Cosa fa davvero paura alle banche centrali adesso? Un rialzo dei prezzi duraturo a causa di un’eventuale estensione del conflitto iraniano, sia geograficamente sia temporalmente. La preoccupazione principale è per l’Europa, che ha visto i prezzi del gas naturale correre molto di più di quelli del petrolio. I timori però sono condivisi, in particolare per il prezzo del greggio, anche da Federal Reserve. I timori di queste ore hanno già contribuito a condizionare il mercato e continueranno a farlo nei prossimi giorni.
È una preoccupazione legittima? I mercati l’hanno già incorporata nei prezzi? Cosa deve verificarsi per farla sparire? I protagonisti hanno già parlato – e qui cercheremo di capire insieme che tipo di impatto ci sarà e quale potrà essere l’eventuale risposta delle banche centrali. Il condizionamento riguarderà eventualmente anche Bitcoin e criptovalute.
Perché si teme per l’inflazione?
Un prezzo più alto degli energetici impatterebbe in modo importante sull’inflazione di tutti i paesi del mondo. Non è qualcosa dal quale si può scappare ed è qualcosa da scongiurare a qualunque costo, date anche le condizioni in termini di inflazione di USA, UE e anche UK e Giappone – per rimanere sulle economie più sviluppate.
- Più inflazione, reazione necessaria delle banche centrali?
Il punto che interessa i mercati è in realtà un altro: se l’inflazione dovesse crescere in modo consistente, allora le banche centrali potrebbero sentirsi in dovere di intervenire.
Il primo mandato delle banche centrali è quello infatti di cercare di mantenere i prezzi stabili o comunque di farli convergere verso il 2% di inflazione.
Tutto questo mentre proprio il calo dei costi energetici aveva dato una forte mano alle inflazioni di USA, area euro e Giappone durante le letture più recenti.
| Area | Ultimo dato disponibile | Inflazione headline | Energia (a/a) | Peso specifico in paniere |
|---|---|---|---|---|
| USA | gen 2026 | +2,4% | -0,1% | 6,2% circa |
| UE (area euro) | feb 2026 (flash) | +1,9% | -3,2% | 9,0% circa |
| Giappone | gen 2026 | +1,5% | -5,2% | 7,12% circa |
Vale la pena di segnalare che la definizione dei panieri non è identica, ma i numeri sono comunque indicativi del peso specifico che questa componente ha.
La situazione dei tagli ai tassi – diversa per tutti e tre i blocchi (ma non troppo)
La più importante delle letture legate all’inflazione – e delle conseguenti decisioni delle banche centrali – è quella statunitense. L’ultima lettura del PPI lascerebbe anticipare un rialzo anche a energetici fermi, cosa che dovrebbe rinforzare i propositi dei falchi. Qui il grafico di come si sono evolute le previsioni sui tagli ai tassi nel corso del 2025.
In Europa inoltre la situazione è ancora più complicata, perché il gas pesa in modo considerevole e l’impatto sul prezzo dello stesso derivante dal conflitto in Iran è molto più importante.
In Giappone la situazione di inflazione al limite si scontra inoltre con un ampio piano di spesa pubblica della premier Takaichi Sanae, che è già in conflitto con Bank of Japan, che preferirebbe essere più proattiva sui tassi.
La chiave sarà la durata
La chiave sarà la durata del conflitto. Se dovesse estendersi a più mesi, gli effetti sull’inflazione sarebbero certamente sensibili e potrebbero compromettere il ciclo di tagli che negli USA non è ancora terminato. In Europa e in Giappone, nel caso peggiore, potrebbe sia comprimere una crescita economica già fiacca, sia costringere a una revisione dei tassi al rialzo.
Prima di fasciarsi la testa però, bisognerà ricordarsi che questo è il peggior scenario possibile.
Gli interventi ai microfoni dei membri votanti (o ex votanti) di Fed
Oggi c’è stato il solito giro di dichiarazioni pubbliche da parte di membri del FOMC (ed ex membri non più votanti):
- Kashkari: troppo presto per giudicare gli effetti della guerra in Iran su inflazione (vota per tutto il 2026, neutro-falco);
- Williams: ha affermato che i prezzi del greggio impattano su inflazione, e che l’impatto potrebbe cambiare outlook inflazione di breve periodo (vota per tutto il 2026, neutro-colomba);
Gli effetti per Bitcoin e crypto
Bitcoin e crypto, per carità lungi dall’essere dei safe haven (anche se il discorso è molto più complicato di così), si stanno comportando oggi meglio non solo dell’oro (che ha incassato perdite rilevanti), ma anche meglio del settore azionario USA e UE.
Non sembra per il momento che eventuali problemi come quelli descritti sopra siano di grande preoccupazione per i mercati oggi. Per il resto, non posso che rimandarvi all’analisi di Alex Lavarello qui!
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