Qualcuno la definisce la grande minaccia per il futuro di Bitcoin. Altri la sminuiscono. A metà tra le due posizioni arriva un report firmato da Ark Invest e Unchained – che conferma la presenza della minaccia, pur però senza ingigantirla. Il 35% dell’intera supply di Bitcoin, afferma il report, potrebbe essere esposta ad attacchi quantum. Una cifra imponente, che però non deve essere fonte di panico.
I sistemi quantum attuali non hanno capacità ancora di ricavare chiavi private dalle chiavi pubbliche esposte. In futuro però la situazione potrebbe cambiare, anche se c’è tempo per intervenire.
Non ci sarà un Q-Day
Prima cosa interessante contenuta nel report, che puoi leggere integralmente qui – non ci sarà un Q day, ovvero un giorno arrivato il quale Bitcoin sarà perduto. Ark e Unchained indicano cinque fasi:
- Stage 0: I quantum computer esistono, ma non sono disponibili commercialmente e non hanno qubits logici sufficienti a essere una minaccia;
- Stage 1: I quantum computer diventano utili a livello commerciale – principalmente per chimica e simulazioni. Non sono ancora utili in questa fase per la crittografia;
- Stage 2: I quantum computer diventano potenti a sufficienza per rompere le chiavi più deboli, dei sistemi crittografici più antiquati;
- Stage 3: è questa la fase secondo Ark nella quale i quantum computer saranno in grado di rompere la curva ellittica, che è alla base delle chiavi di Bitcoin. In questa fase però siamo ancora in uno stage dove rompere le chiavi, ovvero risalire da quelle pubbliche a quelle private, impiega molto tempo. Le chiavi più invitanti, quelle che custodiscono più Bitcoin, diventano potenzialmente bersaglio;
- Stage 4: è l’ultima fase. Per rompere le chiavi bastano meno di 10 minuti. E qui si dovrà intervenire necessariamente con un aggiornamento del protocollo.
Il quadro è meno fosco di quanto potrebbe sembrare. Siamo ancora tecnicamente in fase zero – e per quanto potrebbero esserci evoluzioni rapide, c’è del tempo per intervenire.
Il 35% dei Bitcoin sono a rischio
È questa la parte che ha attirato maggiore attenzione e destato maggiori preoccupazioni. Va comunque spiegato che secondo le stime di Ark – non tutti i Bitcoin di quel 35% sono impossibili da difendere.
- 1%: vulnerabile a causa di tipologia di indirizzo che può essere comunque migrata;
- 25%: vulnerabile a causa di riutilizzo di indirizzi che si possono comunque migrare;
- 8,6%: Bitcoin stimati in indirizzi con chiavi P2PK perse, che non sono migrabili.
C’è comunque tempo per intervenire, e non sarà poco. Si dovrà prendere una decisione probabilmente dura su quell’8,6% (escluderli dalla circolazione, darli per persi, permettere ai primi arrivati di sottrarli?) ma da qui alla fine di cui parlano molti c’è una differenza enorme.

Continueremo a seguire una vicenda che però ad avviso di chi vi scrive ha avuto forse eccessiva eco sui giornali, soprattutto non specializzati.
C’è chi ha anche parlato di allontanamento degli investitori istituzionali a causa del problema quantum: cosa che per il momento non sembrerebbe essere confermata dai numeri. Uno spauracchio per spingere tutti a occuparsi del problema, o clickbait a buon mercato?
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