Sul tema più importante del momento, il Clarity Act, è recentemente intervenuto anche Brad Garlinghouse, CEO di Ripple e uno dei rappresentanti del comparto che hanno accesso anche a certe discussioni di massimo livello politico negli USA. E dice che secondo lui ci sono buone probabilità di vedere il passo decisivo prima della fine di aprile. È una previsione ottimistica e che – se dovesse tramutarsi in realtà – sarebbe una delle notizie più bullish che potrebbero colpire il mercato crypto e Bitcoin.
Ci sono poi altre considerazioni da parte di Garlinghouse che lasciano intendere che una parte rilevante del comparto sia ormai pronta per un accordo imperfetto, piuttosto che seguire Coinbase in barricate che per ora hanno causato soltanto rallentamenti al processo di approvazione.
Il perché del rallentamento
Il perché del rallentamento dovrebbe essere ormai noto ai lettori di Criptovaluta.it®. C’è uno scontro principalmente tra banche e Coinbase, che riguarda la possibilità che gli exchange offrano rendimenti sulle stablecoin ai propri clienti.
Le banche, per interessi propri, preferirebbero una proibizione di questa possibilità. Coinbase, che ha accordi importanti con Circle (che emette USDC), chiaramente avrebbe un vantaggio competitivo rispetto alle banche, se tale proibizione non dovesse invece arrivare.
Il CEO di Ripple, Brad Garlinghouse, si è detto fiducioso sul superamento di questi ostacoli, sottolineando però come il problema sia in realtà soltanto di Coinbase. Pur non nominandola, ha invitato l’azienda a non spacciarsi per rappresentante del settore. Un settore che avrebbe idee assai diverse sull’opportunità o meno di andare avanti comunque con il Clarity Act.
Chi sarà sacrificato?
Le trattative in questo momento sono principalmente tra banche ed esponenti del settore crypto. I punti caldi sono due, quello dei rendimenti di cui sopra e quello della DeFi, che avendo meno realtà strutturate in forma di azienda potrebbe avere maggiori difficoltà a difendersi.
La sensazione è che il governo USA voglia sostenere la battaglia delle banche per quanto riguarda la proibizione dei rendimenti e forse lasciare spazio a un accordo più leggero sulla DeFi, consentendole maggiore libertà di azione.
Di spazi per trovare un accordo ce ne sono, tenendo anche conto del fatto che c’è una deadline imposta dal governo USA per fine febbraio. Oltre quel limite, qualcuno potrebbe iniziare a battere i pugni sul tavolo – e spingere per un accordo che forse scontenterà tutti, ma che è per tutti i soggetti coinvolti necessario.
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