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GUERRA BITCOIN ASSET

Bitcoin asset da guerra: il merito è di questi investitori. Wall Street ancora non è dentro

Bitcoin è tra gli asset che performano meglio durante la guerra in Iran. Ma non è merito dei grandi istituzionali.
GUERRA BITCOIN ASSET

La guerra in Iran ha premiato la quotazione di Bitcoin e delle criptovalute. In tanti tornano a parlare di Bitcoin come porto sicuro durante le crisi. Altri segnalano come il marketing di BlackRock – Bitcoin risposta alla crisi – stia iniziando a funzionare. I dati che arrivano dai mercati però ci dicono qualcosa di diverso. Li abbiamo analizzati, per capire chi ha spinto Bitcoin dai 65.000$ del 28 febbraio ai 71.000$ di oggi.

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La spinta sembrerebbe essere dei retail. O meglio, non essere passata da Wall Street e dai suoi ETF, che hanno modificato di poco il loro comportamento storico durante questa fase. Volumi in rialzo ma contenuti, maggiore attenzione per il petrolio e poca voglia di andare all-in su asset rischiosi.

10 giorni di guerra, +10% di Bitcoin

Bitcoin ha guadagnato circa il 10% dall’avvio delle operazioni di guerra statunitensi in Iran. È una mossa che ricalca quanto avvenuto già all’inizio dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia. Allora – era il 2022 – non avevamo i dati degli ETF. Anzi, il mercato ETF non esisteva affatto negli USA e dunque era più difficile misurare i canali dai quali arrivava tale spinta rialzista. Ora invece li abbiamo e possiamo avere un quadro più preciso di ciò che è successo.

Gli inflow sono in positivo da inizio guerra, ma non al punto tale da giustificare la corsa del prezzo di BTC

Primo grafico: gli ETF su Bitcoin sono in positivo, ma per quantità modeste. Rispetto ai fasti del passato siamo in una forbice di ampiezza ridotta. Inflow ce ne sono stati, ma non di proporzioni tali da giustificare questo rialzo di prezzo.

Volumi in rialzo, ma rispetto a un febbraio molto modesto per questa metrica

Secondo grafico: i volumi sono aumentati, ma sono comunque una frazione dei momenti più attivi di questi ETF. Wall Street è dominata dagli scambi su prodotti che replicano l’andamento del petrolio e di liquidità da impiegare in questo trade non ce n’è molta. Parlano, ancora una volta, i numeri.

TickerEmittenteDaily FlowVolume
IBITBlackRock$109,3M$2,87B
FBTCFidelity$60,1M$311,5M
GBTCGrayscale$0$188,1M
BTCGrayscale$0$130,4M
BITBBitwise-$4,5M$193,5M
ARKBArk & 21Shares-$2,7M$148,4M
HODLVanEck$4,9M$44,9M
BTCOInvesco$0$5,5M
BRRRValkyrie$0$6,3M
EZBCFranklin$0$6,6M
BTCWWisdomTree$0$4,3M
DEFIHashdex$0$20K
I dati del 9 marzo

Terza analisi numerica: in realtà a spingere di più durante l’ultima giornata – ma è un trend che dura da qualche giorno, sono stati gli ETF di BlackRock. Possono essere domanda di esposizione a Bitcoin, ma sono anche quelli più scelti per chi vuole posizioni complesse su questo mercato. E anche per chi deve aumentare l’inventario se il mercato nel suo complesso cresce di taglia.

Qualche risposta dalle borse

Le risposte che possiamo darci non sono definitive. Appare però chiaro come questo movimento sia più da giustificarsi con l’acquisto di Bitcoin da parte dei retail che da una spinta, da un riposizionamento di Wall Street su questa categoria di asset.

In aggiunta, è dal 5 febbraio – giorno di crollo ulteriore di Bitcoin e i minimi poco sopra i 60.000$ – che sono tornati modesti inflow positivi. La guerra ha cambiato poco di questo scenario.

La risposta più credibile che possiamo darci è che la tesi di Wintermute sia corretta. Dal 2025 gli inflow dei retail sul mercato azionario e sul mercato crypto sono in correlazione inversa. Quando si investe in azioni – da piccoli investitori – non si investe in crypto – e viceversa.

Rimangono tuttavia molte domande aperte, a partire dal quanto durerà questa decorrelazione. Potremmo essere davanti a una fase fortunata dove si stanno alternando due categorie di acquirenti:

  • Quando ci sono notizie meno buone, i retail preferiscono le crypto alle azioni;
  • Quando ci sono notizie buone, sono gli istituzionali a prendere posizione maggiormente risk-on.
Le performance – durante gli orari di apertura delle borse USA

È una tesi suggestiva, che ha il merito di spiegare le buone performance lungo tutto l’arco del conflitto da parte di Bitcoin e crypto, almeno durante la sessione americana. Qui trovi anche un grafico di come ha performato Bitcoin dall’inizio del conflitto, ovvero dal lunedì successivo all’attacco del 28 febbraio.

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