Le sorprese sono almeno due. La prima è che Bitcoin continua con ottime performance nonostante un conflitto dalla durata ancora incerta. La seconda è che Bitcoin è in rialzo nonostante un dollaro forte e che è tornato sopra i 100 sull’indice DXY. Due questioni che scrivono la parola fine su un vecchio rapporto inventato da tanti, ovvero quello della correlazione inversa tra prezzo del dollaro e prezzo di BTC. Una correlazione inversa valida quando non si tiene conto di altri fattori.
Delle due questioni una non lascia spazio a nessun dubbio: il dollaro USA rimane il safe haven per eccellenza. Quando l’incertezza è massima si scarica tutto quello che si ha in portafoglio e ci si rifugia nella valuta più forte. L’altra lascia aperti tanti interrogativi: da cosa deriva la grande forza di Bitcoin in un momento che dovrebbe essere di grande preoccupazione per gli asset più rischiosi?
Dollaro sopra i 100 nel DXY: capire il momento
Il dollaro USA torna sopra i 100 nel DXY, un indice che ne misura la forza in relazione alle altre principali valute.
Il paniere DXY è così composto:
- Euro al 57,6%
- Yen al 13,6%
- Sterlina britannica all’11,9%
- Dollaro canadese al 9,1%
- Corona svedese al 4,2%
- Franco svizzero al 3,6%
DXY tende a sovrareagire nei momenti di crisi anche per composizione del paniere stesso. La parte preponderante è infatti occupata dall’euro, che nella crisi iniziata il 28 febbraio è stata tra le peggiori valute su scala globale.
Nota bene: il paniere DXY cerca di rappresentare il peso specifico di ciascuna valuta contro il dollaro. Ne gestisce il paniere ICE, con un calcolo che non è sempre dinamico. Rimane il fatto che il dollaro ha mostrato forza relativa pressoché contro qualunque altra valuta.

Questo conferma ancora una volta il suo status particolare di valuta rifugio in particolare quando le crisi sono di carattere geopolitico e c’è uno scarico diffuso degli asset.
Il mistero di Bitcoin: la classe di asset alternativa che performa bene durante la guerra
Per molti sarà un mistero, non ricordando che ci fu un movimento simile durante i primi due mesi del conflitto tra Russia e Ucraina, partito con l’invasione del 2022. Quello spunto rialzista fu poi frustrato, anzi annientato dalla crisi di Terra Luna nel maggio dello stesso anno.

Il grafico che alleghiamo mostra chiaramente un movimento simile a quello che abbiamo oggi. C’è anche l’oro, che in questa circostanza, complice forse anche l’incredibile corsa degli ultimi mesi, sta soffrendo più del solito.
Fare i conti in euro
Va fatto, per gli investitori europei, un doppio conto quando ci si approccia alle criptovalute in questa fase. Non solo stanno crescendo rispetto all’euro, ma lo stanno facendo anche rispetto al dollaro.
I gain pertanto, con EUR/USD che ha perso da inizio del conflitto il 5%, sono per chi ragiona, guadagna e risparmia in euro ancora più elevati.
Bitcoin è infatti passato dai 56.300€ a inizio conflitto ai 63.100€ nel momento in cui scriviamo. Un gain pressoché doppio rispetto a quello che si è registrato su BTCUSD, con un +12% circa da inizio conflitto.
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