In una fase caratterizzata da tensioni geopolitiche e forte attenzione dei mercati sull’andamento del petrolio, vale la pena spostare l’analisi su un’altra dinamica che attira l’attenzione, la dicotomia tra Bitcoin e oro. Osservare il loro comportamento aiuta a delineare come si stanno muovendo i capitali in questa fase di incertezza.
Capitali nell’incertezza tra Bitcoin e oro
C’è un primo dato che non piacerà ai bitcoiner. L’oro registra una performance di circa +16,9% da inizio anno, mentre l’argento segue con un +13,7%. Nello stesso periodo i futures su Bitcoin segnano invece un calo di circa -20,9%.

Questo divario evidenzia una rotazione del capitale verso asset considerati più difensivi. Al contempo l’S&P 500 è in calo del 3,72%, il Nasdaq del 4,17% e il DAX di quasi il 5%. Non incluso nel grafico però rilevante: il future sul petrolio WTI da inizio anno segna un +72%.
Il comportamento di oro e argento
Il grafico dei futures sull’oro mostra un forte rally culminato con un ATH a 5.612 dollari per oncia, seguito da una correzione rapida e violenta. Dopo questo movimento il prezzo si è stabilizzato in una fase di consolidamento tra 5.000 e 5.300 dollari per oncia.
Una dinamica simile si osserva sull’argento, che ha registrato un’accelerazione molto intensa fino al suo massimo storico a 120 dollari per oncia, seguita da una brusca fase di liquidazione con un crollo di circa il 21% in due settimane. Successivamente il prezzo si è stabilizzato in un range compreso tra circa 75 e 90 dollari per oncia. Il tutto al netto del calo che stanno registrando a marzo sia oro che argento, rispettivamente del -3,55% e del -12,80%.
Bitcoin inverte la rotta e a marzo in positivo

A fronte di questo ribasso di marzo dei metalli preziosi si registra invece il rialzo di Bitcoin, dopo una fase di parecchi mesi di discesa. Bitcoin segna un +5,40% e attualmente quota 71.510 USDT.
Una parte importante di questa dinamica si legge dai flussi sugli ETF. In allegato riportiamo l’andamento degli ETF Spot BTC negli ultimi 90 giorni. Dopo una fase di forti deflussi tra fine 2025 e inizio 2026, i capitali stanno tornando gradualmente.

Il 13 marzo si registra un afflusso netto di circa 180 milioni di dollari, segnale di rinnovato interesse istituzionale.
Parallelamente sull’oro, il fondo GLD, il più grande al mondo gestito da State Street, ha visto deflussi per circa 3 miliardi di dollari, uno dei movimenti più elevati degli ultimi anni.
La fine di un paragone: Bitcoin non segue l’oro
Per anni in molti hanno cercato di spiegare Bitcoin chiamandolo “oro digitale”, valuta del futuro, riserva di valore per il ventunesimo secolo. Però i mercati raccontano una storia diversa. Il grafico monthly delle correlazioni dal 2020 a oggi, tra Bitcoin, oro e S&P 500 ci mostrano uno scenario in cui la narrativa si scontra con la realtà.

Nel 2024 e nel 2025, dopo l’approvazione degli ETF spot su Bitcoin negli Stati Uniti, le correlazioni tra Bitcoin, oro e S&P 500 si erano tutte compresse sopra 0,8. Era però un’anomalia: in quei mesi tutto era correlato con tutto, trascinato dalla stessa liquidità istituzionale. Nell’ultimo trimestre del 2025 questa liquidità ha iniziato a ridursi, e lo si è visto soprattutto osservando i futures.
La rottura di inizio 2026

Focalizzandosi sul 2026, la correlazione tra Bitcoin e oro è scesa verso -0,5 e continua a scendere. I due asset si muovono in direzione opposta. L’oro torna a fare il safe haven classico, rifugio nei momenti di stress geopolitico.
Bitcoin rimbalza però per ragioni diverse, dal recupero tecnico dopo la forte discesa all’utilizzo della liquidità delle stablecoin, dato che in questi mesi non si è registrato un cash out significativo fuori dal sistema crypto. Quest’ultimo è un dato molto importante che non viene ricordato spesso, infatti in questa fase molti acquisti sono spot.
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