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SOROS SPIEGA BITCOIN

George Soros spiega il calo di Bitcoin: fantasie investitori sono la realtà stessa

Trend e bias sono più forti dei fondamentali. E questo punisce anche Bitcoin.

George Soros, che i più giovani tra i nostri lettori conosceranno più per l’impegno para-politico che per il suo grande passato da teorico e pratico dei mercati, può aiutarci. Forse non a diventare ricchi, ma a capire perché Bitcoin e crypto sono in una sorta di circolo vizioso, di quelli che si autoalimentano, pur con fondamentali molto più solidi di quelli di un anno fa. È la teoria della reflexivity, che senza avere la presunzione di elaborare tutto il pensiero di Soros in un modesto articolo, proveremo ad affrontare tra poche righe.

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Perché è una teoria interessante? Perché in realtà spiega che il sentiment che è poi aspettativa dei mercati finisce anche per impattare sugli stessi fondamentali. Ovvero: quello che ci aspettiamo modifica la realtà più concreta, quella dei numeri sui quali vanno fatte delle considerazioni. È interessante sia per Bitcoin e crypto, sia per il comparto del momento, quello AI. Anche, questo, per capire perché i mercati siano – in via generale – tanto tesi.

Più in breve: le convinzioni degli investitori modificano già la realtà prima che siano verificate.

Reflexivity: la teoria di George Soros in pochi punti

Promettendovi di tornare sull’argomento in modo più approfondito, vi forniamo un riassunto breve del ciclo della reflexivity di George Soros:

  1. Trend: c’è un nuovo trend, come può essere appunto quello AI;
  2. Bias: c’è una convinzione dominante che finisce per spiegarlo. In genere è banale e generica (l’AI cambierà tutto / distruggerà ogni settore);
  3. Auto-rafforzamento: trend e bias finiscono per rafforzarsi tra di loro. Il bias aumenta la convinzione, la convinzione rafforza il trend, il trend rafforza il bias;
  4. Test della realtà: arriva un evento, ma può essere anche un dato, che smentisce 1 e 2;
  5. Pivot: la narrativa finisce per mostrarsi molto più fiacca di quello che sembrava;
  6. Inversione violenta: che è poi tanto più forte quanto forti erano Trend e Bias.

Detta in parole più semplici: esce qualcosa di nuovo, gli attribuiamo proprietà salvifiche eccessive, questo meccanismo si autoalimenta, fino a quando arriva un dato che smentisce tutta la narrativa. E poi c’è la correzione.

Nel mondo AI e crypto: alla velocità della luce

C’è da dire che nei tempi in cui Soros seminava il terrore con i suoi investimenti, questo ciclo tendeva a compiersi con tempistiche più ampie. Nel mondo dell’AI lo abbiamo visto compimersi anche in mini-cicli di poche settimane.

Basti ricordarsi del crash quando fu pubblicato il modello di DeepSeek, oppure ancora la grande ansia con la quale si vive ogni trimestrale di Nvidia, pensando che possa trasformarsi in quel test della realtà di cui al punto 4.

Cosa c’entra però con le crypto e Bitcoin?

La teoria di Soros è interessante perché afferma, correttamente, che questo ciclo impatta sui fondamentali. Se trend e bias sono positivi, le società del settore tendono ad avere maggiore facilità di accesso al credito e ai finanziamenti, hanno maggiore legittimità sulla stampa, i loro asset diventano collaterale di qualità maggiore.

Un mini-ciclo di questo tipo lo abbiamo visto ad esempio con le DAT:

  1. Grande euforia, perché le crypto erano il trend del momento;
  2. Grande facilità nel piazzare azioni sovraprezzate;
  3. Check di realtà: le crypto sono un buon asset in alcuni casi, ma non il miracolo che avrebbe reso tutti ricchi in 1 mese;
  4. Pivot: crollo per le DAT, che volevano trasformare Bitcoin e crypto nel collaterale dei collaterali.

La questione è però interessante per giudicare il sentiment – ormai da troppo tempo sotto livelli che dovremmo considerare ragionevoli. Il Bias, di cui al punto due – si nutre del trend e viceversa. E servirà un check di realtà – che ricorderà a tutti che i fondamentali di Bitcoin sono gli stessi di pochi mesi fa – per invertirli.

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