Si sta consumando un dramma all’interno di BCE, almeno secondo quanto riporta Bloomberg. Le voci sull’addio di Christine Lagarde prima della scadenza del mandato, mai smentite in modo convincente dalla stessa, stanno agitando diversi membri del Consiglio Direttivo della Banca Centrale Europea. Sul tavolo, e fonte delle preoccupazioni principali, la natura politica della manovra che porterà Lagarde a ritirarsi prima del tempo.
Per i preoccupati è una questione di indipendenza di BCE. Se Lagarde ha deciso di abbandonare prima del tempo per questioni politiche e legate alle prossime elezioni in Francia, siamo davanti a indebite ingerenze di Parigi negli affari della più – teoricamente – indipendente delle istituzioni europee?
Le grandi manovre di Emmanuel Macron
L’antefatto è il seguente: Emmanuel Macron teme l’arrivo all’Eliseo della destra-destra (che è più a destra del centro-destra, per ovvi motivi) e che questa possa gestire le nomine di diverse delle più importanti cariche.
Prima carica da neutralizzare: la banca centrale francese. Obiettivo raggiunto da Macron. Villeroy de Galhau, attuale governatore di Banque de France, si è dimesso e lascerà il suo posto a giugno. Obiettivo non dichiarato: nomina di un nuovo governatore, così da non permettere la nomina a chi verrà dopo Macron.
La questione si è però allargata anche alla BCE. Durante la scorsa settimana è cominciata a circolare voce di un possibile addio, con tempistiche simili, da parte di Christine Lagarde. Il motivo sarebbe sempre lo stesso: neutralizzare la possibilità che abbiano voce in capitolo gli eventuali successori della destra-destra.
Un bel piano, senza dubbio alcuno, che però secondo Bloomberg non sarebbe stato accolto con i fuochi d’artificio all’interno della stessa BCE. Diversi tra i membri del Consiglio Direttivo infatti si sarebbero detti stupiti e attoniti, percependo la manovra come un attacco all’indipendenza dell’istituto.
A pesare è anche l’assenza di smentite decise da parte della diretta interessata, in un momento di grave difficoltà delle banche centrali pressoché in tutti i paesi economicamente sviluppati.
In realtà l’attacco di Macron all’indipendenza di BCE arriva da lontano
Lo avevamo già segnalato in dicembre, quando il presidente francese ebbe a indicare a BCE la strada giusta per il futuro della politica monetaria dell’area euro. Macron, senza troppi giri di parole, aveva invitato BCE a occuparsi più di crescita che di inseguimento del target del 2%, con l’obiettivo di allinearsi a quella che sarebbe stata una fase particolarissima della vita dell’UE, fatta anche di importanti investimenti pubblici (in particolare nel settore difesa).
Una dichiarazione che abbiamo definito come irrituale e che sebbene sia stata espressa con toni più urbani di quelli che si usano alla Casa Bianca, non era poi così distante per contenuto.
Sarà una delle storie più avvincenti da seguire nei prossimi mesi, che potrebbero avere un impatto sia sulla credibilità di BCE nella sua lotta all’inflazione, sia sui futuri assetti politici e alleanze in seno all’Unione Europea.
Quel che è certo è che da qualche tempo a questa parte sentire l’Europa attaccare Trump sulle (pessime) ingerenze negli affari di Fed è un po’ come sentire quel famoso bue che diede del cornuto all’asino.
Con una piccola nota. È in momenti come questi che la politica monetaria fissa e prevedibile di Bitcoin appare come una grande, anzi grandissima idea.
Fonte: Bloomberg
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