Il governatore della banca centrale tedesca, Joachim Nagel, rimane sulle sue posizioni. L’euro digitale è un’infrastruttura necessaria per l’Europa e avrà – almeno da parte di Bundesbank – pieno sostegno. Nel breve discorso da AmCham però ha parlato, brevemente, anche dei meriti delle stablecoin legate all’euro – che evidentemente vede come integrazione e alternativa al sistema che BCE sta cercando di mettere in piedi.
L’Europa dunque, almeno secondo i tedeschi, vorrebbe giocare almeno due partite. La prima in un campo dotato solo di infrastrutture europee, la seconda invece nel mondo più globale delle stablecoin. Questo mentre anche a livello politico crescono le voci di apertura verso le stablecoin.
Le stablecoin possono essere utili
Ma va? Ora anche Joachim Nagel si è convertito e ha ammesso che le stablecoin legate all’euro possono essere utili per offrire servizi (para) bancari alla popolazione e per trasferimenti di denaro a basso costo e molto rapidi. Qualcosa però sarà aggiuntivo all’ecosistema euro digitale, sul quale non si molla di un centimetro.
Il discorso completo di Nagel è qui – e in realtà il passaggio dedicato alle stablecoin non è poi così articolato:
Vedo meriti nelle stablecoin legate all’euro, che possono essere utilizzate per pagamenti transfrontalieri da individui e società, a basso costo.
L’intero punto della vicenda è in quel transfrontalieri: nella visione di BCE e di Nagel tutti i pagamenti interni all’area euro potranno infatti effettuarsi tramite euro digitale, con le stablecoin che andrebbero a prendersi cura di pagamenti che tramite euro digitale non potranno avvenire.
Con una differenza, ci sentiamo di suggerire noi: l’infrastruttura stablecoin è già pronta all’uso, non comporta l’ingresso in un settore così delicato di autorità pubbliche ed è largamente preferita pressoché ovunque, Cina esclusa.
Cambio di passo?
Sì, anche se la sensazione di chi vi scrive è che si voglia tentare la qualunque pur di non perdere centralità. L’euro digitale è stato recepito in modo assai tiepido non solo dalla popolazione (che in larga parte ne ignora l’esistenza), ma anche da diversi dei parlamenti dei paesi che compongono l’Unione. Tant’è che per andare avanti sono stati necessari compromessi in grado di accontentare le banche (che temono di perdere depositi) e anche certi ministeri delle finanze, che devono rispondere a elettorati ancora appassionati di contante.
La questione euro digitale continuerà a segnare l’enorme distanza tra Washington e Bruxelles (o sarebbe il caso di dire Francoforte). Sull’altra sponda dell’oceano Fed non mai ha voluto neanche accennare alla possibilità di creare un dollaro digitale, ritenendo tale decisione esclusiva del Congresso. In Europa si è fatto il contrario: BCE ha messo a punto il sistema e poi è andata a fare campagna elettorale.
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