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EMENDAMENTO

Tasse crypto e Bitcoin: emendamento per rimanere al 26%. Come funziona il decreto?

Ricomincia la giostra della tassazione su Bitcoin e crypto. Arriva un emendamento.

Negli emendamenti al decreto Milleproroghe, secondo quanto riporta l’agenzia di stampa Ansa, è contenuto un emendamento che vorrebbe rimandare l’entrata in vigore della tassazione al 33% al 2027. L’emendamento è firmato dal deputato leghista Giulio Centemero, che già nel 2024 aveva firmato un emendamento per contenere l’aumento della tassazione, allora al 42%.

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Non è chiaro per il momento quali maggioranze potrebbero raccogliersi intorno a una proposta del genere. Durante la discussione della Legge di Bilancio, quest’anno discussa al Senato, esponenti di tutti i partiti di maggioranza avevano presentato emendamenti per scongiurare il passaggio al 33% di tassazione, poi avvenuto. Nel caso di approvazione dell’emendamento, l’entrata in vigore della norma slitterebbe al 2027, lasciando così spazio per la discussione nella prossima Legge di Bilancio, alla Camera, dove c’è maggiore interesse per la tutela del settore.

Cos’è successo in Legge di Bilancio

In Legge di Bilancio è stato introdotto un aumento della tassazione dal 26% al 33%, limitatamente però a quelle che sono le operazioni spot, ovvero quelle che includono il passaggio di criptovalute contro denaro. Una norma che non produrrebbe gettito (se non per pochi milioni, nel caso di mercato rialzista) e che però ha avuto sostegni a quanto pare anche al di fuori delle aule del Parlamento, tanto da essere comunque approvata nonostante una pioggia di emendamenti, anche dai partiti di maggioranza.

Si era già detto in fase di discussione della Legge di Bilancio che il momento più propizio per discutere il possibile salvataggio del settore dalle mani di chi lo stava (e lo sta) ammazzando sarebbe stato il decreto Milleproroghe, un decreto polpettone all’interno del quale finiscono tutti i desiderata dei parlamentari, talvolta con l’appoggio di maggioranze più ampie, altre volte invece con maggioranze che non riescono a formarsi intorno a certi temi.

Quanto spazio c’è per spuntarla?

Non è chiaro. Sappiamo che anche in altri partiti ci sono voci contrarie al passaggio al 33% della tassazione su Bitcoin e crypto e che fu proprio alla Camera che si riuscì a scongiurare l’aumento nel 2024 (per la legge di Bilancio 2025).

Non sappiamo se la spunteranno anche questa volta, con il migliore dei risultati possibili che è quello di vedere l’ingresso della norma rinviato al 2027, con un’ulteriore finanziaria per discuterlo.

Rimane il dato oggettivo di un’inciviltà giuridica alla quale sono sottoposti i cittadini e i residenti in Italia, che al 27 gennaio del 2026 non conoscono ancora l’aliquota da pagare su certi investimenti. Inciviltà palese anche prima di discutere della disparità di trattamento tra strumenti finanziari.

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