati. Con un pizzico forse di tutela anche per gli interessi chi lascerà in BlackRock.
Una soluzione peggiore per Trump? Probabilmente sì, anche se si è fatta probabilmente necessaria dopo che i senatori repubblicani hanno fatto intendere di non avere alcuna intenzione di votare un candidato che sia direttamente espressione del presidente e, comunque, non in grado di resistergli.
Con l’attacco del Dipartimento di Giustizia al presidente in carica, Jerome Powell, è diventato chiaro anche tra gli aficionados di Trump che l’indipendenza di Federal Reserve è a rischio e che va dunque tutelata anche dalla politica.
L’altra incognita: cosa farà Jerome Powell?
Rimane questa l’altra incognita. Jerome Powell sarà tecnicamente – e ancora fino al 2028 – membro del Board di Federal Reserve. Vuol dire che potrà esprimere un voto all’interno del FOMC, a patto di non dimettersi.
Nella normalità: Powell si dimetterebbe e andrebbe finalmente in pensione, dopo una lunga carriera. È la prassi, ma non è, essendo appunto prassi, in alcun modo obbligatoria. Questo vuol dire che c’è spazio affinché rimanga.
Se dovesse rimanere: Trump dovrebbe fare i conti con un voto in meno per il suo progetto di grandi tagli. Per ora, se dovessimo puntare qualcosa, punteremmo comunque sull’addio di Powell.
Perché queste vicende sono importanti?
Perché il FOMC, la riunione che si occupa di tassi di interesse e di politica monetaria, è spaccata tra sostenitori dei tagli (e di Trump, indirettamente e direttamente) e chi invece vorrebbe una politica monetaria più rigorosa.
Uno o due voti potranno fare la differenza anche sul medio periodo, ovvero a partire da maggio, quando dovrebbe insediarsi eventualmente il nuovo presidente.
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