Le prossime due settimane si prospettano particolarmente interessanti per il mondo crypto: ci saranno unlock di token per un valore complessivo di $5,3 miliardi che potrebbero colpire il mercato con una pressione di vendita non indifferente. Il rischio sembra però concentrato attorno ad una singola moneta, che tra qualche giorno vedrà rilasciare una quota sostanziosa della propria supply.
Gli unlock sono una componente fondamentale delle logiche economiche di ogni criptovaluta, poiché rappresentano una forma di offerta, precedentemente nota, che viene immessa di colpo sul mercato. È però fondamentale saper leggere correttamente questi eventi e, soprattutto, il modo in cui gli investitori si posizionano con l’avvicinarsi della data prevista. Non si tratta infatti sempre di un segnale bearish, o quantomeno va interpretato nel contesto giusto.
I token unlock dei prossimi giorni
Andiamo per gradi e vediamo innanzitutto quali sono gli unlock più importanti in termini di capitale sbloccato previsti per i prossimi giorni. Sabato 28 febbraio ci sarà lo sblocco di $10 milioni di token GRASS, insieme a $37 milioni di token JUP. Il giorno seguente sarà invece il turno di SUI con altri $37 milioni che varcheranno la soglia delle borse crypto.
Il 5 marzo toccherà ad ENA, che come previsto da vesting emetterà una quota pari a $17 milioni di monete. Tutte somme che, considerando la ridotta percentuale rilasciata e la capitalizzazione dei rispettivi progetti, non sono da considerarsi così pericolose ai fini della price action (fatta eccezione forse per GRASS che sbloccherà una fetta relativamente ampia).
Unlock un po’ più impegnativo quello di Hyperliquid, che il 6 marzo vedrà immettere sul mercato ben $267 milioni di controvalore di token HYPE, che comunque rappresenta appena il 2,73% della supply circolante, quindi un valore tutto sommato contenuto ed in linea con altri eventi simili. Oltretutto è improbabile che gli sviluppatori che riceveranno il premio decideranno di vendere contemporaneamente a mercato, mentre ci sarà verosimilmente una distribuzione più lenta nel tempo.

Gli unlock crypto aumentano alla seconda settimana di marzo
Guardando al calendario delle emissioni totali dei token crypto, la prossima settimana (così come quella attuale) sembra essere coerente con il ritmo delle distribuzioni recenti e di quelle programmate per il futuro. La vera anomalia riguarda invece la settimana del 9 marzo, dove ci aspettano unlock per $4,5 miliardi, numero nettamente sopra la media.

La cosa più curiosa però è che di tutto il valore che verrà sbloccato, una fetta enorme sarà concentrata su un singolo token, su cui si registrerà uno scatto importante della supply circolante. Parliamo della moneta WBT, asset nativo dell’exchange WhiteBIT, una nota piattaforma di trading centralizzato.
Come da programma non-lineare di vesting, il team del progetto rilascerà il 13 marzo una quota di 65,18 milioni di WBT, pari al 16,30% della supply circolante. Si tratta di una somma che in proporzione sulla supply risulta parecchio ingombrante e che anche in dollari assume un peso non trascurabile. Ai prezzi attuali infatti l’unlock vale $3,16 miliardi, valore equivalente al 30,5% della market cap del progetto.

WBT di WhiteBIT a rischio crollo subito dopo l’unlock?
Non è in realtà un processo così semplice ed immediato come si potrebbe pensare: i token di WhiteBIT verranno sbloccati a favore del team e della foundation, e non è detto che verranno dumpati istantaneamente. Lo stesso team ha infatti interesse nel proteggere la propria moneta da eccessive speculazioni, e difficilmente permetterà di portare $3 miliardi di offerta sul mercato tutti nello stesso giorno.
Tra l’altro, non è la prima volta che si registrano unlock di questo tipo su WBT: a maggio dello scorso anno sono stati rilasciati $1,54 miliardi di valore di token, pari al 7,9% della supply. Anche a luglio 2024 e novembre 2023 ci sono state distribuzioni simili, senza che la moneta abbia sofferto grandi eventi di capitolazione.
La cosa che piuttosto fa più effetto, e che dovrebbe far riflettere, è il fatto che il team possiede circa l’80% dell’allocazione del token, e che dunque ha un certo controllo sull’offerta disponibile. Ma parliamo ad ogni modo di una tokenomics che è nota pubblicamente, ed i cui unlock sono altrettanto trasparenti e già programmati da tempo.

Ora, detto ciò, nei prossimi giorni ci potremmo aspettare comunque qualche possibile ribasso sulla chart di WBT, soprattutto mano a mano che ci avviciniamo alla data dell’unlock. Questo perché gli investitori tendono a scontare in anticipo notizie del genere, anticipando potenziali squilibri tra domanda e offerta.
È una dinamica piuttosto comune nel mondo crypto: l’evento stesso dell’unlock è bullish nel momento in cui avviene, in quanto toglie supply dalla fetta non circolante e riduce pressioni future. Il “problema” è la fase pre-evento in cui tendono a verificarsi più prese di profitto e riduzioni dell’esposizione.
Analisi token WBT: un paragone con altri token degli exchange
Riteniamo interessante, al di là degli unlock, analizzare WBT da un’altra prospettiva, mettendolo in relazione con i token degli altri exchange centralizzati e cercando di capire se la risorsa sia sopravvalutata o sottovalutata. In termini di capitalizzazione la moneta si posiziona al secondo posto, subito dietro BNB di Binance e davanti ad altri token come LEO di Bitfinex, CRO di Cronos, OKB di OKX, BGB di Bitget ecc.
Il ruolo di WBT è del tutto simile a quello di altri token competitor, offrendo ai suoi detentori uno sconto sulle commissioni di trading e l’accesso a funzionalità premium. In genere questi asset vengono valutati sulla base dei volumi e dell’adozione dello stesso exchange, in quanto replicano in un certo senso la redditività della piattaforma.
Qui però c’è una divergenza tra i volumi WhiteBIT e la dimensione del suo token: infatti l’exchange non presenta una quota di mercato in linea con la valutazione di WBT. Secondo il report pubblicato da Coingecko a inizio 2026, in relazione ai volumi di trading del 2025, la piattaforma non rientra neanche nella top 10 in classifica. L’immagine qui sotto si riferisce ai volumi di trading perp, ma la stessa cosa vale anche per quelli spot.

Non vogliamo di certo gettare fango su WhiteBIT ed il suo operato, ma solo evidenziare come da un punto di vista prettamente speculativo attribuire $10 miliardi di capitalizzazione ad un exchange che non fa parte del cosiddetto “Tier-1”, forse è un pelino eccessivo.
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