Home / Paura ai MASSIMI su Bitcoin e crypto: ma se fosse ROTTO l’indice che la misura?

PAURA CRYPTO

Paura ai MASSIMI su Bitcoin e crypto: ma se fosse ROTTO l’indice che la misura?

L'indice della paura mai così assurdo: ma è davvero messo così male il mercato crypto e Bitcoin?

L’indice Fear & Greed è uno dei più utilizzati su Bitcoin e crypto per capire lo stato d’animo del mercato. Ormai da settimane gravita in territorio di estrema paura, forse ingiustificato rispetto a quelli che sono gli effettivi fondamentali del mercato. Ne parlano sempre più persone, a loro volta facendosi forse condizionare da un indice che però andrebbe analizzato con cura prima di utilizzarlo come faro delle proprie operazioni.

Con Bitpanda hai 15€ di argento gratis! Una super promozione che ti regala 15€ in uno degli asset del momento. Segui il link, iscriviti e fai trading di almeno 50€ in metalli per ottenere il bonus.

Come viene calcolato il più utilizzato degli strumenti per valutare il sentiment di mercato? E cosa potrebbe esserci, a questo punto, forse non di sbagliato ma di esagerato rispetto alle attuali condizioni di mercato?

Come viene calcolato il Fear & Greed

Il più utilizzato degli indici Fear and Greed è quello fornito da Alternative.me. Esiste da più tempo, viene citato più volte ed è il punto di riferimento, nonostante ci sia anche CoinMarketCap a fornirne uno.

Indice paura alternative
L’indice negli ultimi 3 mesi – fonte elaborazione: Alternative.me

Nel momento in cui scriviamo quello di Alternative.me segna 5, un valore che non si era visto neanche nei momenti di crisi più assoluti per il comparto, cosa che dovrebbe far ragionare un po’ tutti, non sull’effettivo stato del mercato, ma piuttosto sulla bontà dell’indice. Vale la pena di segnalare che in questo momento quello di CMC segna invece 14. Una differenza non banale.

  • Come calcola l’indice Alternative.me

È a grandi linee riportato sul sito, anche se poi non sono chiare le modalità con le quali ciascuno dei fattori viene computato.

25%: volatilità e distanza dai massimi – che vengono comparati con le medie degli ultimi 30 giorni e degli ultimi 90 giorni.

25%: volumi e market momentum. Secondo quanto viene riportato dal sito stesso, la comparazione è comunque sui 30/90 giorni. Quando ci sono volumi importanti e concentrati, l’indicatore lo ritiene motivo di greed (in un mercato positivo).

15%: Social Media. Che secondo quanto riportato nella guida analizzerebbe cosa si legge su Twitter (ora X) a riguardo delle crypto. C’è anche un conteggio delle interazioni e delle pubblicazioni. Un aumento delle interazioni e delle pubblicazioni a tema è ritenuto segno di greed.

10%: Dominance. Quando la dominance di Bitcoin sale, è ritenuta in generale un indice di fear, perché Bitcoin viene ritenuto una sorta di porto sicuro all’interno del comparto crypto.

10%: Trends. Il sistema ricorre a Google Trends per valutare le ricerche di certi temi riguardanti Bitcoin e crypto, a quanto pare riuscendo a selezionare tra quelli positivi e quelli negativi.

Le differenze con CMC

Da cosa può dipendere la differenza con CMC, che segna quasi 10 punti in più in direzione greed, pur rimanendo su livelli minimi (14)?

CMC utilizza – senza riportarne il peso specifico:

  • Momentum del prezzo, su tutte e 10 le prime criptovalute per capitalizzazione di mercato;
  • Volatilità, utilizzando gli indici BVIV e EVIV su Bitcoin e Ethereum;
  • Derivati: con il ricorso al rapporto tra put e call sui mercati delle opzioni. Un rapporto che vede puts vincere su calls è ritenuto segno di un mercato più spaventato (è davvero questo il caso, sempre?)
  • Composizione del mercato: che guarda al valore relativo di BTC sul mercato e usa SSR per misurare il rapporto tra BTC e la capitalizzazione delle stablecoin principali;
  • Dati proprietari che includono anche un’analisi dei social.

Mancando pesi specifici e dettagli sulle modalità di utilizzo, in realtà non potremo mai rispondere alla domanda sulla distanza tra le due misurazioni.

Sui numeri entrambi molto bassi rispetto al passato – e anche ai momenti più difficili della storia di questo mercato – c’è però probabilmente una questione ancora ignorata dagli indici. Da settimane, se non mesi, il crypto Twitter si lamenta di una forte contrazione nella visibilità, che ha poi portato in tanti a non utilizzare più il social per questo tipo di comunicazioni.

Non è che forse i volumi molto bassi sul social per eccellenza del mercato crypto stanno impattando più di quanto dovrebbero?

Iscriviti
Notificami
guest

1 Comment
Più votati
Più nuovi Più vecchi
Inline Feedbacks
View all comments
Klaus Marvin
Klaus Marvin
24 minuti fa

ci sono tanti che vendono in preda al panico e forse in questo momento sono la maggioranza ma c’è anche chi sta comprando. Ricordate cosa diceva Bill Miller? Bitcoin si è sempre comportato così e poi ha sempre recuperato l’unica incognita è il tempo. Investite solo soldi che non vi possono servire per i prossimi cinque anni e nella malaugurata delle ipotesi domandatevi se vi cambierebbe la vita non rientrare da una perdita superiore ai 100 mila euro per i prossimi cinque o più anni. Niente paura solo preparatevi ad aprire il culo e stringere i denti, in fondo è tutta questione di tempo.