Anche David Solomon, CEO di Goldman Sachs, si schiera a favore del Clarity Act, la legge attualmente in discussione negli Stati Uniti d’America che andrà a normare – una volta approvata – il mondo delle criptovalute. Una norma che è in stallo dati almeno due problemi: il primo è Coinbase che si è ritirata dal sostegno alla legge, dato che includerebbe una proibizione dei rendimenti sulle stablecoin, anche tramite exchange. La seconda riguarda invece le attività della famiglia Trump nel settore. Ostacoli superabili, anche perché il grosso degli operatori finanziari degli USA sembrerebbe essere molto interessato al superamento dello stallo. Come appunto Solomon di Goldman Sachs.
Non è finita qui però, perché David Solomon ha ammesso di avere una piccola quantità di Bitcoin, che guarda però molto da vicino, qualunque cosa voglia dire. Probabilmente voleva lasciar intendere di non essere pienamente convinto di questo suo piccolo investimento. Cosa alla quale probabilmente Bitcoin sopravviverà.
Non ti piacciono le regole? Vai a El Salvador
Bisogna leggere però tra le righe. David Solomon infatti ha ripreso le parole del Segretario del Tesoro USA, Scott Bessent, che aveva invitato gli exchange che starebbero bloccando l’avanzamento della legge a rifugiarsi a El Salvador, evidentemente diventato il paese simbolo della deregolamentazione. Questo nonostante le leggi che El Salvador ha prodotto e approvato, anche sugli exchange, ben prima degli Stati Uniti.
Non sarà certamente perfetto il Clarity Act, aggiunge Solomon, ma dovrà essere approvato perché è troppo importante che gli USA si dotino di leggi scritte – aggiungiamo noi anche per limitare le stravaganti accuse mosse dalle agenzie federali, almeno in passato, a tanti progetti crypto.
Si andrà dunque probabilmente avanti: Brian Armstrong, che è lo Spartaco di una sedizione che probabilmente presto rientrerà, non sembrerebbe aver raccolto grandi consensi, almeno tra i più grandi operatori della finanza americana. E, a dirla tutta, neanche tra gli exchange.
Intanto Hyperliquid vuole difendere la DeFi
Hyperliquid intanto si fa carico – anche economicamente – della difesa del settore DeFi, che per ora sembrerebbe essere quello meno rappresentato nelle discussioni alla Casa Bianca per far avanzare la legge. Hyperliquid ha infatti lanciato il Policy Center, con una dotazione di 29 milioni di dollari, che servirà proprio per fare lobby pro-DeFi a Washington.
Probabilmente una buona cosa, dato che la partita delle leggi si è giocata per ora a due: da un lato le banche, dall’altro gli exchange, comunque rappresentanti almeno in parte di un mondo centralizzato.
Trump pronto a cedere?
In realtà no. Trump non vuole saperne di essere oggetto di leggi che gli impedirebbero di continuare a fare affari nel mondo delle criptovalute. Sembra però che sia stata avviata una negoziazione con i democratici che prevederebbe, nel caso di accordo, l’entrata in vigore delle proibizioni soltanto dal 2028, quando Trump non sarà più presidente.
Sono queste le ultime voci che arrivano da Washington e che lasciano ben sperare per l’avanzamento di leggi che tutti ritengono piuttosto bullish per il mercato di Bitcoin e delle criptovalute.
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