In genere siamo abituati a pensare che durante le fasi di capitolazione dei prezzi, siano i retail ed i piccoli investitori a vendere in preda al panico le proprie crypto e a scatenare il crollo. Questa volta però dobbiamo ricrederci, perché durante il sell-off di Bitcoin ad inizio febbraio, le cose si sono svolte diversamente. Il grosso della responsabilità non è attribuibile ai poveri retail, quanto più alle whale che movimentano quantità ingenti di coins.
Nel mezzo del movimento ribassista che ha portato BTC dagli $80.000 fino in zona $60.000, le metriche on-chain evidenziano una grande partecipazione delle balene con forti inflow su exchange centralizzati. Le loro vendite, eseguite per lo più a prezzi scontati rispetto al valore di acquisto iniziale, avrebbero innescato la scintilla che si è poi trasformata in una spirale di paura e volatilità. Cosa possiamo dedurre da questa dinamica? Lo vediamo insieme qui di seguito.
Bitcoin, crypto: l’ultimo crollo arriva dalle whale
Prendiamo come riferimento l’indicatore “BTC: Whale Inflow Ratio” per capire quanto le vendite nefaste dei big players possano aver contribuito ad esasperare il recente crollo di Bitcoin. Questa metrica applica un rapporto molto semplice, dividendo la quantità di BTC depositata sugli exchange attraverso le 10 transazioni più grandi con il volume complessivo di BTC confluiti sulle piattaforme nello stesso periodo. Qui ci focalizziamo esclusivamente sulle borse di Binance, applicando una media a 7 giorni per escludere rumore.
Da quello che emerge notiamo come il rapporto sia passato dal valore di +0,4, registrato il 31 gennaio, fino a +0,64 durante il picco del crollo il 5 febbraio. Questo significa che in quei giorni c’è stato un aumento degli inflow da parte dei maggiori depositanti, evidenziando in modo abbastanza chiaro come la turbolenza delle vendite sia stata guidata principalmente dalle whale.
Ricordiamo per i meno esperti che gli inflow di asset volatili come Bitcoin all’interno degli exchange è da intendersi come un dato bearish, perché quelle monete verranno verosimilmente vendute per fiat o stablecoin. Non è un caso infatti che durante le fasi di massima tensione si verifichino grossi inflow.

A dir la verità, è da giugno 2023 che il Whale Inflow Ratio ha iniziato un movimento crescente a favore delle balene, coerentemente con un’attività di progressive vendite mano a mano che i prezzi toccavano prezzi sempre più elevati. Tuttavia l’ultimo pump della metrica appare fortemente anomalo, sia per l’intensità che proprio per il timing totalmente opposto rispetto a quanto visto negli ultimi anni.
In pochi controllano Bitcoin?
Binance ha sfiorato i 300 milioni di utenti attivi, ma da quello che vediamo le 10 maggiori transazioni in entrata di Bitcoin rappresentano praticamente il 60% di tutti gli inflow. Non è in realtà una novità che il grosso dei volumi di trasferimento sia esercitato da pochi, così come recita la legge di Pareto: “il 20% degli input causa l’80% degli effetti”.
Nei mercati, soprattutto su quelli crypto, funziona essenzialmente così, con pochi che contribuiscono a generare la maggior parte della pressione direzionale. Ad inizio febbraio, una quota sicuramente significativa dei flussi su Binance è arrivata da una singola whale che stava registrando grosse perdite under water e che era stata appena liquidata per $100 milioni su Hyperliquid.
Allo stesso tempo però dobbiamo anche spiegare che una della cause principali del crollo è arrivata direttamente dai mercati tradizionali, più precisamente attraverso il mercato dell’ETF IBIT di Ishares: si tratta di una dinamica piuttosto complessa, che abbiamo spiegato in questo approfondimento.
Detto ciò, non è comunque propriamente esatto affermare che in pochi controllano Bitcoin, quanto più che in pochi possono effettivamente influire nella determinazione del prezzo nel breve periodo. Dobbiamo essere capaci di distinguere il controllo dell’asset dalla possibile influenza sulle dinamiche speculative. Ricordate che il prezzo deriva soltanto dall’ultimo scambio eseguito sul mercato, e non è sempre rappresentativo della distribuzione e delle forze che ci sono in ballo. Se vuoi fare mente locale, questo video fa per te.
Long term holders in difficoltà: stress anche per queste entità
Al di là dell’attività delle whale su Binance o delle negoziazioni degli istituzionali su strumenti regolamenti come IBIT, è interessante guardare anche a questo dato poiché ci aiuta a chiarire il momentum in cui si trova Bitcoin. Parliamo di long-term holders, ossia indirizzi che non muovono BTC da circa 155 giorni (non necessariamente balene ma tendenzialmente operatori più strutturati degli short-term), e del loro stato di salute sul mercato.
Da inizio anno questa categoria di traders è entrata in una fase di forte stress, essendo il prezzo di Bitcoin sceso sotto la loro base di costo (metrica SOPR sotto livello 1). Questo vuol dire che durante l’ultimo sell-off hanno spostato monete in condizioni di perdita. Più nello specifico, da inizio anno il loro saldo è sceso di ben 265.000 BTC, cifra che è stata scaricata sul mercato ed acquistata progressivamente dagli short term.

Per una volta, i retail e gli investitori più attivi nel breve periodo non sono gli artefici del crollo del mercato e non hanno grandi responsabilità, se non di aver provato a difendere il supporto degli $80.000 di Bitcoin, senza però riuscirci. Ora è tempo di lasciare che il mercato si stabilizzi e ricostruisca gradualmente la propria struttura direzionale, permettendo al prezzo di trovare un nuovo equilibrio tra domanda e liquidità disponibile.
I long term potrebbero comunque continuare ancora a scaricare, visto la loro condizione di perdita, e come più volte ricordato negli ultimi giorni, ci potrebbe essere spazio per un’ulteriore sell-off.
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